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MasterChef 2020 – talent show TV

MasterChef 2020 – talent show TV

MasterChef, il talent show, è ormai alla decima stagione. Per chi non lo conosce, è un programma televisivo dove, dopo l’iniziale selezione, gli aspiranti chef entrano a gareggiare a suon di padelle.

I requisiti per entrare a MasterChef

Innanzitutto, i concorrenti devono possedere un grande desiderio di non fare altro nella vita che cucinare e avere un’aspirazione degna di uno chef dai fornelli olimpici. Voler diventare, per esempio, come Gordon Ramsey, anche per poter urlare in un programma televisivo come “Hell’s Kitchen”, dove Gordon (con i ristoranti che possiede per tutto il mondo) può benissimo permettersi di strillare mentre altri non cucinano come vuole lui.

Anche una forte volontà non basta, perché per entrare a MasterChef bisogna essere in possesso di capacità e conoscenze di un livello culinario piuttosto alto e avere talento – idee da mettere nel piatto. Questo riguarda chi arriva in semifinale. Però la strada è lunga e per dare allo show quello che è dello show, il programma è condito anche con piatti finiti male, per non dire buttati in aria come immangiabili. Alla faccia del conoscere le tecniche. Quella che però viene additata più spesso è la mancanza di sale.

L’obbiettivo

Quando rimangono i concorrenti che hanno deciso di mettere dentro le ricette anche loro stessi, comincia la vera gara. Circa verso la metà del programma, i concorrenti finalmente realizzano perché siano venuti proprio a MasterChef. Oltre a dimostrare le loro capacità e la passione, tale da voler solo e soltanto cucinare per sempre (ormai ce l’hanno detto in tutte le salse), vogliono anche vincere. Purtroppo, alla fine ne arriverà solo uno che si porterà a casa un bigliettone di sola andata per una delle prestigiose cucine degli chef stellati italiani.

I giudici di MasterChef

A tal scopo, finiscono tutte le amicizie instaurate durante il programma e ognuno fa per sé. Cominciano i duelli spietati, le strategie e le capacità tenute come assi nelle maniche a colpire gli avversari, quando il gioco si fa duro. E soprattutto, si continua a passare davanti ai giudici con il sorriso. Gli aspiranti chef cucinano, sono concentrati, hanno pure un tempo limitato e poi arriva l’ansia. Avranno fatto bene? Con le mani tremolanti posano il piatto davanti al giudice e quello gli chiede “Ma tu non sorridi mai?”.

Ci provano a dirlo, com’è stato divertente, però quando salutano e devono “abbandonare la cucina di MasterChef” per tornare a cucinare a casa loro e darsi ad un digestivo. Lasciando dietro di sé la scoperta che i gusti sono discutibili. Perché saranno anche laici, come si dice, ma vengono sempre indirizzati dalle catene dei food, programmi TV, chef stellati più trendy. Magari ne sapete qualcosa del famoso uovo reinventato dello chef Carlo Cracco, tanto per citarne uno di casa, anche lui ex giudice di MasterChef.

La tendenza

Anche MasterChef ha le sue tendenze. Nella pasticceria il dolce non deve essere esageratamente dolce, anzi, una “puntina” di salato è apprezzabile. Proprio il dolce salato è l’ultimo trend. L’impiattamento, con l’estetica e uno stile a firma dell’esecuzione di un professionista. Nella composizione degli ingredienti si devono riconoscere contrasti piacevoli e riservare una sorpresa per il palato perché la degustazione diventi un’esperienza.

Per ultimo un breve accenno al giudice presente dalla prima puntata di MasterChef, Bruno Barbieri. Urla pure lui, non toccategli neanche una parte dell’Emilia Romagna, altrimenti altro che a mandare il concorrente in sfida con il grembiule nero, lo butta fuori immediatamente! Quando si dice arrivare ad avere tanta voce in capitolo… l’unico chef italiano premiato con le sette stelle Michelin!

Il famoso mappazone di Bruno Barbieri:

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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