Nonostante sia arrivata ad un buon livello nella comunicazione con le persone, lei continua a parlare con il mondo delle cose. Infatti, appena aveva avvistato l’isola, Anna aveva avvertito quel sentore, un insieme di cause sincronizzate, che accadono quasi per conto proprio nell’avvicinarsi della casa. Commossa, si era messa a salutarla.
Anche il mare, la cui vastità inizialmente sembrava volersi mangiare tutto l’aereo in un boccone, invece poi l’aveva rasserenata con le sue varietà di azzurri caldi e docili, scambiando un cordiale bentornato con Anna.

Nonostante l’aria condizionata, appena l’aereo aveva toccato il suolo, la giacca e pure la maglia erano state riposte nel borsone come un lontano ricordo del clima slovacco con la fretta di potersi tuffare nei venticinque gradi annunciati dalla cabina di pilotaggio. L’uscita dell’aereo forniva poca ombra per la discesa però l’impazienza di Anna era già pronta, in maniche corte, per assaporare la brezza calda e profumo del mare. Anna li considerava “invenzioni delle Canarie da quando era arrivata la prima volta. Inspirava tutti gli odori ormai famigliari e infine si era avviata verso il terminal.

Nonostante

sapesse che Filippo era già arrivato non aveva fretta. Sapeva che una volta entrata, anche altre questioni l’aspettavano e si concedeva qualche minuto nella zona franca.
Aveva solo un bagaglio a mano ed era passata subito agli arrivi, trovando Filippo in prima fila con il braccio alzato, evidentemente impaziente di accoglierla.

Nonostante fossero passati appena tre giorni da quando il suo saluto aveva avuto già un che di nostalgico, adesso nella sala affollata dei desideri altrui stava tornando la sua preoccupazione di rimanere da sola con Filippo. Lui, d’altro canto, provava un patimento contrario, per cui non fece tanto caso al bacio tiepido e ancora meno si allarmò per le eventuali incertezze di Anna, concentrato sull’inconveniente di dover portare al villaggio altri due passeggeri.

E come accade di solito questo dovere non rallegrava nemmeno Anna, tornata alla volontà espressa ancora in viaggio secondo la quale avrebbe preferito potersi sentire libera nel raccontare a Filippo tutto quello che le era successo. Poter esternare i suoi sentimenti per aver avuto due padri senza saperlo, dirgli come soffra ancora oggi per averne perso uno e come si senta dopo aver scoperto solo il giorno precedente l’identità del suo vero padre.

Ma

Cosa significa in questo contesto l’autenticità? Come si fa a stabilire che i ricordi dei giochi infantili, i primi consigli essenziali nelle problematiche adolescenziali, i pomeriggi  al cinema con i film storici, oppure le domeniche al luna park siano meno validi perché associati ad una persona sbagliata? Ma sbagliata dove? Che qualcuno si prenda la responsabilità di poter dimostrare che una persona non è un padre perché non lo è biologicamente!

Invece l’altro uomo? Quant’è meno vero? Perché è stato una vita a guardare in disparte? Perché così era stato deciso, per il bene degli altri, non certo il suo. Perché decidere di non rimboccare mai le coperte alla propria figlia e chiederle: “Buongiorno tesoro, hai dormito bene?” nonostante fosse lui il padre biologico? Quanto può questa decisione falsare la verità?
Anna avrebbe voluto almeno vedere l’effetto che fanno queste domande…

Filippo intanto rispondeva ai passeggeri sui soliti quesiti della vacanza alle Canarie e mentre guidava cercava di mostrare ad Anna la sua premura. Le chiedeva di Bratislava, del volo, del suo umore e se fosse davvero pronta a rientrare nel solito caos.
“Sai che è arrivata la grande capa? Eh sì, tu non l’hai ancora conosciuta ma ti avviso, anche se facilmente intimidisce tu non ti devi preoccupare, lei è concentrata sull’organizzazione delle sue ‘sostanziali modifiche.”.

“Come?”.

Altro che timore! Anna doveva ancora firmare il nuovo contratto e la notizia della pianificazione dei cambiamenti, compresi come radicali, non potevano che essere allarmanti. Ovviamente per i dettagli Filippo voleva rimandare a dopo e il resto del tragitto era proceduto con i soliti gridolini dei vacanzieri entusiasti, fino al parcheggio davanti la direzione per il check in.

“Se non sbaglio ci è rimasta almeno un’ora, che dici se ce ne andiamo da qualche parte, noi due da soli?”.

Durante il volo Anna aveva ribaltato tutti i possibili scenari sia immediati che futuri. Aver ritrovato la sua famiglia significava non sentirsi più sperduta nel mondo e questo decisamente spostava alcuni suoi punti di vista fino ad allora irremovibili, altri dovuti ad un suo lento adeguarsi alla vita che continua. Comunque fosse, pensava di potersi finalmente permettere anche qualche pazzia, come quella che riguardava Filippo.

Purtroppo, nonostante fosse arrivata a conoscere bene i propri desideri, doveva capire se l’isola fosse ancora casa sua, e se queste ‘novità organizzative’ la riguardassero.
Così era stata sopraffatta dalle indiscutibili intenzioni di una certa Carola.

Filippo e Lorenzo 


by Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto