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ANCHE IL GIORNO DI NATALE, 180 giorni – puntata 22 –

ANCHE IL GIORNO DI NATALE, 180 giorni – puntata 22 –

Quando si pensava che tutto andasse bene anche Anna e Marta festeggiavano il Natale. Da una parte naturalmente con le tradizioni italiane, dall’altra risorgevano le usanze dell’Est europeo, concentrate in un’unica giornata della Vigilia di Natale.

Mentre Marta preparava il presepe insieme alla bambina e solo dopo pensava all’albero, Anna concentrava tanto del suo impegno proprio sull’albero che ogni anno cambiava intanto che il presepe di Marta cresceva. Arrivavano i personaggi e gli ambienti diversi. Oltre che di persone, il presepe si riempiva di vari animali e personaggi fiabeschi, visibile impronte di Soleia.

Anna invece ogni anno risolveva il suo dilemma tra l’albero finto e quello vero, e ovviamente il tipo e il colore dell’albero stesso. Non poteva finire lì, il lavoro più impegnativo era scegliere il tema e il suo colore predominante. Se appendere dei personaggi, dei fiocchi o i cioccolatini. Addobbi tradizionali o bizzarri si alternavano da un anno all’altro. Tutto questo le riempiva le giornate come anche la preparazione del menu.

Marta divideva sia la spesa che la preparazione con la suocera oppure, se riusciva a “scendere”, con sua mamma e lì di solito non faceva praticamente nulla. Il viaggio al sud era considerato un contributo impegnativo. Marta, Soleia e il marito, se non suonava in giro, godevano del Natale “terronesco” come lo chiamava, scherzando, Anna. Lei faceva fatica ad immaginare il chiasso di tanta gente insieme e una quantità esagerata di cibo con porzioni altrettanto generose. Prima o poi le sarebbe piaciuto partecipare ma temeva di sentirsi come un pesce fuori d’acqua.

Anche se Natale

era una festa, riconduceva Anna comunque a ricordi frammentari che avrebbe voluto rimuovere del tutto. Il passato che pesava sulla sua famiglia d’origine e dal quale durante l’anno riusciva a sfuggire. I suoi preparativi con la concentrazione sui dettagli e la ricercatezza del menu sempre più elaborato la tenevano occupata così da pensarci meno.

Mentre per Marta i preparativi scoppiavano proprio il giorno prima di Natale, quello per Anna era un giorno dove tutto il suo lavoro andava in scena. Per un Natale stile Anna il lavoro cominciava molti giorni prima e richiedeva un’organizzazione. Una volta deciso il menu preparava diverse parti in anticipo. I dolci li depositava nelle scatole di latta e il freezer da come era affollato faceva fatica a funzionare a dovere.

Un Natale sempre diverso

Lorenzo compiaciuto faceva le foto alla tavola preparata con cura da Anna e poi non si alzava finché non riusciva più a sollevare la forchetta. Non si sarebbe più mosso se non ci fosse l’abitudine di scartare i regali. Anna lo voleva, perché faceva così quando lei e sua sorella erano bambine. Rivisitava ogni anno il suo Natale forse nell’intento di avere sempre più ricordi positivi e far sbiadire quelli lontani.

“Sei proprio un’artista” le diceva Marta ammirando i suoi addobbi, quando si trovavano dopo le feste tra di loro, per come si dice:  “A Natale con i tuoi, poi con chi vuoi”. Ognuna preparava un piatto, una pensava al bere e l’altra al dolce e festeggiavano il loro Natale. Marta aveva da raccontarle il suo Natale in famiglia, ogni anno praticamente immutato con il panettone cinematografico in conclusione. Anna aveva sempre da mostrare una casa diversa per Natale, vestita con tutta la fantasia di cui era capace. Invece del panettone c’erano dolci particolari fatti da lei, perché tanto quel solito dolce italiano Lorenzo lo doveva mangiare in giro, pure troppo diceva. A volte anche il giorno di Natale.

 

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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