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UNA DONNA CHE OSSERVA, 180 giorni – puntata 15 –

UNA DONNA CHE OSSERVA, 180 giorni – puntata 15 –

Dal quadro appoggiato sopra al cassettone mi osserva una donna, che da tanto non mi assomiglia. Più la guardo e più sento una specie di ninna nanna. Un ritornello che mi culla indietro nei ricordi. Una chiamata da recuperare, qualcosa che ho perso. Come ero prima di conoscere Lorenzo. Tornare indietro per andare avanti, assurdo, penso. Da quando però il mio presente è logico ?

Sopra il copriletto ho diviso gli incartamenti. A sinistra quelli originali, a destra le loro copie. Devo decidere quali mettere nella cartelletta arancione. Se ci metto gli originali posso rimetterli dov’erano e far finta di niente. Se ci metto le copie scatenerò quel qualcosa d’inspiegabile e forse inaspettato per Lorenzo. La brava ragazza che fa la furba, ma così mi metterò al suo livello, quello di un ragazzone

che ha raccontate tante bugie ad una donna.

È mai possibile che tutte le volte che ho a che fare con questi fogli sento dei rumori improvvisi che poi si rivelano frutto della mia fantasia? Sarà un segno che indica se sono o no sulla strada giusta? Devo cercare di non lasciarmi prendere dal panico, i rumori li sento semplicemente perché so di essere già in torto per non aver avvisato del ritrovo degli incartamenti. No, stavolta il campanello suona di nuovo e per davvero. Ripeto la stessa pantomima di nascondere le carte e la corsa giù per le scale. Un altro suono. “Sto arrivando, chi è?” chiedo con il cuore in gola.

“Anna apri, siamo io e Soleia!”. Sollevata e sorpresa nello stesso momento ho un insidioso dubbio che sia successo ancora qualcosa, apro la porta.
“Meno male!” Marta m’abbraccia con le borse piene, una per parte sulla mia schiena.
“Ciao Anna!” saluta Soleia, lei provvista di uno zainetto.
“Come sono contenta di vedervi!” cerco di trattenere la curiosità per quest’improvvisata anche per non agitare la bambina.

“Sapessi io” risponde Anna già indirizzata verso la cucina per posare le sue borse. “È un casino di volte che ti chiamo, m’hai fatto preoccupare!”. Guardo lei, guardo la bambina e lei continua: “Aspetta, devo parcheggiare bene la macchina e portare dentro ancora qualcosa”, che si rivela una borsa con l’aspetto di quelle da palestra ma decisamente più piena.

Intanto che vago alla ricerca del senso

della loro visita, aiuto la bambina a togliersi lo zainetto e cerco di scambiarci qualche parola. Lei però chiacchiera spensierata delle sue vacanze e Marta invece, come se niente fosse, aggiunge: “Scommetto che avete fame.”. Anche Soleia non le risponde però mi svela una parte del mistero. “La mamma ha detto che abiti in un castello e io non volevo crederci.”.

“Com’è che sei sempre irraggiungibile?” chiede ancora Marta e le rispondo che probabilmente si sarà scaricata la batteria. Con Soleia ci dirigiamo verso la scala per fare un giro turistico. Credo che stupire i bambini con una casa non sia facile. Soleia trova tutto più che normale, ammette solo che qui dentro ci potrebbero stare anche tutti i bambini del campeggio. L’unica sua curiosità è rivolta al sottotetto. Le dico che ci sono solo le mie scatole ma non le basta, obbietta che se questo è davvero un castello “Almeno là sotto ci sarà qualcosa …” si ferma a pensare. “Cos’hai in mente?” le chiedo e lei mi risponde: “Un principe, non lo sai?” e si mette a ridere.

A questo punto si può scendere. Tra le opzioni di un DVD o fare un disegno, Soleia sceglie tutte e due. Marta è in piena opera nel gestire le padelle e i piatti ignorando le mie occhiate. Ottengo solo un chiarimento sulla ricerca del principe per la probabile fiamma vacanziera di Soleia, ma oltre Marta non si spinge. Solo dopo il disegno di un drago viola davanti una torre di un castello, aver mangiato, e solo dopo i racconti di Soleia di varie avversie fiabesche, Marta le chiede: “Cosa dici se ci fermiamo a dormire qui?” comunicandomi la sua intenzione di spostare ancore le domande stagnanti nell’aria.

“Mi spieghi finalmente cosa sta succedendo?”

sono nervosa a mille, ho dovuto ovviamente aspettare ancora finché la bambina non si è addormentata. Non importa che Marta sia la mia unica amica, non la strozzo solo perché è la migliore in tante cose che fa.
“Sono talmente fuori che non potevo passare un’altra notte a casa, tu non rispondevi e io ho bisogno di parlare con chi mi capisce.”.
“Sono qui, tutta un orecchio, da un paio d’ore direi, anch’io sono agitata, dimmi che c’è?”.
“Mio marito aspetta un figlio con un altra donna!”.
“Te ne frega?”. Dopotutto ormai io l’avrei incenerito, penso.

“Sì, tanto,” Marta rema controcorrente.
“Scusa non volevo sembrare insensibile, immagino solo per Soleia …?”.
“Giusto,” Marta prende un respiro. “Giuro, quando ieri è passato per dirmelo non vedevo l’ora che sparisse. Si è fatto la valigia e poi è andato di nuovo. Ho dormito da cani. Stamattina al lavoro non ti dico, una tragedia. Ti dico poi. Sono corsa a prendere Soleia che tornava dal campeggio. Di nuovo bugie a lei a causa di quel mezzo uomo. So che è stupido non dormire a casa visto che domani è il suo primo giorno di scuola ma non ce la faccio davvero.”.

Marta finisce il riassunto in un fiato. Ha superato qualsiasi standard, anche quello di non sprecarsi nei preamboli. Tra me e lei …troppa carne al fuoco, non va bene, qualcosa brucerà … Sono preoccupata. L’abbraccio forte: “Marta, qui c’è spazio per tutti ancora per cinque mesi, puoi stare tranquilla.”.
Ora che so, aspetto volentieri i dettagli.

 

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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