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Evitare di starnutire – virus 2019 nCoV

Evitare di starnutire – virus 2019 nCoV

Evitare di starnutire (inteso senza coprirsi la bocca, per aria) è un’abitudine che dovrebbe essere insegnata già in famiglia e non certo dopo la comparsa del Coronavirus. Altrettanto vale per il rispetto delle regole igieniche.

Sappiamo tutto

Sembrerebbero lontani i tempi in cui si sconsigliava la consumazione di noccioline e patatine sul bancone del bar, quando dentro le ciotoline tanti affondavano le mani dopo il passaggio per i servizi igienici.
Saranno pure passati i tempi in cui nei bagni non era ancora obbligatoria l’acqua calda e il sapone liquido era un componente di lusso. Oggi sappiamo che in tante scuole e luoghi di lavoro bisogna portarsi non solo la salvietta personale ma pure la carta igienica.

Di lavarsi le mani si era già capito grazie a Mary Mallon “soprannominata Typhoid Mary (Mary tifoide), una cuoca degli Stati Uniti di fine Ottocento che non si lavava le mani e fu identificata come prima persona portatrice sana dell’agente patogeno associato alla febbre tifoide.”
E pure gli ispettori dell’ASL sono sempre pieni di lavoro.

Questa invece la sapevamo?

“Se il lavandino serve a più persone, la contaminazione prosegue a catena e salmonelle, shigelle, virus dell’epatite (e coronavirus!) possono circolare nella comunità anche per un solo portatore che deponga materiale infetto sui rubinetti”.

Si saprà che bisogna gettare i fazzoletti subito nella spazzatura ma si sa che starnutendo e tossendo si contamina l’aria fino a 8 metri di distanza?
Adesso si conosce la motivazione per lavare le mani spesso durante la giornata ma è altrettanto chiaro che “bene” significa per almeno 20 secondi?

Però, forse non sapevamo di utilizzare il gomito per bloccare lo sternuto in mancanza del fazzoletto. Forse non sapevamo che bisogna evitare di toccarsi gli occhi, il naso e la bocca con le mani non lavate.

Sicuramente “sappiamo”

restare a casa se siamo ammalati per non intasare e contaminare i pronti soccorsi. Siamo però più incerti quando riguarda il luogo di lavoro. Siamo solo insicuri per le notizie sul Coronavirus, che presumiamo incomplete. E forse anche per questo, riguardo il consiglio di evitare i contatti ravvicinati con persone malate, allarghiamo la sfera a tutte le persone, comprese quelle sane e i bambini, specialmente dai tratti asiatici…
A casa bisogna “pulire e disinfettare oggetti e superfici frequentemente toccati” e a questo proposito alziamo il tasso di acquisti cautelativi di alcool denaturato.

La scienza

Applaudiamo agli scienziati, orgogliosi dei ricercatori italiani, che hanno isolato il DNA del Coronavirus ponendo in loro la speranza di risolvere con un vaccino. Anche se in questo periodo è stata offuscata un’altra notizia, possiamo essere ottimisti già per i risultati della ricerca contro l’HIV, le terapie funzionano.

E si spera anche di poter tornare al più presto di occuparsi dell’ambiente, magari ancora più seriamente. Come ad esempio per la presenza delle microplastiche nei mari, che sono un ottimo veicolo per portare batteri e virus per tutto il pianeta.

Evitare di starnutire

Intanto sono confermati più di 17.000 casi e più di 300 decessi nel mondo e in Italia si sta aspettando il 10 febbraio, giorno cruciale per l’incubazione.

Però la questione non è solo la paura di beccarci un virus ma anche ricordare che facciamo parte di una collettività. Evitare di starnutire, non propagare i germi in prima persona e smettere di disperdere i propri batteri e virus, perché la faccenda è seria e riguarda tutti noi, che possiamo essere anche dei portatori sani.

Leggi anche: Divieto di sputare
Igiene personale

Report: Imperial College London

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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