Halloween è ancora una festa circoscritta. Ha il potere di dividere le persone a seconda della religione, la residenza e lo stile di vita. Seppur si scherzi con la dolcezza e sia una festa, fa fatica a decollare. Prima ci sono state delle problematiche perché “è una festa americana”, poi è diventata pericolosa per i costumi che spaventavano non so chi e la zucca doveva servire solo per il risotto.

Eppure Halloween si festeggia in tutto il mondo. Come in Repubblica Ceca anche in Italia. A Roma nel Bioparco gli ippopotami giocano con le zucche intagliate a festa. A Milano esiste una grande festa sul giaccio e nelle Filippine i bambini colorano i propri corpi. Tanti bimbi vanno giocare a “dolcetto o scherzetto” e si divertono fino a tornare a casa stanchi.

Nonostante ci siano ancore polemiche di chi punta il dito sul fatto che non è una festa cattolica. Mi sembra una festa come tante per unire nel divertimento. Come tante altre che si festeggiano in tutto il globo durante tutto l’anno. Mettersi la maschera e ballare o semplicemente travestirsi in qualcosa che comunque fa parte di noi. Che sia un eroe o una fatina, così la penso io. Gestivo un negozio di costumi qui in Italia ancora nei tempi in cui di Halloween si sparlava solo e vi assicuro che i costumi richiesti dai bimbi erano quelli più paurosi. Le streghette e i vampiri che sono andati in quegli anni… 

Insieme

Non solo il riso alla zucca ma anche la torta alla zucca. Dolcetto o scherzetto. I bambini preferiscono la dolcezza anche se scherzare gli piace tantissimo. Soprattutto in un giorno “ballando e gioendo”, grandi e piccoli uniti. Non in una festa divisa per dei gruppetti. Senza tante ciance potrebbe essere uno dei buoni esempi per l’integrazione. Non una scoperta di un pensiero diverso ma dell’accettazione di un altro punto di vista su come, cosa e quando si festeggia. 

 

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by Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.

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