Drabble, lo scrivere condensato

Drabble, lo scrivere condensato

A meno che non abbia un contenuto diffamatorio il Drabble nella scrittura non ha a che fare con il fango, che sarebbe la traduzione esatta della parola. Come si sa “Puoi fare qualsiasi cosa con la scrittura!” (cit. fanwriter)

La scrittura dai componenti minimi ci accompagna tutti ogni giorno. La più vecchia con la pretesa di essere la più incisiva dovrebbe essere lo slogan pubblicitario. La più massiccia sarà sicuramente quella che passa per i messaggi dello smartphone e la messaggistica istantanea dei vari social. I dialoghi delle chat che cercano di esprimere la volontà in poche battute. Una bella fetta appartiene alle applicazioni di messaggistica anonima. La vincitrice sarà quella che risulta la più incisiva, usata e famosa composta dai 280 caratteri massimi di Twitter.

Essere stringati

Il Drabble è il termine usato per indicare le fiction di 100 parole esatte. Un drabble per eccellnza ha questo esatto numero di parole, ad ogni modo il numero varia dalle 90 alle 110.
Nella categoria dei “mini writings” ci sono anche:
Flashfic: fanfic che hanno dalle 111 alle 500 parole.
One shot: indica le fiction che si concludono in un solo capitolo (dalle 501 parole in poi).
Song-fiction, una sottocategoria delle One shot, racconti, generalmente introspettivi, che traggono ispirazione dal testo di una canzone.
(cit. Wikipedia)

Il mio drabble

L’anima che non va nel bidone 

Teoria: l’energia continua a trasformarsi e l’anima invece tende ad evolversi. Prova: uniamo una simcard, che con i suoi dati rappresenta l’anima di un cellulare, ad un corpo nuovo di uno smartphone qualsiasi, che non sa niente della vita del suo predecessore. Il nuovo corpo, sempre uguale a sé stesso, si arricchisce di energia rinnovata solo conseguentemente all’introduzione di una simcard che ha già una sua memoria, che funziona e si modifica indipendentemente dalla morte del vecchio corpo. Risultato: l’energia immateriale continua a mutare ed evolversi, quella fisica invece può anche finire nel bidone.

 

Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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