fbpx
Un dizionario vago – parole strane

Un dizionario vago – parole strane

Parole strane, questa volta il mio dizionario vago lo affronto così. Ho indugiato prima di parlarne, per la premessa che ho fatto nella prima uscita del dizionario sulle parole costruite. Vi parlo di una delle mie parole, che nascono, credo, per l’influenza della mia lingua madre (a qualcosa si deve pur imputare). Forse è la parola più stramba ed è per lei che mi hanno suggerito (chissà con quale intenzione) di creare questo dizionario. Bando alle ciance, ecco a voi la parola:

Ri-ping-pong-are

La parola è nata in risposta ad un fastidio, per un’azione incontrata sempre più spesso. Torna con la facilità di una pallina da pingpong e sono certa che abbiate già capito cosa intendessi.
Questo gioco è abbastanza facile, tanto che ci si riesce anche senza allenamento (ovviamente non parlo di campioni ma di essere umani anche negati per lo sport in generale). Provare a pingpongare non è come sciare o lanciarsi col paracadute. Tant’è vero che un tavolo da pingpong si può trovare facilmente nei circoli, come le bocce, e da Tiger tra i giochi da tavolo (questo per sostenere la mia tesi di un gioco abbastanza semplice). La facilità sta anche nel fatto che l’azione della ripetizione è agevole di per sé, per questo il prefisso “ri” che ovviamente implica la ripetizione.
E allora perché ripingpongare se il gioco in sé prevede la ripetizione nel far passare – con il rimbalzo dovuto – la pallina da un giocatore all’altro?

Parole strane contro la noia

Non vi dà noia quando una persona ridice cose che sapevate già? Quando rifà la stessa azione banale che avrebbe dovuto evitare già due tentativi fa? Insomma, persevera nel rimandarvi addosso specialmente quel qualcosa che vuole farvi smanettare o ve la scarica semplicemente, come un’azione dovuta. Oppure lo fa per ricordarvelo a forza, “si sa mai serva” (chissà per quale motivo) o, nel peggiore dei casi, per ferirvi lo ripete lo stesso, nonostante lo sappia, nonostante ci abbia già provato e voi abbiate chiesto di non farlo o non dirlo più. Non vi dà fastidio? Questo modo di lanciare una “pallina” apparentemente leggera ma portando ripetutamente qualcosa di pesante?

Questo è il ripingpongamento. Uno sport che si diffonde con troppa facilità, lo si adopera come un fallo continuo. Una volta ho assistito a un corso formativo di un’azienda e il formatore/relatore continuava a ripetere ad ogni paragrafo la frase: “Mi sono spiegato?”. Il fatto che fosse retorico era confermato anche dalla mancanza di pause per eventuali domande, come alla fine quando è uscito dalla stanza come un razzo. La mia parola esisteva già, lui si era aggiunto a quelli che ostentano l’azione.

Tintili vantili

Nel parlare di sovrabbondanza mi sembra d’obbligo menzionare anche il detto italo-ceco Tintili vantili. Questo modo di dire allitterato proviene dal verbo latino tinnĭo , cioè tintinnare o tintinnire, che in questo caso si riferisce al suono delle monete. Vantili presumibilmente è una semplice distorsione aggiustata della parola “vantaggio”, quello di possedere il denaro e poterlo far tintinnare.  

Ad ogni modo in Cechia il termine, riferito alle sole monete, ha che fare con la richiesta di soldi in modo da non sembrare troppo pretenziosa o, nel caso se ne parli senza farla intendere, quando ci si riferisce a un’abbondanza eccessiva.

“Chi non trascura il soldo e il quattrino,
adagio adagio arriva allo zecchino”.
Detto italiano

“Un soldo risparmiato è un soldo guadagnato”
Paperon de’ Paperoni

Queste erano alcune parole strane del dizionario vago. La prossima sarà la volta delle parole difficilmente traducibili.

Leggi anche: “Tirare per le calze”

Lascia un commento

Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
Chiudi il menu