La mia scrittura, storia tra biro e PC

La mia scrittura, storia tra biro e PC

“Com’è la storia della sua scrittura?
Veronica scrive da sempre, ancora da prima di saper parlare, lei stessa non sapeva cosa stesse facendo” così esordiva Andrea Bisio, relatore alle mie presentazioni.

Simpatico, in verità è successo quasi così. Ognuno di noi ha dei primi ricordi, quando ci si rende conto di essere al mondo. Questi ricordi risalgono ad un’età piuttosto puerile. Ne ho sentiti raccontare perfino da chi se li ricorda dalla culla.

Primo flashback

risale a quando già stavo in piedi, con una matita in mano, e sentivo le urla di mia madre. Una volta cresciuta la sentivo ricordare da mio padre, perché lui amava raccontare/spifferare i fatti della mia esistenza per intrattenere amici e parenti. Quella della matita quindi riguardava il mio probabile primo approccio alla scrittura e l’urlo di mia madre era dovuto al fatto che questo avvenisse sul muro. Ci tengo a precisare che mio padre non era un imbianchino, per l’appunto, però è sempre stato, a modo suo, orgoglioso di me.

A ricordi fatti penso davvero che la mia attitudine si sia manifestata in quei primi ghirigori sul muro di casa nostra. Dopo quella reazione mia madre, reduce da un istituto artistico e per tutta la sua vita convinta che io sarei diventata una stilista (e perdio che le facessi pure questa!), si mise ad insegnarmi a disegnare. L’accontentavo, perché a tutti i bambini piace disegnare qualcosa (anche gli elefanti sotto un cappello).
Io però ci scrivevo sempre sotto una didascalia. Pensando oggi alle urla di mia madre e ai suoi continui “Perché scrivi dappertutto?” il manifestarsi della mia passione si era ritirato in luoghi nascosti, in attesa.

Scrittura, il mio piano

Più tardi solo qualche insegnante l’apprezzò e nei test d’ammissione all’università l’unico punteggio degno di nota era nello scritto libero. Allora collaborai alle stesure delle tesi sfruttando la mia capacità di battitura veloce e precisa. Sento il dovere di ricordare, a discolpa di mia madre, che nonostante io abbia seguito anche il suo sogno di fare la stilista, lei mi aveva iscritta ad un corso di stenografia e battuta su macchina da scrivere, per avere, nella vita, un piano B. Io utilizzavo il tempo ricavato per il mio piano, la scrittura.

Continuavo ad accumulare i miei pensieri e le fantasie. Ai diari di bambina, adolescente, semi-adulta si aggiungevano gli scritti da innamorata, viaggiatrice, immigrata, sposa, mamma. Tutti questi diari e fogli prolifici, e un numero esuberante di quaderni, mi seguivano nei miei spostamenti nel mondo fino a quando sono passata
dalla macchina da scrivere, regalatami da mio padre, al computer.

Paura e coraggio

I floppy disk, i CD, il mio essere affascinata dalla nuova tecnologia insieme a un’incertezza nel salvaguardare i dati. Un paio di volte il mio PC rimase senza vita e dovetti portarlo da un tecnico per risuscitarlo. Che tempi, questo con la macchina da scrivere non succedeva! Facevo backup continui e al posto dei fogli proliferavo CD. L’ultima versione sempre nella borsetta. Vai a capire il perché. Certe cose le fai e capisci solo dopo. Allora forse speravo di incontrare, così per caso, un editore. Coraggiosa nel pensare di essere pronta per quel treno, che forse passa una volta sola, e consapevole del terrore di salirci sopra. 

Ho la fortuna di avere una grande amica, Michela. Lei è anche una mia lettrice. “Scrivi per gli altri e non solo per te e me!” continuava a dirmi e io un giorno abbassai la guardia della paura per il futuro. Nella mia vita è passato una specie di uragano e ho perso quasi tutto, a parte il solito CD nella borsa. Banalmente detto, tutto serve nella vita, anche una lunga elaborazione di sentimenti difficili. Trasformavo il mio dolore nella bontà dei miei personaggi e creavo una sofferenza diversa. Ho cominciato ad elaborare la possibilità di pubblicare.

L’ultima versione salvata del romanzo “Hodobo, una volta cera la chat” continuava a crescere, cambiava, come la mia vita. “Coscienti, c’è una soluzione” dice sempre Dobias, il mio supereroe, protagonista del mio esordio.

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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