FAVOLA del MAGO, Bionto il pasticcione

FAVOLA del MAGO, Bionto il pasticcione

Le giornate che si accorciano, lo scoppiettare del fuoco e la tazza fumante di tè. L’atmosfera per una favola del mago, quella di Bionto il pasticcione, è bella e pronta.

C’era una volta…


È successo una volta, come di solito accade. In un posto alla fine del mondo viveva una famiglia di maghi molto rispettati nel loro campo. Capita spesso, quando una famiglia qualsiasi va a stare in un posto con l’intenzione di restarci e poi ci sta davvero, per secoli e secoli.
Tutti quelli che arrivarono dopo e che passavano di lì avevano capito che erano maghi dalla voce grossa. Nel senso che valevano, ormai erano lì da sempre e per questo non avevano bisogno di urlare. Anzi, le loro formule le dicevano piano, perché erano formule magiche che all’occorrenza potevano mordere, e in secondo luogo le loro magie servivano. Quando i maghi si mettevano a fare degli incantesimi, la gente era molto attenta a non dare fastidi per evitare che potesse capitare qualcosa. Così era stato anche per i viandanti, se da una parte la voce si allargava, dall’altra il popolo era intimorito da queste loro capacità. Dei maghi prima o poi si ha bisogno e tutto questo timore e rispetto erano il segreto del loro successo.

Fino a quando…

Nacque Bionto, e contro ogni previsione diventò un pasticcione. Capita che a volte la mela rotoli lontano dal suo albero. Potevano provarci quanto volevano ma Bionto, a quanto pareva, non aveva i geni del grande mago della famiglia nella quale era nato. Purtroppo qualsiasi cosa facesse combinava solo pasticci.
Gli anziani decisero di riunirsi per cercare di decidere il da farsi. La situazione non poteva continuare. Non solo perché il ragazzo combinava guai in giro ormai tutti i giorni, e si doveva sempre mandare qualcuno a risolverli, ma anche perché ormai tutti erano stufi di dover continuare a inventare scuse per salvarsi la faccia nell’aggiustare qualcosa.
“Ora basta!” tuonarono i meno anziani, che avevano proprio perso la pazienza. Anche se non stava bene, anche se erano tutti nel salone grande seduti in cerchio, e certi comportamenti normalmente non sarebbero ammissibili, pure i più anziani annuirono in accordo.
Che avrebbero fatto? Quel ragazzo era un guaio continuo.

“Chiudiamolo in cantina!” era arrivata una proposta.
“Ma che idea strampalata, così ci romperà pure la cantina” obbiettarono subito altri. Anche nel salone si cominciò a rischiare: tra l’alzare la voce e il brontolare, qualche colpo di bastone sul pavimento, partirono già delle scintille.

Bisognava capire…

Nonostante nella famiglia di maghi ci fosse una chiara gerarchia nel prendere le decisioni, di solito si usava dare a tutti la possibilità di esprimere il proprio parere. Questa volta, però, si trattava di sistemare uno di loro, ancora un ragazzo, e il caso volle che dopo di lui nascessero soltanto femmine. Non si sapeva come sistemare la situazione, si discuteva solo.
Alla fine tutti si girarono, quasi contenti, perché il mago più anziano si era alzato in piedi. Quando questo accadeva significava che il dibattito era concluso. Tutti gli altri si erano zittiti aspettando la soluzione dal più grande di tutti i maghi.
“Dobbiamo tornare indietro nel tempo. Quando si usava andare a fare esperienza nel mondo“ aveva annunciato.
Così fu deciso.

A Bionto venne stata data una sacca…

Lui non era in grado di procurarsi l’occorrente per vivere con la stregoneria, quindi gli prepararono del denaro, qualche vestito e una borraccia d’acqua. Dopo lo salutarono dandogli un sacco di raccomandazioni. La famiglia rimase credendo che il giovane mago pasticcione, camminando per il mondo, si sarebbe svegliato.

Durante i primi giorni lontano da casa, Bionto si sentì in un’avventura. Sapeva di dover andare sempre dritto fino alla fine del mondo, dall’altra parte. Si ricordò anche di non dare a nessuno tanta confidenza, perché la gente è cattiva e pensa che i cattivi siano i maghi. Andò per vedere che cosa sarebbe riuscito a fare.

Ma quanto più il tempo e la distanza…

Lontano da casa e lontano dalle raccomandazioni, Bionto un giorno, dopo tanta strada, si fermò vicino a un bosco. Voleva riposare e anche provare la differenza tra quello che gli dicevano a casa e quello che pensava. Soprattutto voleva vedere se sarebbe riuscito a combinare qualcosa. Frugò in fondo alla sacca e ritrovò il libro che aveva nascosto sul fondo. Quello con nozioni di base e formule magiche per aspiranti maghi. Bionto decise, dopo tanto tempo, di riprovarci.

“Anto, manto, quantofla!” e successe un disastro. Dagli alberi più vicini iniziarono a cascare i rami. Per poco uno non gli cadde sulla testa.
Allora era veramente un pasticcione! Neanche lontano dalla casa riusciva a combinare una magia… quest’arte davvero non faceva per lui, pensò. Avrebbe dovuto trovare qualche altra occupazione.

Così aveva imparato…

Tagliava legna per le capanne e poi riprendeva il suo cammino. Dopo gli insegnarono a trovare l’acqua, e poi a cacciare. E ancora più avanti a pescare. Camminando e camminando era giunto poi alla fine del mondo, dall’altra parte. Non gli sembrò di trovarci qualcosa di diverso dagli altri posti ma decise comunque di fermarsi.
“Almeno per un altro po’” pensò.

Era lì sempre da solo, tra il pensare, guardarsi in giro, prendere qualche pesce e sperare che un giorno avrebbe ripreso coraggio e ci sarebbe riuscito. Magari una magia piccola, gliene sarebbe bastata una sola, sognava.

Un giorno…

Bionto si decise, e come tutte le volte precedenti stava per far cadere i rami dagli alberi. All’ultimo colpo sentì un’esclamazione dietro di sé.
“Ma che dici? Così non si fa!”.
Si voltò e trovo una ragazza, una bella ragazza. Le dovette ripetere che stesse combinando nella foresta, “facendo un buco in mezzo agli alberi?”.

“Quasi quasi sembra che tu voglia fare un incantesimo”.
“Sì, è vero, e da un bel po’, anche” gli rispose il pasticcione.

“Come ti chiami?”.
“Bionto”.
“Tipo Biondo, volevi dire?”.
“Sì, Bionto”.

Non era la stessa cosa…

gli disse la ragazza sveglia, che aveva già capito il problema. Per fortuna aveva tempo per fargli imparare a pronunciare bene la “d”, dopodiché, ovviamente, con “Ando, mando, quando, fla!” i rami scesero giù ordinatamente senza fare più disastro.

Nella zona si passò la parola che era arrivato uno che ci sapeva fare con la legna, e che aveva una brava ragazza come moglie. Qualcuno aggiunse perfino che loro due si inventavano pezzi magici, che facevano cambiare cose e fatti, ma di preciso nessuno sapeva di che stessero parlando.

Forse perché si pensava fosse solo la favola del mago.

Ebook: Osservazioni ascoltate

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.