MURO da uniformare, muri invisibili

MURO da uniformare, muri invisibili

Sono passati trent’anni da quando hanno buttato giù quello stupido muro di Berlino. Le due fazioni, l’Est e l’Ovest, si controllavano da una distanza ravvicinata, separati da un muro di cemento, un rafforzamento della già esistente cortina di ferro. Alle esagerazioni umane non c’è limite.

Il muro è un controllo

Dietro ogni muro costruito con la scusa di dover proteggere da un qualsiasi male esterno, all’interno si resta bloccati, in uno spazio limitato. Non solo gli umani ma anche il loro futuro nel tempo passato, la loro libera scelta. In un territorio ristretto è facile che il controllo diventi totale, impedisca la condivisione con il mondo “al di fuori”. Le notizie passano limitate, la vita esterna è additata come confusa in un territorio pericoloso, incontrollabile dai rischi delle molteplici azioni di umani senza regole.

All’interno di un muro non si sa nulla o arriva molto poco dal mondo esterno. Il tempo viene bloccato nella data della chiusura e si vive nella beata ignoranza di come proceda tutto il resto. Come dei bambini sotto una cupola di vetro, difesi dai germogli del male celermente estirpato. La condanna è severa e pubblica, rappresenta il terrore arrivato da uno spiraglio tra due mattoni sgretolati.
Una volta riparata la falla, prontamente e palesemente, il prossimo trasgressore ci penserà due volte. Anche perché gli abitanti della zona confinata hanno la loro vita semplificata dai doveri e diritti dichiarati come protezione suprema per l’incolumità. Le regole definite per il giorno e per la notte servono a uccidere anche la fantasia.

I fautori dello spettacolo

Intanto i potenti, i leader, i trascinatori che influenzano il popolo imprigionato se la ridono su come siano riusciti a segnare un bel grande punto contro la parte avversaria. Questi giochetti, idee complesse, sono l’esclusiva dei grandi e potenti burattinai. È un’opera teatrale nella quale pure i costumi sono delle uniformi fornite al popolo. Dalla massa uniformata le autorità si distinguono solo con minuscole placchette sulle spalle, ornate d’oro, visibili solo da vicino.

Al di fuori del muro, vicino o lontano dal suo ordine racchiuso, scorre la vita degli “altri”. Loro, che ad un eventuale fisico smantellamento di questa visuale obbrobriosa hanno una soluzione apparentemente facile. Dovrebbe provvedere il popolo oppresso con le sue stesse mani, lo stesso il quale dovrebbe essere disturbato per primo, capire che così non è vivere. Dovrebbero andarsene, riunirsi in una forza sola e rompere il sistema, il loro sistema.
I muri di cemento, di mattoni, di bambù, di cactus, di alta tensione o filo spinato possono essere smantellati e ogni tanto accade. Viene concesso, si lascia perdere come un contentino, anche se sembra un’azione grossa, come l’idea di aver lasciato cadere un apparato così saldo come il comunismo. Lasciar segnare il punto alla parte opposta, intanto che con un nuovo algoritmo si prepara una nuova presentazione, rapportata stavolta alla scena globale. Alle esagerazioni umane non c’è limite.

Muri invisibili

I muri fisici hanno falle insignificanti, se rapportate alla manciata di trent’anni nella storia, di cinquant’anni del comunismo in Europa e quasi trent’anni per la caduta del muro di Berlino. Sono stati dolorosi e nonostante questi muri costruiti dalla stupidità umana cadano, restano diramati per il mondo saldi nei loro basamenti i muri invisibili, che continuano a crescere ogni giorno.

Muro dell’ignoranza
Muro dell’intolleranza
Muro della vigliaccheria sorda e cieca
Muro dei benpensanti
Muro del denaro
Muro della droga
Muro della forza e delle armi
Muro di internet
Muro della fede
Muro della scienza

Per riuscire a vedere un risultato le battaglie si sono concentrate sulla fattibilità delle vittorie individuali, la massa del popolo è rimasta chiusa dietro il muro dell’ “ormai, che ci vuoi fare?”.

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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