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PARLANDO DEL SESSO, 180 giorni – puntata 16 –

PARLANDO DEL SESSO, 180 giorni – puntata 16 –

“L’immobiliare non ti vuole?” sospira Marta e aggiunge: “Quando dormo faccio sesso con un uomo sconosciuto che desidero, entra nei miei sogni.”.

“Cosa intendi?”.

Pensavo che avremmo sviscerata la seccatura domani, dopo un bel sonno, non mi aspettavo di certo che il problema principale diventasse il sesso. Marta si accomoda meglio, appoggiando i cuscini sui gigli contro la testata del mio letto.

“Sai la storia delle gocce? Una delle tattiche che m’aiuta, oltre a diminuire la dose gradualmente, è continuare a pensare ad un desiderio prima di addormentarmi. Sto nel letto e invece di contare le pecore penso ad un uomo ideale che vorrei incontrare nella vita. So come dovrebbe essere fisicamente ma soprattutto come mi tratta quando sta con me. L’unica cosa che non conosco è la sua faccia. Probabilmente ha meno importanza o è solo perché me lo sto inventando.”.
“Non è una tua invenzione Marta, sogniamo solo chi conosciamo, quel tipo esiste.”.

“Ma no, non è vero, io prima di addormentarmi m’immagino tutto di lui. Riconosco i luoghi dove c’incontriamo ma non il suo viso. Parliamo e anche se io non so com’è sento che la sua bocca ha un buon sapore.”.
“Ti sei solo dimenticata di conoscerlo, è comunque un uomo che hai già incontrato o visto. Quello che pensi sono i fronzoli che gli dai tu.”.

“Eh, tante grazie, se mi vuoi demolire tutto.”.  Nonostante Marta non sembri avere intenzione di raggiungere sua figlia e andare a dormire cerco di tranquillizzarla.
“Ma no, che dici, se esiste vuol dire che lo puoi incontrare ancora. Comunque è un bene se ti aiuta. Volevo solo dire che tutto quello che noi sogniamo è un confronto tra il vissuto e quello che si vorrebbe, si desidera.”.

“Sarà, come fai a sapere queste cose?”.
“Lorenzo” dico solo. Non voglio infierire con le spiegazioni sul cervello che produce le immagini depositate nella memoria con un significato fortuito. Neanche il professare altrui come un invito ad agire e prendere l’iniziativa. Marta è giù per conto suo per dirle che deve essere più attiva, decisa e intraprendente. Poi ovviamente ci sono tutti gli altri bla bla bla dell’aver bisogno degli altri, di un punto fermo, di farsi aggregare tramite un “influencer” eccetera.
“Boh, sì certo” sospira ancora Marta. “Lorenzo, il sesso favoloso! Sai quante volte te l’ho sentito dire, mentre io ero all’asciutto e da un bel po’ anche?”.

“Il sesso manca anche a me”

aggiungo una magra consolazione. Oltre alle due settimane prima del trasloco è passato  un mese che sto qui da sola …
“Mentre io ti parlavo di un sesso noioso da matrimonio, la verità era che da un po’ non ce n’era affatto. Avevo qualche sospetto, sì, ma sai una cosa Anna?”.
Non le rispondo, giro solo la testa.
“Ero contenta di non sentirmelo chiedere, di non essere più svegliata nel mezzo della notte, quando tornava dalle sue tournée e io me ne accorgevo ad opera praticamente fatta. Niente preliminari, niente fantasia, una noia mortale. Sai, era uno di quei segnali che avrei dovuto capire. Ad un certo punto sono diventati appuntamenti sempre più corti e sempre più radi per finire in nulla. Chissà cos’altro non avevo capito.”.
“Boh, anche lui non stava a casa molto e poi lo sapevi che l’infedeltà è una componente prevista nel suo mestiere.”.

“Sì, lo so, quanti me lo dicevano. Il fatto è che io non sono gelosa, neanche m’importa che abbia un’altra. Mi manca il sesso. Quello giusto intendo, non meccanico, fatto dopo anni di matrimonio avariato. Ho bisogno di fare sesso come si deve, con uno che lo sappia fare, accidenti Anna, tutto questo mi porterà fuori di testa!”.
“No Marta, fermati qua! Con tutti i problemi che abbiamo, penso che quello del sesso sia il più facile da risolvere. Intanto stai con il tuo amato immaginario e riposa.”.

Marta si alza dal mio letto per andare a controllare Soleia nella stanza accanto. Non pensavo di mandarla via così immediatamente. Le sue problematiche sessuali non sono solo sue. “Poi senti questa” riprende Marta al suo ritorno: “È un’ironia della sorte, gli ultimi consigli dalla terapia: nel letto non si guarda la TV, né lo smartphone, né si discute. Nel letto si va solo per dormire o per fare sesso, capisci?”.
“Io te l’ho detto sempre che le gocce non servivano e la penso uguale per il tutto resto.”.

“Ormai lo faccio per il buon esito della separazione” spiega Marta.
“Dovevi farti un amante vero invece del sesso onirico” esco con la frase infelice ma la verità è che io tutti quelli che ti vogliono guardare nella testa non li sopporto proprio.

“So di avere le mie colpe, non importa ormai, mi cruccia il mio tempo perso con lui. Ora devo pensare ai ripari e ho paura di come gestire la cosa con la Soleia, non devo fare niente per nuocere alla situazione. Per adesso mi sono rifugiata nelle bugie dicendole che papà è via per lavoro. Per questo è abituata, però l’assenza totale è un’altra cosa.”. Marta sospira, “la scuola complica ancora di più le cose, con la materna andavo bene con il lavoro ma gli orari della scuola, la mensa, tante problematiche da risolvere. Anna sono giù, non so se ce la faccio.”.
“Hai fatto bene a venire qui, resta quanto vuoi.”. Credo si sia esaurito l’argomento del sesso. “Si risolverà tutto, vedrai.”.

“Anche la tua situazione è precaria.”. Marta improvvisamente torna ai miei problemi. Ormai mi sono abituata che la situazione si sia ribaltata. “Mi hai detto che all’immobiliare t’hanno sbattuto in faccia, che non hai le competenze. Come fai a dirlo? Tu, che sono anni, che non fai altro che occuparti di case e traslochi!”.
“Vero, me l’hanno detto. Pazienza, il primo rifiuto non è l’ultimo” cerco di essere propositiva come se fossi nella posizione di vantaggio.

“Sì, come gli ultimi, che arriveranno primi” non mi curo del sarcasmo di Marta.
“No, non siamo ultime Marta, siamo unite e farà la differenza.”.
Marta mi fa ricordare che prima era lei di quest’idea, di stare insieme, e che io l’avevo rifiutata. Non solo ho sonno ma voglio davvero essere costruttiva e insisto.

“Sì, ma tu lo sai bene, si cambia idea.”.

 

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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