Sono sempre i migliori ad andarsene

Sono sempre i migliori ad andarsene

“Ma dove vai a prendere tutta ‘sta bella robetta?” mi aveva chiesto lei, interessata al mio abbigliamento. “Da nessuna parte” avevo detto, specificando che sono prodotti miei, e lei era rimasta sorpresa, come qualche volta succede, quando avevo confessato di saper cucire. Anche lei mi aveva domandato perché non lo facessi di mestiere. Insomma, noi due eravamo in ufficio a lavorare con i telefoni. Io, perlomeno, ci provavo.  

“Ma dai, sei davvero bravissima” diceva lei e intanto tastava la stoffa sul lembo della mia gonna cercando di capire le cuciture. Le avevo raccontato che una volta, tempo fa, lo facevo, avevo un mio negozio. Lei seppur con semplicità aveva continuato la sua curiosa esplorazione. Era stata simpatica, come di solito. Credevo che non stesse più ascoltando la mia spiegazione sull’attività che avevo e sul perché non lo potessi fare più, invece lei aveva improvvisamente annuito: “E’ diventato un mondo strano, quando qualcuno sa fare qualcosa, non viene più apprezzato.”. Poi aveva fatto un sospiro e aggiunto una delle solite paroline sfacciate che facevano parte della sua simpatia. Non so se si riferisse alle alle mie difficoltà specifiche o alla crisi dell’artigianato in generale ma alla fine aveva ancora notato: “Che peccato… – e – Quanti fannulloni!”.

Come di solito la sua imprecazione era conclusiva, dopo era tornata al suo lavoro per riversare le sue proteste contro i potenziali clienti. Nonostante la sua età, lei era genuina, aveva vissuto “un bel mondo”, diceva, come chi ne ha viste ormai tante, eppure non se la prendeva oltre qualche improperio, sempre in generale. Forse per questo veniva presa in giro, era verace e modesta e si prestava facilmente al gioco degli altri che, però, se la facevano lunga, lei, sempre con amicizia, li mandava “in luoghi immaginabili”.  Lei era una mia ancora di salvezza, nel mio pensiero rappresentava una reale speranza. Alla sua età, 82 anni, lavorava ancora e questo in uno dei miei periodi difficili mi permetteva di andare avanti. Era bello trovarla a condividere un’impresa, per molti difficile da reggere, quella di provare un lavoro che non fa per te, in cui non riesci e che alla fine non farai. Perché da soli certi ostacoli non si riescono a sfondare.  

Lei era una dei migliori 

Era un giorno come tanti, lei era scesa per l’ultima volta dal suo pullman e non aveva potuto aprire la porta dell’ufficio. Mancavano pochi metri alla fermata ma purtroppo erano stati i suoi ultimi passi.
Noi siamo rimasti soli, abbandonati, senza la nostra conduttrice, la sua vivacità e una speranza magari bofonchiata ma allegramente portata in avanti. Era la nostra ragazza immagine: con qualche chilo in più, soprattutto di simpatia. Marisa si era fermata per tutti, nonostante tutto, e se n’era andata come gli altri, sempre i migliori… si dice.
Marisa io la ricorderò perché era una di quelle rare persone che per quanto poco ti sia consentito di conoscerla, quando la si incontra si sa subito che la propria giornata avrebbe saputo di buono…
Grazie Marisa !

Anche lui, uno dei migliori che se ne sono andati: leggi Jan Palach

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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