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E-commerce o negozio fisico?
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E-commerce o negozio fisico?

E-commerce o negozio fisico? Un quesito sempre più vicino alla quotidianità di un numero crescente di italiani e non solo. Tra gli esercizi commerciali il superstite negozio fisico quanto resisterà?

La porta è aperta 

Entro perché c’è la porta aperta, all’interno di un negozio solitamente puoi trovare della merce di tuo interesse esposta. Una mossa giusta, si direbbe, banalmente quotidiana.Un tipo dietro al bancone, presumibilmente un addetto al lavoro di vendita, sta chiacchierando con una persona che al contrario di me è a conoscenza di un fatto. La merce che si trova lì è da osservare soltanto e non toccare. “Non siamo aperti” mi comunica il commesso fraudolento, specificando che la commessa non è ancora arrivata. Bene, chiunque tu sia e qualsiasi scopo abbia la tua presenza in un negozio fuori uso, resta il fatto che questo è senz’altro aperto. Io non ho la capacità di attraversare porte chiuse e questo negozio ha tutte le sembianze di un esercizio commerciale disponibile al pubblico. Cosa mai avrò pensato di combinare qui dentro?

Stiamo chiudendo

Una situazione simile accade in un altro luogo. Stavolta una copisteria che a mio umile avviso intende servire il pubblico per svariate richieste di moltiplicare una già insensata quantità di burocrazia cartacea. Ora, io entro nell’esercizio dieci minuti prima dell’orario di chiusura esposto visibilmente sulla porta, il tutto confermato da uno di quegli orologi giganteschi appesi al muro adiacente. Entro e chiedo una, non dieci, cento, un libro intero, solo una misera fotocopia ma vengo fermata da uno “Scusi, stiamo chiudendo”. Alla faccia delle scuse. Non credo che simili situazioni capitino solo a me.

Vogliamo parlare di un plotone di commesse, manager di esercizi commerciali dove entri e nella stragrande maggioranza al posto di un “Buongiorno, come posso esserle utile?” ti manifestano il disturbo provocato dalla tua presenza? Sarà capitato pure a voi di vedere un indaffarato movimento all’interno del negozio, il parlare al cellulare oppure l’essere rimandati con “Un attimo”. Se fai una domanda capita che ti guardino in cagnesco e rispondano al neutrale. Così non sai se stiano mascherando la propria ignoranza o cercando di liberarsi di te il più presto possibile. Se si pensasse di avere di fronte un esercizio commerciale la loro missione evidentemente sarà diversa. Tolgono ogni dubbio. Non sono lì a prendere soldi.

Stile di vendita

Come diventa quasi bella a confronto dei piccoli bottegai (mi viene da etichettarli così) la grande distribuzione e la noiosa invenzione della vendita assistita, perché almeno ti prendono in considerazione. Come sarebbe bello sentirsi dire appena entrati: “Oh che bello, mi stavo annoiando, buona giornata!”. Certo non può accadere, hanno paura di essere presi per negozi che non girano o non ci sanno fare; dei pensieri tipo “questo sicuramente fallirà” porterebbero iella.

Forse questo vecchio stile di vendita, perso nella quantità delle lamentele per tutte le difficoltà di tenere un negozio oggi, si trova più facilmente nei negozi più giovani. Nel “vorrei creare un business lontano da casa, magari trovo fortuna” di chi tira su la saracinesca al mattino e la chiude pian piano di sera “si sa mai che entri ancora un cliente…”.
Se non trovi da lui quello che cerchi, il negoziante prova a trovartelo anche da un’altra parte. Sorride, scherza ed è disposto a trattare. E’ stanco anche lui e dice di avere difficoltà a trovare chi sappia fare questo lavoro non solo per iscritto sul curriculum.

Intendiamoci bene, certo che ci sono esercizi che funzionano, gente che lavora, produce e si fa pagare con il bancomat anche una spesa sotto i dieci euro. Il mio dito è puntato sul numero crescente di posti fuori luogo e tempo del presente anno 2019, mi chiedo la ragione della loro esistenza. Non solo per la presenza della grande distribuzione, gli orari incompatibili con i reali bisogni dei lavoratori o acquisti d’emergenza, i prezzi più alti. Anche se in Italia la crescita commerciale on-line rispetto ad altri paesi resta ancora lenta, è una realtà facilmente raggiungibile. L’offerta e-commerce e i suoi servizi un esercizio fisico non li può eguagliare.

Invece on-line

Per questo chiudo con l’esperienza del reso di Amazon, che non ha consegnato il pacco in tempo. Oltre alle scuse, ovviamente in automatico ma doverose, ha effettuato un reso immediato di soldi e prolungato di un mese intero il servizio di consegna Prime gratuitamente. Non si sa mai che tu, cliente, non voglia più tornare da me per una consegna andata male. Io, Amazon, so che il monopolio nel commercio fa ridere, arrivare all’Olimpo in tutte le sfere è un’impresa lunga e laboriosa e restarci è arduo e incerto. Io, Amazon, so anche dell’esistenza di tanti altri che fanno il mio mestiere e mi regolo di conseguenza. Si chiama fidelizzazione del cliente, detto altrimenti un continuo soddisfare e mantenere i bisogni del cliente per far sì che sganci la grana.

La mia riflessione è nata da esperienze negative sempre più numerose sull’operato negli esercizi commerciali fisici. A voi non verrebbe da dire ”Ma chiudi,va!” ?

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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