Un augurio di primavera

Un augurio di primavera

Con la primavera inoltrata è facile trovarsi in un partita dove in palio ci sono lo sballo o l’ubriachezza. Se in certe situazioni possono sembrare la stessa cosa, sono ben distinguibili. Di solito uno si trova all’inizio e l’altra alla fine di un rapporto.

In primavera potrebbe capitarvi di avvistare dei comportamenti fuori dall’ordinario. Quello in cui l’osservato non capisce più niente e rischia perfino la propria incolumità. Sono uomini con difficoltà a camminare giusti per la loro strada, continuano ad inciampare, perfino a sbattere la testa contro i lampioni. Il culmine dell’essere sballati è mancare di un pelo il farsi investire. Non ci sono dubbi, non si tratta dell’ebrezza da alcol, i mancati comportamenti consoni non sono dovuti ai drink. Sono modi di fare insensati con radice nel sentimentale. Agli uomini capita, l’ho visto. Credo succeda perché in realtà non vorrebbero manifestare nulla, sono confusi e il loro corpo comunica a ruota libera.

Le dolci follie che riempono l’esistenza
Anche le donne in questo caso perdono la bussola. Quando sono innamorate da sballo vanno per la strada e sorridono. Sono coscienti di quello che capita loro e vorrebbero che tutti lo sapessero. Probabilmente rischiano meno fisicamente ma certo cambia il loro modo d’essere. Sono così ubriache dei propri sentimenti da raccontarsela e spammare ovunque. Di colpo anche le amiche poco considerate riacquistano interesse per poter comunicare la novella. Le colleghe di lavoro che in un altro frangente, in un altro secolo, passavano fazzolettini sul finale di un amore sconsiderato e ormai dimenticato, sono le prime a saperlo. “Così possono gioirne” è convinta l’autrice della diffusione di felicità.

Il panettiere, o il parcheggiatore fino a ieri antipatico sono bersagli raccolti in giro dalla donna sballata. Loro però danno una soddisfazione immediata e tanto più marcata quanto più hanno il senso commerciale. Il manifestarlo in modo eccellente appartiene alla categoria dei parrucchieri. Chi ci è passato anche poche volte nella sua vita sa come siano abili a tenere in considerazione i bisogni altrui e a metterli al centro dell’attenzione. Non c’è dubbio che per la maggiore le clienti tornino anche solo per sentirsi apprezzate per i modi notevolmente ammorbiditi. Quell’ubriachezza priva di alcol!

Il bicchiere ballerino
Invece la sbronza in cui birra, vino e vodka scorrono a fiumi nelle abituali bevute con i compagni di pub, fino a notte tarda, accade quando nessuno reclama l’assenza maschile. Le donne invece si buttano in una disfatta solitaria bevendo a casa, al massimo dividendo il lacrimoso sconforto via smartphone. L’ubriachezza di un innamoramento andato a male è triste. Non se ne sparla allegramente. Si diventa dei noiosi ripetitori di frasi incompiute ai compagni di tavolo che per liberarsi del fardello continuano a ‘tracannare’ a loro volta. Quando si dice compagni di bevute. Le donne intasano il telefono alla malcapitata di turno rischiando un corto circuito col bicchiere ballerino.

In Repubblica Ceca queste persone si indicano come “esseri spalmati”. Il dizionario italiano questa parola la traduce così: “Stendere una sostanza sul proprio corpo o su parte di esso come una pomata sulla ferita.” Una coincidenza insolita tra le due lingue, tanto più nei modi di dire. Sarà perché le conseguenze dell’amore sono universali. Brindare sull’amore felice è facile. Per quello infelice, anche italico, si trova rimedio nello “spalmare” alcolico fino alla sbornia, con il mal di testa che a volte supera quello del cuore.

A tutta primavera

Non resta che questo augurio distinto. Alle donne, che trovino quello giusto e nell’avidità si spalmino di uno sballamento che possa durare. Perché si sa, noi donne siamo facili alle imprese eccessive. Agli uomini, che dove passano non lascino ferite e si trovino quell’unica, fantastica, che gli piaccia da morire o almeno si avvicini al punto da farlo rincasare presto.


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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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