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PANCHE IN PIAZZA VITTORIO

PANCHE IN PIAZZA VITTORIO

Capita di sedersi su una di quelle panche di pietra in piazza Vittorio. Quando si esce a fare due passi, di sera, e solo poi ci si accorge di essersi vestiti poco.

Dopo poco senti il fresco trasformarsi in freddo. La pietra, anche se tende a raffreddarsi lentamente, grazie al refrigerio del Po nelle ore serali diventa meno gradevole. Il fiume che di sera allontana anche il centro dalla collina, quella parte dove le case abitate dai loro proprietari guardano la città dall’alto.

Il fiume di sera è nero, ovviamente, ma ci si specchiano le luci e tutto può sembrare romantico. In piazza Vittorio invece c’è una grande luce anche di notte. Le lanterne, i tram e i bus che passano e la gente che cammina ravvivano la grande piazza. I locali sono ancora aperti e i ragazzi in gruppo girano per fare serata.

Piazza Vittorio in azione 

Sulle panche di pietra guardare questo movimento serale ha una sua poesia, ha qualcosa che rasserena scacciando via la solitudine. Solo che su quella panchina, a sera inoltrata, viene freddo. Però resisti, per osservare ancora per poco ti dici, pensando al freddo peggiore che si sente stando fuori tutta la notte. E non è ancora inverno come si deve. Di sera però viene già freddo e qualcuno non va a sedersi a guardare il movimento ma cerca di ripararsi il più possibile per passare la notte.

Là, oltre, magari vicino al Po nero, dove anche se le lucine brillano fa il freddo che trasmette solitudine. Di sasso, dura, pesante. Quando arriva non vuole andarsene. Ha la sua propagazione lenta, come la temperatura della pietra. Invece tu che puoi, decidi di muoverti e allontanarti.

Le panche sono come la graduale trasformazione dal giorno alla notte nella vita della stessa piazza Vittorio. Da quando sembra abbandonata nel suo breve sonno al suo trasformarsi pian piano in un chiasso di voci e suoni della cartolina piena di respiro cittadino.

E lì con un occhio attento si può intravedere anche uno scampato dal freddo notturno, tornato a far parte del giorno torinese, riuscito pure a rimediare qualcosa da mangiare. Dopo si è seduto su una di quelle panche di pietra, lentamente riscaldate, a osservare un movimento, forse…

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By Lida Video


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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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