Io e la cannabis a San Salvario

Io e la cannabis a San Salvario

Cannabis, fine estate 2019. Certe notizie passano di striscio. Ci siamo disabituati a sentire quelle liete perché si sa, è la tragedia che fa ascolti. La ‘buona’ notizia riguarda lo sdoganamento del commercio di cannabis mentre io non avevo realizzato che avesse dei ‘problemi’. L’ho saputo per via di una ricerca di ricette…

Dall’inizio

Devo tornare a circa un anno fa. Chi mi conosce sa quanto io sia curiosa, entro spesso negli esercizi nuovi che trovo, a volte per gli esercenti stessi. Così è stato anche quando ho visto un negozio in San Salvario, nuovo di zecca, con una parola nell’insegna ancora pronunciata con timore, diciamo dai quarantenni in su.
La parola in questione era “cannabis”. In sé, in un quartiere pieno di faccende stupefacenti, e non essendo l’unico, non avrebbe dovuto suscitare tante meraviglie. L’insolito, a mio parere, era l’allestimento dovuto senz’altro all’esercente milanese, molto “business”, anche nello spiegare e soprattutto nel vendere, ma è una caratteristica anche dei venditori stranieri. Il suo accento invece, nella zona di San Salvario, aveva sì del singolare.

Esperienza cannabis

Quando circa un anno fa sparsi la notizia di un’offerta nuova, del tutto legale, di tantissimi prodotti dagli svariati utilizzi come i semi (decorticati ovviamente) e l’erba (con percentuale di THC e quantità consentite), tanti pensavano che la stessi fumando io proprio in quel momento, magari avendola ottenuta da fonti diversamente raccomandabili. No, no, non stavo sparlando, avevo ribadito fornendo l’indirizzo. Dopo di che ci ero tornata accompagnata, curiosa di vedere la faccia di chi non ci aveva creduto. Anche se all’inizio avevo un po’ di risentimento per la mancanza di fiducia, è stato divertente. L’effetto di vedere quel prodotto, un tempo considerato normalissimo e successivamente additato, nelle confezioni commerciali in un negozio di un certo stile, faceva effetto.

Così in quell’occasione ho fatto un acquisto pure io, la farina per fare il pane. Adoro il pane, farlo non è tanto complicato e non è stato difficile convincermi. D’altronde le maschere di bellezza, lo shampoo alla cannabis, le creme e le bevande non m’incuriosivano particolarmente. La scatola di latta contenente la farina mi piaceva, già per idea di non avere problemi di conservazione e per la lunga scadenza. Per un po’ di tempo la latta era rimasta in bella vista nella mia cucina suscitando la curiosità degli ospiti, intrattenuti con la descrizione dell’acquisto. Dopo un po’ ha lasciato il posto ad altre urgenze (la cucina è piccola) ed è stata depositata in dispensa.

Fino a ieri.

Nella breve vacanza di questo agosto ho avuto delle piacevoli conversazioni tra cui una che riguardava il pane e il piacere di farlo in casa. La giornata seguente il ritorno nella calda città, ho ricevuto in regalo la pioggia da Torino e il temporale è stato l’occasione di poter accendere il forno. In fondo al mobiletto della dispensa la mia latta aveva aspettato questo momento. Ricordata giusto in tempo, per la sua scadenza di fine settembre.

Spesso ho fatto sia il pane che la pizza e presumevo di poter fare a meno della ricetta anche se non cucino più tanto spesso. Ho cominciato con la ricetta di base (farina, lievito, acqua) e l’unica cosa che ho pesato è stato il lievito (madre, bio, secco) per fare la giusta proporzione. Solo che una volta impastato, qualcosa non mi quadrava. La visione di questa pagnotta abbastanza scura e compatta mi faceva pensare se l’impasto dovesse avere questo aspetto. Il dubbio era sugli effetti collaterali: mettersi a cantare e ridere o qualcos’altro… la prima volta che avevo fumato avevo riso tanto, la seconda non aveva avuto alcun effetto e mi era stato contestato che non la sapessi fumare. Comunque ero più preoccupata per gli altri, se preparando qualcosa in modo sbagliato qualcuno sarebbe stato male?

Conta la giusta misura

Quindi sono andata a fare una ricerca approfondita su internet. Ho consultato cinque ricette per decidere la proporzione della correzione che dovevo fare. Il pane, per cui non ho utilizzato tutta la latta di farina, andava impastato con due farine, diciamo la “solita” e quella di canapa in minore percentuale. Ahimè, ho dovuto consumare tutta la farina che mi trovavo in casa per aggiungerla a questo primo impasto, non arrivando ancora alla proporzione giusta, che sarebbe 4:1.  Il lievito risparmiato ci è finito tutto dentro. Poi ho lasciato lievitare la farina in completa solitudine. Avevo già le mie preoccupazioni per le prossime sfornate esagerate, e la conseguente necessità di congelarlo…

E pensare che non stavo seguendo le notizie. Ormai da tempo avevo fatto caso al negozio chiuso e l’unica cosa che avevo pensato era che il gestore milanese non avesse trovato la terra del quartiere multietnico abbastanza fertile per i suoi affari, sopraffatto dal business locale…

La notizia cannabis

Durante la mia ricerca per le ricette ho intravisto le notizie riguardanti i negozi di cannabis e ho scoperto che tanti hanno chiuso o rischiato la chiusura dopo una sentenza della Cassazione sulla cannabis light.
Ci mancava solo una farina fuori legge… in ogni caso non sopporto buttare cibo e soldi, perché la farina non costa proprio poco.

Per fortuna, come ho detto all’inizio, ogni tanto una buona notizia arriva. Oggi questo pane ho potuto farlo senza commettere un reato 😉

Pane, farina, cannabis

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Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.
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