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ITALIA, terra di VINO, la vecchia signora perduta

ITALIA, terra di VINO, la vecchia signora perduta

Italia, la vecchia signora ricercata. Aveva tanto da offrire. Una volta anch’io, forse raggiungendola via mare, avrei potuto esclamare: “Terra!”. Forse è stato meno prosaico ma altrettanto straordinario passare per le Alpi, che danno uno spettacolo da sé. Sono arrivata alla frontiera italiana con un cielo meravigliosamente azzurro e il sole che splendeva. La stella importantissima per la riuscita del vino. Il giusto momento per gridare: vino!

A proposito, cosa c’entra il vino? Direte: “Perché attraversare le Alpi come Annibale per bere del vino?”.

Io non ho il pollice verde, anzi, non riesco a far crescere una piccola e semplice piantina nel vaso dentro casa, eppure quando ho oltrepassato le Alpi per la prima volta ho sentito la terra profumare di uva. Era una bella giornata calda di fine estate, vicina al periodo delle vendemmie e della massa di turisti in partenza. Era un buon periodo per conoscere questa terra.

Un motivo per consumare il vino

Non è semplice quando si nasce in un paese dove bere è come una droga. In Repubblica Ceca si beveva tanto. Così, solo per bere, dappertutto, per tutte le occasioni. Bevevano tutti e tracannavano di tutto. Agli inizi la bevanda doveva produrre ben altro che la voglia di non pensare. 

Dei documenti storici attestano che l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo (l’undicesimo Re di Boemia, Re dei Romani e Imperatore del Sacro Romano Impero), portò in Boemia delle viti di Pinot noir dalla Francia, le regalò al popolo perché coltivasse il vino in tutta la terra libera e così contribuì ad un notevole abbassamento della povertà. Un motivo di tutto rispetto per consumare del vino. È singolare il tentativo di un imperatore medioevale di risolvere la povertà del suo popolo tramite la coltivazione dei vigneti. Lo stesso popolo che secoli dopo si sarebbe ubriacato allo sfinimento dimenticando la sua povertà. Tracannare e non avere lo stimolo e la forza di uscire.

Il vino invece è una bevanda divina

che parla della terra nella quale è cresciuto. Il vino racconta la sua vita attraverso i profumi che sprigiona dopo che si lascia decantare. Ammalia, per i suoi colori, attraverso il bicchiere da cui viene sorseggiato. Conferma o stupisce con il suo sapore. Lascia in bocca una sensazione soave. Si percepisce la gradevolezza del gusto e lo si mette in memoria per una futura degustazione. 

Forse la neve sopra le Alpi manda la sua freschezza giù nei vigneti. Gli sbalzi di temperatura dal giorno alla notte creano il sapore rilasciando il brivido, il quale poi si ritira con i primi raggi di calore posati sulla terra. Forse la luce solare attraverso il cielo colora le foglie dei vigneti. Forse il venticello in diverse ore della giornata, come il fotografo più attento, cattura quei raggi di sole per imprimere il colore maturo dell’uva.

Ti ci trovi dentro

Certo una cosa è bere da soli, anche un bicchiere di Brunello di Montalcino o un Barolo, e l’altra è bere un vino qualsiasi comprato al supermercato in riva al Po. Per esempio al tramonto, con un bel ragazzo che percepisce l’atmosfera. Oppure delle bottiglie legate ad uno spago e tenute al fresco nell’acqua salata, stappate poi per brindare al Capodanno, dormendo sulla spiaggia con degli amici spassosi. Comunque vada, bisogna saper bere, invece di buttare giù e basta.

Ci fu un discorso di re Carlo IV a un nobile a lui fedele, che diceva più o meno così: “Quel vino ha un taglio particolare, inizialmente sembra brusco ma nello stesso momento dolce; più lo assaggi più ci trovi gusto e a quel punto vuol dire che ti ci sei trovato dentro”.

Come con l’Italia, all’inizio non sai che uva trovi, ti scontri con la diffidenza e la cordiale dolcezza in un attimo. Nel farsi conoscere l’Italia faceva la preziosa, come una vecchia signora imbellettata abituata a mostrarsi solo in superficie. Dovevi mettercela proprio tutta per arrivare a conoscerla questa sovrana Italia e quando capivi anche i suoi difetti, ti ci trovavi tanto dentro da non poter fare a meno di lei.

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Italia, terra di vino

Ora tanti partono, non solo alla fine dell’estate, e nemmeno una buona uva li ferma. Forse le donne bevono poco o la bellezza, seppur superficiale, non viene più apprezzata. Non voglio e non so zappare la terra, come tanti altri del resto, ma non voglio nemmeno andarmene. Cosa resta, quando mancano gli stimoli? Brindare ancora e ancora a questa bella signora Italia, bere, e bere per cantarle qualche canzone, forse si farà viva lei, che ora si nasconde tanto …

Una sbronza madornale ci vuole, quella da non ricordarsi il giorno prima, da trovare il marito avviticchiato al PC al quale dal sonno dichiarava amore, o con una sorella che non si frequentava più tanto, o con il padre dimenticato in una casa di cura, oppure insieme ad un buon amico, se ce l’abbiamo ancora. Ubriacarsi tanto per fare una dormita lunghissima. Svegliarsi sotto un sole azzurro con una leggera brezza e una luce nuova che arrivi dritta nei pensieri. Che “in vino veritas” ci porti un consiglio per trovare la vecchia signora bella.

Certi modi di dire nella lingua ceca

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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