Piastra che si fa luglio, pure agosto

Piastra che si fa luglio, pure agosto

La piastra, intesa sia nel senso di calore estivo ma soprattutto come l’arnese acquistato dopo aver disintegrato il classico tostapane.

Sarà stata la fretta, una nostalgica visione del pane tostato e ho fatto lo sbaglio di comprare, verso l’estate del 2018, un tostapane. Che ha potuto funzionare fino alla primavera del 2019. Fin quando il suo utilizzo era limitato a fette di pane e le briciole uscivano praticamente da sole, tutto andava bene. Solo che poi è arrivato Picard. Io adoro Picard. Ha cibo francese, vino francese, comodità per scoprire cibo giapponese, cinese e thai. Poi ci sono i macarons e la torta meringata in una giusta proporzione di misura e prezzo. Tutto comodamente surgelato e, direi “solo”, da scongelare, scaldare e consumare, perché da cucinare nel vero senso della parola rimane poco.

Tutto torna

Il motivo è semplice. C’era una volta che non sapevo cucinare affatto e seppure fossi ancora una ragazza, o donna giovanissima, come vi garba, in Italia era una cosa piuttosto strana. In quei tempi di scontro tra la cucina italiana e quella francese, le battaglie si svolgevano prevalentemente sul campo del formaggio con vittorie alternate tra i due paesi. Vivere in Italia e non saper cucinare poteva passare per gli italiani in generale, c’erano già trasmissioni popolari dove si cucinava passando per il bel paese, però le persone che vivevano accanto a te non si sognavano affatto di passarti qualche dritta, figuriamoci delle ricette. Gli amici, soprattutto quelli dall’estero, non concepivano la mia riluttanza di buttarsi sui fornelli, perché io stavo nel paese della miglior cucina al mondo e non ne approfittavo. Alla fine ho ceduto, più per amore che per amicizia e come autodidatta con le ricette nelle riviste.

Giusto per aprire una parentesi: le scuole o i corsi di cucina non avevano ancora preso piede e le uniche tecniche di cucina arrivavano da un vago ricordo di mia madre. Lei aveva quella propensione a farmi collaborare, seppe trasformare la sua attitudine per l’arte al punto di diventare cuoca su richiesta e come tutto quello che faceva, pensava che anche i fornelli potessero diventare il mio pane quotidiano sulla sua mia lista dei piani B della mia vita. Mi avrà condizionata, seppure ero allergica ai suoi insegnamenti? Probabilmente, come si dice, tutto torna. Ho cucinato per amore, per la dieta, per far crescere una splendida figlia, per una famiglia numerosa, persone strambe nei gusti e altre con la possibilità di non doverlo fare.

Il tostapane fiammante

Con pochi insuccessi ce l’ho fatta, perché alla fine mi piaceva, e perché i complimenti a chi non vanno? Fino a quando il troppo stroppia, quando si demolisce una buona parte dei sentimenti per gli altri non c’è cucina che tenga. Il sentimento si era trasformato nel suo opposto e cibarsi era diventata una necessità pura e semplice, giusta per acquistare un tostapane. Però oltre le fette di pizza era in arrivo quel richiamo francese. Oltre ad avere il mio amor proprio per “il francese” Picard ha la capacità di prenderti all’amo con sconti e promozioni per farti tornare con un acquisto gratis. Qualsiasi occasione anche impegnativa e con poco preavviso, la risolve Picard. Ma non il tostapane.

Finché erano solo briciole funzionava, ma a Picard hanno le mozzarelle in carrozza. Sono fatte a quadretti, della misura giusta per un tostapane, solo che la mozzarella si infila dappertutto e per pulire alla fine è successo quello che doveva verificarsi. Prima che il tostapane finisse il compito per il quale era costruito, aveva potuto provare esperienze inebrianti e inaspettate per qualsiasi tostapane comune. Sapeva di dover subire una pulizia profonda ma prima di prendere questa decisione scomoda gli era data la possibilità di riscaldare ben altro. Alla fine, l’operazione di restyling non ha avuto successo e il tostapane è deceduto tra le fiamme con un suo improbabile ritorno al funzionamento.

Un nuovo esperimento

Lo sapevo già da un po’ che il suo acquisto non era appropriato ma costava poco e in fin dei conti lo avevamo fatto rendere tanto. A questo punto, sempre più decisa a non utilizzare i fornelli, in estate ancora meno anche il forno, ho ponderato l’acquisto della piastra Imetec (che la chiama bistecchiera ma fa ben altro). Devo dirlo, sta rodando l’estate alla grande. In primo luogo ha il pulsante d’accensione, ce l’aveva pure il tostapane ma tante piastre, intendo quelle di piccole-medie dimensioni, ne sono sprovviste. Si apre, si carica del cibo da scaldare (cucinare, tostare, grigliare), anche congelato ovviamente (non accendo più neanche il programma di scongelamento del microonde), dopodiché si racchiude con la parte superiore e lei fa tutto il resto.

Non ho ancora bruciato nulla. Sui fornelli mi capita, non sono particolarmente presente sul cucinato, penso di aver superato la mia soglia di questa attitudine e infatti di solito faccio altro mentre il cibo si trasforma in consistenza commestibile. A questo scopo, la piastra è ideale. In questa estate torrida ancora di più. Il materiale è antiaderente e anche le mozzarelle in carrozza non rappresentano più un problema. Né il pesce, l’uovo, oppure un dolce al cuore gelato. Sono comunque aperta ad altri esperimenti intanto che  

la piastra si fa luglio ma le piacerà pure agosto.

Io produco tutt’altro che mi è più piacevole e in cucina mi limito al deposito degli alimenti e a mantenere l’ordine. Mi ricordo una delle frasi che mi vengono regalate gratuitamente e di solito al momento non servono, poi rispuntano, come questa: “È pressoché impossibile arrivare ad un risultato tangibile nella scrittura avendo una famiglia e figli.” Concordo, specialmente se chi lo afferma non collabora.

Tornando alla piastra, che nelle sue dimensioni più grandi si acquista soprattutto per fare delle grigliate, viene chiamata infatti griglia, anche se ha lo stesso risultato della piastra più modesta. Io la mia, in questo mese di luglio con la identica previsione per agosto, la sfrutto a ritmo quotidiano dalla colazione all’ultimo spuntino. Sì, perché c’è anche la questione delle diete. Sia obbligate per il caldo stesso sia quelle decise per scopi elevati e non.

Il fatto sta che prima, ancora nello strascico del cucinare, se non altro semplicemente perché mangiare è necessario, l’avevo praticato lo stretto indispensabile. Così finivo per fare quantitativi da scorta (da congelare e riscaldare) e altrettanto mangiando tanto in un pasto principale, per lo più serale, dovuto ai nostri impegni.
Così anche per questa storia che per stare bene, essere energici e arrivare alla sera senza sfinimento per la fame sia necessario mangiare spesso e poco, la piastra è un’ottima soluzione. Pochi minuti ed è pronto quello che ti va, non ci sono residui, facile e veloce la pulizia, si mangia facendo una piccola pausa e si può proseguire senza tante stoviglie rimaste da lavare.

Buona estate bollente, con la piastra, a chi come me continua come se non lo fosse.

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Video: È buono TOSTATO?

Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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