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Cechia da bere – come e cosa

Cechia da bere – come e cosa

Vi potrebbe capitare di andare a bere qualcosa in Cechia. Avete fatto amicizia, masticate qualche parola di ceco, avete un nuovo partner locale, oppure avete il traduttore istantaneo. Potete risolvere diverse situazioni sia nel privato che negli affari ma nell’andare a bere in Cechia qualche problema lo potreste incontrare. Perché non tutti gli inviti ci sono come ci si aspetta.

Tanto per cominciare

Andare a una doppia rossa (jdeme na dvojku červenýho) nella lingua ceca non vuol dire avere un incontro con due donne e favorire la capigliatura rossa.
Significa andare al bar e avere la preferenza per il vino rosso. Molto semplicemente ordinare due decilitri, perché si prevede una bevuta non impegnativa. Altrimenti si dice di andare a bersi una bottiglia (lahvinka). Ovviamente, esiste anche il vino bianco e in tal caso si parla di andare “na dvojku bílýho“.

Oltre ad essere un invito informale, e nello stile della lingua ceca nell’utilizzo dei diminuitivi, il traduttore istantaneo non lo riconosce perché leggermente sgrammaticato (la versione corretta sarebbe bílého a červeného).

Comunque, non andrebbe evitato pensando erroneamente che bere vino in Cechia non sia una buona idea. La viticoltura ceca ha la sua importanza storica grazie al re Carlo IV, che con l’importazione delle viti ha sconfitto la povertà oltre a riconoscere l’impegno dei coltivatori di viti, che pure nel periodo comunista, seppur limitati, continuavano la loro attività. Oggi la testimonianza della loro eccellenza, per esempio, si può ritrovare nel marchio Cabernet Moravia premiato a Parigi come miglior rosé e Hibernal nella categoria dei bianchi premiato l’anno seguente.

Bere forte

Per l’amicizia, per mandare giù un incontro insoddisfacente o per il coraggio, in Cechia si può essere invitati ad andare a bere “un manichino” (na panàka). Questo significa prepararsi, proporzionalmente al problema e alla sensibilità individuale, a reggere una maratona di bicchierini di un liquore forte, paragonabile ai nostri shottini. Nessun veto sui quantitativi, pur serviti a piccole dosi.

Nella lingua ceca il nome di tale abitudine proviene dal tedesco das Stamperl/ das Schnapsglas, ovvero un bicchierino dove ci stava da bere per una “misera” moneta – quindi molto piccolo e senza gambo. Infatti così non si ribaltava e in ceco venne ribattezzato “panák” come un manichino di legno o uno spaventapasseri, infatti ambedue non dovrebbero cadere. Questo ovviamente non vale quando si riempie di liquore un manichino umano. Per il nome, rimasto al maschile, a noi donne è andata bene.

Oltre al consumo superalcolico di grappa o rum, conosciuti universalmente, in Cechia si beve anche la Becherovka. Un tradizionale liquore alle erbe di alta qualità, riconvertito in souvenir dai turisti subito dopo, o insieme, all’Absint, ovvero l’assenzio.
Quest’ultimo invece ha un tipo di consumazione diversa, va diluito in una quantità doppia di acqua, preferibilmente ghiacciata. Oppure appoggiando un cucchiaino con la zolletta di zucchero sopra il bicchiere d’acqua e versandoci l’assenzio sopra, infiammandolo successivamente. L’assenzio caramellato sgocciolerà nell’acqua pronto per essere consumato.  

Beviamoci sopra (“Á jdeme na to“)

I cechi quando decidono di andare da qualche parte, o a fare qualcosa, ci vanno sopra. La preposizione “na” fa da padrona. Così loro vanno sopra la gita, sopra le montagne anche a valle, sopra la decisione e mai di fronte, sopra una vacanza e via dicendo. E vanno anche “na pivo”, sopra la loro bevanda per eccellenza, la birra.

I cechi, me compresa, vi diranno che la loro birra è la migliore al mondo e non è una pura presunzione. Ogni anno nel mondo la birra ceca si piazza tra i primi posti sia nelle classifiche delle preferenze globali che nei concorsi ufficiali. Il testimone è il prestigioso concorso della degustazione della birra World Beer Awards.

“La produzione della birra è un processo complesso che comprende la miscelazione e l’ulteriore elaborazione di quattro elementi essenziali delle materie prime, tra cui malto d’orzo, acqua di fermentazione, luppolo e lievito. A determinare la qualità sono il gusto amaro, il sapore luppolato e la stabilità della schiuma”.

Spesso si usa dire di andare a bere la Pilsner, sinonimo della birra migliore. Lo è grazie all’utilizzo del luppolo purosangue Saaz, il numero uno considerato tale anche sul mercato mondiale. “Ecco perché le birre ceche sono così eccellenti e sane allo stesso tempo” dicono gli esperti e un ceco, se vi invita a bere una Pilsner, sa dove portarvi. Bisogna però fare attenzione, i bevitori di birra in Cechia soffrono di Cenosillicaphobia, paura patologica del bicchiere vuoto. In questo caso si parla di boccale da mezzo litro e arrivare a consumarne da cinque a dieci per un ceco è normalità.

Non è Coca cola

si chiama Kofola e di aspetto l’assomiglia. Ok, pure di gusto. La bevanda analcolica è stata creata ancora nel regime per sfruttare la caffeina in eccesso nella torrefazione del caffè e in alternativa alle bevande concorrenti allora non disponibili, Coca-Cola o Pepsi. Nella ricetta risulta la combinazione di 14 erbe, succhi di frutta e liquirizia. La popolarità della bibita è sopravvissuta ai giorni nostri, forse anche grazie alla scarsa attrattiva delle bevande non alcoliche in generale.
Insieme alla copia e l’originale Coca-Cola, in Cechia è largamente diffusa la consumazione del tè. A tal proposito si coltivano parecchie erbe anche sui balconi. Ultimamente sta prendendo molto interesse il Nasturzio – un miracoloso assassino di batteri. Tant’è vero che si utilizza anche in cucina. Oltre alla prevenzione e il suo potenziale come antibiotico ha la fama di essere una fonte d’energia superiore agli energy drink.

Bere sempre e sopra tutto

Dalla birra ceca sana al tè ‘tocca sano’ in mezzo ci sono fiumi di alcool, tante occasioni da non perdere per brindare, le nascite di nuove amicizie, incontri divertenti e rimedi post sbronza.
Anche queste ultimi sono nazionali. Per la teoria del chiodo scaccia chiodo panák e birra servono da antidoto a sé stessi. Il nasturzio, insieme a tante altre erbe e lo zenzero, con le loro proprietà super curative. I cibi grassi e il latte ghiacciato, soprattutto quando si fa lo sbaglio di bere senza mangiare e non bere acqua prima di addormentarsi. Ma il primato lo detiene la zuppa calda, e anche di quelle la Cechia è piena.

Oltre che da un nativo ceco c’è da farsi guidare da un buon istinto, mischiare le abitudini con prudenza e soprattutto non guidare dopo, neanche una bici:

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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