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Ma vai a casa – stai zitta – paura

Ma vai a casa – stai zitta – paura

“Ma vai a casa” non è una bella frase. Per prima cosa iniziare la frase con un “ma” non ha senso, è scorretto. Sarebbe più giusto dire: “Sei antipatica, ma va’ a casa!”. Se mai.
La frase, ad ogni modo, non è bella da sentire. Come un’altra, “Stai zitta”, si sente sempre più spesso.

Io personalmente sono allergica al sentire un “ma” all’inizio di una frase, che ovviamente non promette niente di buono. Ancora di più mi fa arrabbiare quando chi la pronuncia nega di aver inteso qualcosa di negativo, afferma che “era solo una domanda”. Sul serio? Per esempio “Ma da dov’è che vieni?”. Per provare a dire: “Mi sbaglio o tu non sei di Torino?” a quanto pare bisogna sforzarsi troppo. Siamo tutti consapevoli che con il “ma” davanti alla domanda si esplica un dubbio. Legittimo, però gentilmente il “ma” utilizzatelo nella seconda frase, così da evitare di insinuare il discutibile.

Ma vai a casa!

Questa è decisamente la peggiore che abbia sentito; anche se il “vai a casa” non era inteso come il solito grido agli emigranti, è altrettanto fastidioso. Pensa tu a dove stai andando, prima di mandare un altro a casa sua!

Per esempio tu, al mercato centrale, che stavi pulendo la tua postazione di ortofrutta dopo quel giorno che ha anche piovuto. Probabilmente non era un solito mercato, eri maldisposto nelle tue faccende, nel mettere ordine, e hai piegato la tenda versando una cascata d’acqua addosso alle persone. Bastava piegarla poco distante ma tu eri sofferente, non avevi incassato abbastanza, eri stanco e ne avevi sicuramente le ‘cassette’ piene. Come il tuo torrente d’acqua, e quando te l’hanno fatto notare (Perché hai fatto questo, non potevi spostarlo un poco?) tu cos’hai risposto?

Sì, l’hai detto, anzi gridato: “Ma vai a casa!”, non come un uomo semplicemente stanco, ma in modo maledettamente maleducato, perché non ti è bastato uno sfogo solo, hai caricato ancora di più aggiungendo altre frasi cattive. Sì, eri cattivo, gridavi, ti sfogavi, gratuitamente e liberamente.
Ormai è tardi per poter dire qualcosa singolarmente, per troppo tempo la gente ha aspettato per farsi sentire. Ormai è tardi, sono arrivate le parole pronte a far male a chi apre la bocca, anche senza un “ma” davanti.

Stai zitta!

Cos’è successo poi? Niente, le persone sono comunque tornate a casa loro e ad altri a cui non è toccata l’acqua interessava ancora meno immischiarsi. “A che scopo? Magari rischio anche di più” avranno pensato. Le parole nello sfogo seguente non ammettevano dubbi, era meglio lasciar stare. Nessuno si faceva sentire, nessuno che si mettesse a fare fronte unito contro quel volgare commerciante.

Invece il peggio arriva sempre, come una sera pochi giorni fa a San Salvario. Ora neanche con il cane si può uscire in pace? Una giovane donna è stata sbattuta a terra con la bocca tappata e le è stato intimato di tacere. L’ennesima persona isolata, sola, che nonostante abbia preso coraggio e aperto la bocca per gridare aiuto è stata sopraffatta. L’aggressore l’ha riempita di botte e ha cercato di derubarla, nessun orecchio nelle vicinanze. In città, non in aperta campagna, o in un deserto. A quanto pare nessuno ha sentito le urla, davvero? La notizia l’ha riportata un quotidiano, anche questa volta nessuno a fare fronte unito, neanche a gridare più forte per la vicina caserma dei carabinieri.

Paura

Sono triste, delusa, incredula per come la cattiveria stia dilagando. Penso a quanto poco si usi la tecnologia in momenti come questi. Quel cellulare sempre nelle mani potrebbe essere utile per digitare un numero per chiamare aiuto, servire a riprendere le cattiverie, a registrare chi le cattiverie le urla. A fare fronte unito e aiutare gli indifesi perché sono anziani, perché sono donne, ragazze, bambini, o semplicemente non se la sentono, perché hanno PAURA.
Potrebbe essere utile, lo smartphone, ad essere solidari con chi è in difficoltà perché ormai, a quanto pare, neanche il Natale ci si riesce bene. Non si pensa nemmeno che dovrebbe essere un automatico comportamento civico. Ovviamente servirebbe anche una risposta decisa nei provvedimenti.

Un augurio?

Non servono auguri sterili per un anno nuovo, di un impegno per qualsiasi progetto personale, per una felicità personale o al massimo della famiglia. Più successo, più soddisfazioni, più per un qualsiasi futuro personale, isolato…
Trovo giusti i progetti per l’ambiente, tuttavia non riusciranno mai se non cambiamo atteggiamento tra di noi. Non sarà mai vivibile con persone incivili.
Un solo augurio per la comunità, a tutti noi, di svegliarsi, di vedere l’homo sapiens e comportarsi di conseguenza.

Buon 2020, perché oggi io e domani tu. La cattiveria dilaga, nella società bisogna fare fronte unito!

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Dammi tre cose, non le monetine

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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