fbpx
La leggenda del giorno degli innamorati 

La leggenda del giorno degli innamorati 

Dalle vetrine dei negozi, che da un po’ hanno le vampate, si deduce l’avvicinarsi del giorno degli innamorati. Una marea di cuori di tutte le misure e diverse qualità. Evidentemente c’è una stimolante richiesta, altrimenti non sarebbe comprensibile la fiorente offerta per un regalo “facilone”.

Al centro del giorno degli amanti ci sono comunque le sorprese, dovute alla volontà commerciale di trarre profitto ovunque. L’esempio del diamante invece è il massimo della mancanza di fantasia. Lui, soprattutto quello incastonato in un cerchietto che non dà spazio ad interpretazioni, ha fatto diventare la festa degli innamorati quasi una succursale della festa della donna, invece che una copia. Nelle dichiarazioni d’amore, nei regalini e nella polverina brillantante rimane solo lo strascico della leggenda che forse non tutti conoscono.

La leggenda del giorno degli innamorati

Quella che narra di un personaggio storico, un certo Valentino, che il 14 febbraio dell’anno 273 fu giustiziato per aver unito in matrimonio dei soldati romani contro la volontà dell’autorità. Questa vietava anche i fidanzamenti per paura che gli uomini si allontanassero dal mestiere della guerra. In quei tempi lontani il maschione era ancora appassionato della donzella davanti all’altare. Il soldato, agevolato dal sacerdote e dalla sua missione di sottrarre la volontà alla guerriglia per un sentimento più onorevole, convolava a nozze.

Nella leggenda non si parla del gioielliere,

si esalta l’unione di due persone in un sentimento. In conclusione: arrivare con una dichiarazione velata, con un cuscino a forma di cuore sotto il braccio mentre le donne rimangono sempre in sala d’aspetto, oppure con un gioiello importante, non è ciò che fa il legame.
Noi, il popolo moderno, comunichiamo al posto dei combattimenti anche via SMS. Se non ci esplicitiamo qualcuno potrebbe rimettersi ad impedire le unioni. Senza tagliare le teste a prescindere, giusto per rimettere certe volontà in gioco…

Se invece fate parte di quelli che portano i propri sentimenti su un piatto quotidiano, fate molto bene. Siete avvistati da lontano e perfino invidiati. I sentimenti vanno sbandierati, dall’uno all’altro. Anche senza l’ausilio dei diamanti, che si possono sempre rivendere.

Leggi anche: Più che una carezza, una Pasqua a Praga – un racconto – tra lui e lei a Praga

Lascia un commento

Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
Chiudi il menu