“Eh cazz…” era stata la sua reazione ai diversi messaggi, scoperti solo in quel momento. Come non poteva capire il silenzio, che presumibilmente non si sarebbe dileguato facilmente, Filippo non poteva nemmeno sapere che tutto era dovuto al suo parlare di Anna. Lei ora si trovava in quel silenzio tra lui e Lorenzo.

“Scusa, devo richiamare la direzione” aveva solo detto Filippo, allontanandosi dal loro tavolo dove fino a poco tempo prima stavano consumavano il loro drink in una serata da riempire.

Lorenzo non sapeva a quale delle due cause dovesse il suo malessere. Non era abituato a bere rum ma d’altra parte scendeva come smussato dal tasso alcolico. La sua indisposizione per quello che era venuto a sapere era prevedibile ma Lorenzo in quel preciso momento era rimasto interdetto da una presenza femminile entrata nel locale.

Lei, chi fosse,

si era chiesto mentre seguiva il suo spostamento deciso verso Filippo che avvistandola aveva chiuso la sua conversazione. Lorenzo partecipava al loro cordiale saluto ma la distanza gli impediva di sentire le parole che correvano tra di loro fino a quando si voltarono per raggiungerlo. Solo allora, quando aveva incrociato il suo sguardo, Lorenzo si era reso conto di averla fissata per tutto il tempo.

“Piacere, sono Carola” si era presentata con uno spiccato accento milanese. Lorenzo, presentato da Filippo, si era alzato con una goffaggine non propria allungando la sua mano e la sedia rimasta. Lei aveva accettato con disinvoltura e il cameriere che già di suo era efficiente, stava ai suoi piedi per l’ordinazione.

Lorenzo non perdeva

una sequenza con la coda dell’occhio, imponendo a sé stesso un comportamento consono che gli comportava uno sforzo inaspettato. Ora sentiva bene la sua voce e mentre Carola continuava a parlare con Filippo, che si era limitato a precisare che non sapeva del suo arrivo, srotolava i suoi impegni per la mattina seguente utilizzando solo le parole indispensabili. Aveva però usato anche la parola “tranquillo” perché nelle sue intenzioni non c’era di certo quella di sconvolgere la loro serata. Era lei ad aver deciso di chiederglielo personalmente, approfittando di una bevuta dopo il volo. Era partita praticamente direttamente dall’ufficio.

“Ogni tanto bisogna fermarsi, vero? – si era improvvisamente rivolta verso Lorenzo – Quindi lei è qui da stamattina? L’hanno avvisata che domani cominciamo in anticipo?”.

Carola

“Ciao Carol!” una nuova voce maschile aveva interrotto Lorenzo. Sopra di loro si era insinuato un gigante spagnoleggiante, abbronzatissimo e se non fosse stato all’interno di un abito elegante con i capelli freschi dal taglio preciso l’avrebbe visto piuttosto sopra una sella di una Harley. Comunque sia era l’opposto di Lorenzo. Aveva continuato a chiamare Carola con un familiare ‘Carol’ e senza troppe scuse se l’era portata via.

“Eh, il nostro programma di domani è andato a farsi fottere – Filippo aveva rotto per primo il vuoto – già dalla mattina presto sarò in modalità ‘a disposizione’ della grande capa, mi dispiace amico.”.

Lorenzo di fatti non era un motociclista, che a questo punto avrebbe centrato un pugno per chiudere qualsiasi altra parola sarebbe potuta ancora uscire dalla bocca di Filippo. Aveva semplicemente finito il suo bicchiere e si era congedato con un altro “Tranquillo”, perché tanto lui era stanco ed era meglio che andasse a dormire, il suo volo si era fatto proprio sentire.

Aveva pagato

al bar anche la consumazione di Filippo e stava elaborando l’idea di tornare in riva al mare per farsi una nuotata notturna. Aveva aperto la porta del locale e intravisto ancora Filippo che stava parlando con un anziano, l’unico a bere da solo.

Appena uscito, Lorenzo si era trovato in mezzo alla frase di Carola. Stesso tono di voce, stesso significato incomprensibile: “…erano nell’aria dalla fine dell’anno, non credere.”. Senza farci caso, Carola si era spostata per spegnere la sigaretta poco distante dall’uscita. Lorenzo si era trovato a tu per tu con il motociclista travestito. Aveva ricevuto il ricambio di una “Buonasera” e allora Carola si era girata aggiungendo il suo “Di nuovo” ma Lorenzo aveva sentito che la pausa tra ‘di’ e ‘nuovo’ non era la solita. Lei stava ferma di fronte alla luce dell’entrata del locale e sembrava che i suoi occhi brillassero. La sua statura era precisa, l’unica differenza stava nel taglio di capelli, quasi maschile, ma anche loro erano biondi. Mentre la sorpassava veniva di nuovo pizzicato dal suo forte profumo.

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by Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.

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