Halloween e il culto della morte

Halloween e il culto della morte

C’è chi dice che nella tradizione di Halloween, nella voglia di travestimento e nei balli, esista solo un impasto di rituali e pratiche diaboliche/stregonerie e che le persone ci stiano con o senza la consapevolezza di voler aumentare il livello di controllo sulla propria morte.

Evoluzione di Halloween

La tradizione di Halloween, nonostante abbia radici ancora più lontane, ricorda soprattutto una leggenda dalla terra irlandese. Si racconta di un fabbro cattivo e ubriacone. Che sia stato per l’alcol o la perpetua vicinanza al fuoco, il fato sarebbe stato quello di aver incontrato il diavolo e stipulato con lui un’alleanza in cambio della sua anima. La conseguenza fu la dannazione eterna e Jack, il fabbro, cominciò a vagare sotto forma di fantasma nel mondo dei vivi provvisto solo di una lanterna particolare composta da una barbabietola con del carbone incandescente all’interno.

Attorno al 1590 gli irlandesi colpiti dalla peste migrarono in America e scoprirono le zucche. Così nella grande terra sostituirono la piccola lanterna di Jack con la grande zucca che si riusciva a svuotare più facilmente. Venivano esposte davanti alla porta con la funzione di tenere lontani gli spiriti vaganti che, per un motivo o l’altro, non erano stati accettati né in paradiso, né agli inferi. In America presero l’occasione di trasformare la leggenda in una festa commerciale e i bambini, ma pure gli adulti, da allora si travestono da spiriti e fanno il giro delle case nella sera di Halloween, chiedendo la preferenza tra “dolcetto e scherzetto”.

Halloween morte nella festa

In origine invece si trattava di “maledizione o sacrificio” in quanto l’uomo può essere perfino più cattivo del diavolo e diventando uno zombie, un vampiro o qualsiasi altro essere girovago senz’anima, può avere solo intenzioni malvagie.

Oggi i bambini si travestono da fantasmi irrequieti che ricevono dolci in cambio del loro “affetto” al posto di uno scherzetto. L’uomo avariato con i suoi travestimenti, secondo gli oppositori della festa, rappresenta la sua furbizia nel voler vincere il diavolo a qualsiasi costo. In realtà, diventando un mostro, non fa altro che mostrare riti esoterici e tenere viva la volontà dell’alleanza con Satana, richiamando ai sacrifici umani tuttora praticati.

Le domande

Tornando alla domanda sull’essere consapevoli della simbologia di Halloween oppure inconsapevoli nel festeggiare una veglia come quella di Natale, cantando e ballando con dolcezza in abbondanza, io credo sia più complicato grazie anche alle comode “spiegazioni” Hollywoodiane. Dalle streghe Disney a Harry Potter e Twilight, veniamo appagati, almeno per il tempo della proiezione, dal desiderio di poter controllare non solo la vita ma anche la morte.
Le domande che ci perseguitano da secoli, “Perché siamo qui?” e “Dove andiamo?”, sono diventate “Perché la nuova tecnologia che ci fornisce gli strumenti per una vita più comoda non ci risolve il quesito?”.

Culto della morte

A questo proposito risponde la parola scritta di Dina Khapaeva, professoressa alla School of Modern Languages ​​del Georgia Institute of Technology. Nel suo libro Celebrazione della morte nella cultura contemporanea indaga l’emergenza e il significato del culto della morte e la proliferazione di nuovi concetti relativi alla morte. “Nel contesto di una critica di lunga data dell’umanesimo indaga il ruolo svolto dalla teoria francese del 20° secolo, dal postumanesimo, dal transumanesimo e dal movimento per i diritti degli animali nel plasmare l’attuale atmosfera antiumanista”.

“Il tempo per festeggiare la vita”

Leggi anche: A Halloween scherziamo con dolcezza
oppure vediamoci un film Disney

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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