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Divieto di sputare e tanto altro

Divieto di sputare e tanto altro

… aveva intravisto la scritta del divieto di sputare nei corridoi, allora aveva chiesto il permesso all’agente che l’aveva in custodia di potersi avvicinarsi alla sputacchiera, poi accompagnato nell’ufficio della cancelleria, con la sua semplicità, aveva salutato bonariamente: “Auguro a tutti una buona sera“.

È una delle tante storie di “Švejk”, personaggio ceco dell’omonimo romanzo, inserito nell’ambito della letteratura antimilitarista e ribelle dei primi decenni del 1900 e tradotto in più di 120 lingue, dell’autore Jaroslav Hašek.

Un centinaio d’anni e il divieto di sputare

A quanto pare ancora nel 2020 si dovrebbero affiggere i cartelli con la scritta ‘Vietato sputare’. Bisognerebbe rispiegarlo a casa e a scuola, e intervenire per far cessare agli umani il ‘vizio del cammello’ per strada.
E se con i servizi igienici si misura il grado di civiltà è ancora necessario incivilirsi. Per esempio, gli abitanti torinesi del quartiere di San Salvario ne sanno parecchio a riguardo. Non solo il fine settimana durante e dopo la “movida”, e non è un problema solo di chi vive o commercia per la strada. Sicuramente è uno dei motivi per cui a San Salvario si tende a camminare in mezzo alla strada.
Perché a San Salvario, sui marciapiedi, in certi angoli, nelle vicinanze delle macchine e sopra di loro, al di fuori della portata delle pulizie comunali (e in questo caso non sarebbe comunque sufficiente un solo passaggio) permane il residuo dell’indecente comportamento umano.

COSA?!

Senza senso di decenza, senza ritegno, di giorno e di notte, con l’incontrollata necessità di buttare in giro l’esubero di saliva e l’’emissione esplosiva della corrente respiratoria’, di evacuare le vesciche e pure gli intestini. I marciapiedi e i parcheggi a testimoniare l’indifferenza nell’espellere le proprie infiammazioni con i propri microbi. In questo periodo nell’unione di virus e polveri sottili. Oltre al decoro della zona, stiamo parlando della sua salubrità!

E certo, ci sono anche i cani e a parte i ‘bavosi’, dove ovviamente c’è poco da fare, non li ho mai visti sputare. Eh, sì, certo, “escrementano” ma il cerchio torna dal’umano che educatamente provvede oppure no. Ci sono provvedimenti a riguardo, ma servono se i padroni non li rispettano? E comunque sono loro il problema in ambedue i casi. Azzardo ad affermare che tanti, vedendo dove passano e pensando: “tanto qui è tutto un cesso” se ne vanno come niente fosse. Perché, effettivamente, anche se di cani a Torino ce ne sono tanti, a confronto con gli umani…

I segnali contrastanti sono deboli

È come la raccolta differenziata, c’è chi la fa e chi dice: “A cosa serve se proprio qui, dove ci sono i locali, la zona è senza obbligo… dove il numero di bidoni sulla strada è insufficiente e il buon esempio si perde”.
Mi pare che ci siano cartelli non esposti e pure ben percepiti: “Venite, entrate e vincetevela pure”.

Un esempio della cosiddetta “singolare ordinanza” è quello del sindaco di Benevento che nell’estate 2019 “per la tutela igienico-sanitaria della collettività e dell’ambiente” poneva il divieto di sputare a terra.
Altre testimonianze, stavolta a Trento e Rimini dove sputare a terra si multa.

A Torino abbiamo l’ordinanza n. 2382 con il divieto di sputare e/o orinare nell’acqua delle piscine…  e l’ordinanza n.42 per migliorare la qualità dell’aria.

“Scusi, dov’è il bagno?” è una domanda che si può pronunciare al bar dopo aver consumato. Se però nelle stazioni, per esempio, i bagni sono a pagamento, perché non dovrebbero funzionare alla stessa identica maniera nei bar, se si dovessero mantenere in egual modo igienicamente idonei? Senza l’obbligo di prendere un caffè…

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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