fbpx
Dammi tre cose, non le monetine

Dammi tre cose, non le monetine

Ogni giorno ormai, chi più chi meno affronta delle richieste. Quelle al mattino, che sia davvero un “buon giornissimo”, che il caffè sia forte o la merenda quella preferita.

Proseguono le richieste per una promozione, un favore, un rendiconto, un pane, un piacere, un’altra dose, la ricetta, un intervento immediato, presentare un progetto, un lavoro, salvare una vita, partire insieme, prendere il posto di un altro, avere un’idea, trovare la soluzione, superare un record, fare più veloce, almeno un giorno libero…
Ogni giorno un desiderio di riposarsi da tutte queste capacità e formazioni continue.

E in più, prima di rientrare a casa o anche appena usciti, poco distante si presentano un cappello, una scritta, una voce che chiede una monetina. Un aiuto, dice di aver fame.

In qualsiasi posto, ormai, di giorno e di notte, agli angoli della strada, in piedi o seduti per terra, dormendo sotto i portici oppure in una casa fatiscente, ammassati sopra materassi dentro una stanza piccola in dieci che si scaldano respirando.

NON LE MONETINE

Sono persone, e non è vero che ti devi vergognare, sentirti esausto o a disagio nel passare oltre ma neanche quando per una volta metti la mano in tasca.

Sono loro che non hanno quella manciata di diritti. Qualche nome scritto da qualche parte, non di certo su un contratto qualsiasi. Forse è su una carta d’identità, tutta sgualcita o perfino persa, rubata, ma tanto tra poco perderà anche lei la sua validità.
È un esercito senza forza forte ma è un gran brutto numero. Chissà se un giorno si unirà per una causa comune, anche se si pensa che accada solo nelle stories. Intanto sopravvivono, da un posto all’altro.

Poco distante un’invasione di altre mani tese, per iscritto. Di chi ha mantenuto la seppur poca umanità ma sta scivolando sempre di più e si aggrappa ad una speranza di un freno promesso. Un’invasione burocratica per un’erogazione di ‘monetine’ mensili. Non basteranno, si sapeva, la speranza dispera ma non se ne va. Una fornitura di monetine grazie all’evasione di qualche richiesta. Una distribuzione a chi le monetine non le sa gestire.

PER FARMI SENTIRE

Perché? Perché tutta questa fatica e burocrazia inutile? Perché almeno stavolta non si poteva andare alla radice di un dannato problema? Perché non si può scegliere una dignità civile? Perché dilaga la paura di finire sotto i ponti? Perché si rimane ancorati dove la prima marea più grande porta via il resto?

Perché quando un uomo sulla strada mi chiede di dargli qualcosa da mangiare io sono arrabbiata?
Perché quando gli porto un panino e lui si piega per ringraziarmi e mentre lo divora io sto male?
Perché la donna che grida di aver fame mi riempie del diniego della posizione femminile?

I grandi soldi da impegnare per dieci anni di ricostruzione di Notre Dame ci sono, e si sapeva che sarebbero saltati fuori. Per i cittadini qualche spicciolo in cambio di un mare di carte.
Scusatemi, non che mi lamenti e faccia i conti in tasca altrui, va certamente bene che ogni tanto, per una dannata volta, vengano concesse almeno le monetine. Ma così sembrano più buttate, come nella fontana dei desideri nel giorno di Pasqua o Natale.

DI NUOVO UMANO

Fate pure i vostri annunci mirati, di un marketing migliore, ma impegnatevi per la dignità! Basterebbero solo tre cose. I diritti umani di base. Un uomo deve avere un tetto sopra la testa, anche in condivisione, anche modesto ma non fatiscente e in condizioni igieniche precarie. Un’occupazione, un qualcosa da fare in qualsiasi età. E ovviamente qualcosa da mangiare, senza doverlo chiedere per strada.

Se le case vuote non sono sufficienti c’è chi trova il modo di impiegare tutta questa plastica. Se non si riesce a fare qualcosa, si può dare uno scopo a qualcuno che qualcosa avrà pur fatto nella sua vita. Se il cibo avanza si può dare da mangiare a chi non ne ha invece di sprecarlo.

E se magari, qualche volta, arriva uno meno povero e mangia lo stesso, almeno potrà capire, aggregarsi da vicino, imparare a condividere fuori da Facebook.
Nessuno vorrebbe finire sotto i ponti, è anche per questo che si cerca un’immagine migliore distogliendo lo sguardo, solo che…

In qualsiasi posto, ormai, di giorno e di notte, agli angoli della strada, in piedi o seduti per terra, dormendo sotto i portici oppure in una casa fatiscente, ammassati sopra materassi dentro una stanza piccola in dieci che si scaldano respirando.

Leggi anche: Rumore indefinito
Oppure video: Un senzatetto cerca riparo a bordo del bus

Lascia un commento

Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
Chiudi il menu