Sciocchezze di famiglia, 180 GIORNI – puntata 98

Sciocchezze di famiglia, 180 GIORNI – puntata 98

“Sì, avevo rinunciato a tanti aspetti della tua vita ma sapevo dal primo giorno che ho incontrato tua madre che lei era la donna della mia vita. Allora ti avrei risposto che contava solo stare con lei e al mettersi insieme ad una donna sposata, soprattutto pensando alla posizione che occupava suo marito, non ci volevo pensare. Sarebbe stato impossibile che potesse divorziare, aveva già Jana ma noi eravamo travolti dalla passione e ci consolavamo dicendoci che tanto dopo tutto quel tempo lui magari non sarebbe tornato, pensavamo si fosse ormai rifatto la sua vita altrove.”.

E dopo?

“Ma poi tutto è cambiato, come hai vissuto la notizia del suo ritorno, della mia esistenza?”.
“Ho dovuto fare la scelta migliore per la donna che amavo. Per lei, e per te, la figlia che non avrei potuto consolare quando nel giardino di casa si sarebbe sbucciata il ginocchio. Però dopo, grazie alla mia professione, ti vedevo ogni giorno e osservandoti ho condiviso la tua crescita. L’ambiente della scuola è una parte importantissima della vita, è là dove s’imparano le regole del mondo esterno, fuori dalla famiglia. In più avevo notizie su di te pure da tua madre. Non mi sono fatto mancare nulla, credimi.” .

Aveva scoperto che suo padre possiede un sorriso gentile, le piacciono anche i suoi capelli chiari con una chioma lunga. Lo stava osservando, riconosceva alcuni tratti comuni. Lui sentendo la sua nuova curiosità, aveva spostato le ciocche ribelli lontano dal suo viso e accarezzato la spalla di sua madre.  

“Purtroppo, proprio nel momento in cui io e te potevamo avvicinarci tu te ne sei andata. Secondo Jana è stata una sorta di giustizia. Anche da lei che non voleva accettarmi come compagno di sua mamma, per lei sono sempre stato un usurpatore del suo trono.”.

Sciocchezze di famiglia

Anna pensava alle abitudini di una famiglia italiana, alla quale aspirava fino a sei mesi prima. In confronto a quello che era venuta sapere si sentiva schiocca, come se avesse inseguito una fata Morgana. Anche in Italia esiste la famiglia allargata, eccome, e non essere accettati è una pratica largamente utilizzata. Succede perché vieni dopo di quello o quella, perché non sei nato in quella famiglia. Peggio ancora essere nati in un paese diverso, le abitudini differenti vengono considerate un ostacolo per essere riconosciuti. I diretti interessati negheranno tutto ma continueranno a essere visti come una sfida fattibile. Al confronto diventa un’impresa ridicola se c’è di mezzo un prelato.  

Invece suo padre avrebbe potuto essere accettato da sua sorella, se non altro all’Est, lo sanno tutti, si è di vedute più larghe. Però riconosce che Jana doveva sentirsi tradita, avrà trovato comprensibili pure i loro continui dissapori visto che, in fin dei conti, erano sorellastre.

Con i suoi genitori Anna aveva trascorso una giornata e anche una buona parte della notte. Come aveva deciso già da prima era tornata nel suo albergo per l’ultima notte. La sveglia era impostata per il mattino presto e aveva anche prenotato il trasporto per l’aeroporto. Suo padre la voleva accompagnare ma dopo tante emozioni e altrettanti bicchieri Anna preferì chiamare un taxi. Il giorno seguente era partita da un luogo. Seppure esistesse da sempre, per lei era diventato un posto perso, andato a male tanti anni prima, impossibile da collegare alla parola casa, un punto di riferimento, l’affetto per una famiglia.

Cambio di battute

Partita da Bratislava, ci aveva lasciato i suoi genitori con la piccola Aica, una femmina anche lei, non un semplice cane come l’aveva considerata alla prima occhiata.

Durante il volo non pensava che a loro, la sua città dove era nata e poi alle Canarie, dove l’aspettava Lorenzo. Quando si sono rivisti è rimasta, secondo il suo copione, sulle sue, però la reazione di lui era diversa da come se l’era immaginata. Il temporeggiare di lui non era cambiato, il suo aspetto poco ma più abbronzato. Stava ricordando anche Marta, le aveva detto che non è venuto di certo fin sull’isola per un semplice saluto.

Fuori dall’ordinario

Anna aveva raccontato alla madre la sua storia con Lorenzo e soprattutto la questione che fosse un prete. “Sarà per questo che ti avrò battezzata” aveva detto per prima cosa, guardando fuori dalla finestra. Il suo sguardo per il momento si era perso oltre gli ultimi piani della casa più lontana. La madre diceva che credeva, allora ingenuamente, di fare qualcosa di evidentemente fuori dall’ordinario, un gesto che avrebbe stonato con la divisa del militare. Nessuno l’aveva capito, quella era la parte migliore, stando i tempi, la peggiore era di essere passata per un’insensata, l’avevano attribuito al parto stesso o alla gioia della famiglia. Loro ci credevano e gliel’avevano concesso, poi tutti avevano dimenticato già durante i festeggiamenti annaffiati con la vodka.
“Io però lo sapevo, volevo darti qualcosa di più, volevo che se fosse possibile, avresti ricevuto qualche protezione in più da là sopra – aveva scherzosamente alzato le mani verso il soffitto pensando ovviamente ad una altezza ben superiore – e quando te ne sei andata ho sollecitato di prendersi cura di te.”.

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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