La vacanza porta il pensiero alle libertà infinite, mancanti per il resto dell’anno. In realtà senza scendere nella problematica del potersi permettere la località dei sogni, per tutti c’è un tempo di “essere vacanti”. La libertà di un progetto personale e il tipo di applicazione.

Perché il tempo di vacanza è “un periodo di libertà dal lavoro o dagli obblighi scolastici in coincidenza con festività, turni di riposo o altre circostanze”. dizionari.corriere.it
Perché percepiamo lo stato di accumulo di tempo per godersi le ferie come un “periodo festivo, di riposo per lo più estivo”. Accademia della Crusca

È come prendere l’aria fresca concessa e comunque limitata. Un permesso dai doveri, da portare a termine degli impegni. Nella lingua ceca, per esempio, le vacanze si chiamano “dovolena” e il significato è quello di un permesso dal lavoro indicato dal verbo “consentire”, insomma una concessione a tempo determinato, limitata.

Spesso le vacanze o le ferie partono per conto loro

La licenza del tempo libero però è a disposizione anche tutti i giorni. Sono tempi brevi dedicati ai nostri piaceri da sfruttare più o meno. Capitano anche senza che ce ne accorgiamo e confondiamo il tempo a disposizione come una seccatura. Prendiamo per esempio i tempi d’attesa. Andare ad aspettare, qualsiasi cosa sia, ci disturba. Stare in una fila o essere seduti in una sala d’attesa lo consideriamo tempo perso. Ovviamente nella maggioranza lo riempiamo con lo smartphone. Pensiamo di aver ottimizzato il tempo ma forse per abitudine abbiamo buttato via la libertà di reagire diversamente.

Valorizzare il tempo

Fosse possibile mettere un po’ di tempo da parte per quando non si sa cosa fare, ci si annoia, e poi al momento della disponibilità fisica e mentale si potesse usufruirne! Questo sarebbe valorizzare il tempo a disposizione. Però almeno ogni tanto possiamo mettere lo smartphone in tasca e pensare che un giorno o l’altro il momento che abbiamo a disposizione lo vorremo tanto ma non potremo averlo. Osservare un posto per il semplice piacere di poterlo vedere e provare a sentirlo. Far parte, anche per un attimo solo, del mondo vicino. Sentirsi contenti di non poter e non dovere correre da un’altra parte. Non forzare il multitasking ad ogni attività potrebbe essere un allenamento per godere della libertà vagheggiata.

Vacanza è recupero della qualità della vita

Scambiare due parole apparentemente stupide e inutili con degli sconosciuti. Così un giorno o l’altro potremo cogliere punti di vista interessanti. A dispetto di chi sostiene che abbiamo perso l’abitudine di socializzare. Un piccolo allenamento privo di faccine in attesa dell’estate con dei rapporti che sanno di buono. Tutti abbiamo subito delle ferite e spesso non riusciamo a goderci la libertà, che è una vacanza. Seppur facciamo parte di una fila, intanto possiamo meditare sul recupero della qualità della vita personalizzata.

Sogniamo, programmiamo di fare quando avremo il tempo. E appare un tempo enorme a disposizione. Fare quello che ci pare, non avere certi obblighi o non combinare nulla dalla mattina alla sera. Dedicarsi a tutti gli hobby, le persone care, solo a se stessi e finalmente visitare e vedere un luogo. Un progetto e la libertà di non realizzarlo. Perché disabituati alle piccole dosi di vacanza da tutto, alla fine fermarsi non è per tutti. Infine, piuttosto di vagare nel deserto privo di servizi e istituzioni, si torna volentieri nella gabbia che esiste, o si spera di trovare, con il rimando “dopo la vacanza”.

Comunque decidiate per la vostra, io rimango nella mia isola felice di “Parole di legami”. Sappiate che desidero far parte della vostra libertà estiva, sia un’indigestione smartphoniana oppure sporadica di mantenimento. Spero di scoprire un punto di vista differente, golosa dei vostri commenti. Anche su pagina Facebook PAROLE DI LEGAMI. Per il resto: godetevi a pieno la vostra vacanza libera!

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by Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.

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