Marta non solo sapeva che Lorenzo era sull’isola di Anna, mentre lei ne era ignara, come di tante altre cose delle quali lei l’avrebbe dovuta mettere al corrente. Veramente Marta gliene avrebbe voluto parlare ogni volta che si erano sentite, solo che lo doveva a Lorenzo che le aveva chiesto di non farlo. Oltretutto stavolta Marta avrebbe dovuto dire tutto subito e anche a modo…

Solo che lei era troppo contenta per il successo nella conclusione della separazione e dall’altra parte si aspettava di chiamare Anna ad incontro con lui avvenuto. Non poteva immaginarsi che Anna sarebbe partita improvvisamente dall’isola. Ormai era nella modalità “ora finalmente posso dire e parlare con Anna di tutto”. Invece Anna aveva chiuso la comunicazione e ce l’avrà a morte con lei!

Se da una parte per Marta era un bene, perché se avesse dovuto dirle tutto subito, proprio adesso che Anna stessa è impossibilitata a confrontarsi con Lorenzo, chissà che ne sarebbe venuto fuori ancora! Come minimo non avrebbe parlato con lei per un bel po’. Sarà veramente incavolata, anzi, trattandosi di Anna sarà proprio incazzata. Ma cosa sarà andata a fare, così inaspettatamente, a Bratislava?

Mentre Marta rifletteva su quando sarebbe stato opportuno richiamare Anna, lei invece era in modalità ‘fermo immagine’. Una specie di trans. La notizia che aveva appreso da Marta la sentiva come una pugnalata da una persona da cui non se la sarebbe mai immaginata, della quale si fidava come di nessun altro e la quale doveva essere l’unico appoggio in Italia dove comunque un giorno sarebbe tornata. Un giorno, possibilmente più avanti, quando sarebbe stata sicura che Lorenzo fosse un problema sepolto.

Bratislava

Il primo movimento di Anna fu quello di spegnere lo smartphone e metterlo in tasca. Poi si guardò attorno per potersi sedere da qualche parte. A differenza di quando ci stava da ragazza erano cresciuti locali di ogni specie. Scelse un bar a caso, bastava trovare un posto libero. Una volta che le portarono un bicchiere di vino si sentì come fosse in un rifugio mentre fuori si scatenava una bufera. Cercava di raccogliere i propri sentimenti, fissava i quadri sulle pareti con i luoghi importanti della Slovacchia. I Monti Tatra, il Castello di Bratislava. Come doveva interpretare il senso della notizia di Marta? Voleva farlo?

Aveva già passato una notte lì, da quando era arrivata a Bratislava, aveva prenotato in un albergo decisa a non andarci direttamente. Prima voleva risentire le consonanti accentuate e camminare senza senso, respirare quell’aria con gli odori che ricordavano i tempi della fanciullezza e anche, lo ammetteva, prendere il coraggio necessario per suonare alla porta dove era cresciuta.

Le tremava un poco la mano mentre alzava il bicchiere e per un momento si pentì di non aver ordinato uno slivovitz, un forte liquore slovacco, praticamente una grappa. Come se lo fosse aveva mandato giù tutto, per fortuna il vino era abbastanza corposo, pensò un attimo. Scosse la mano e fece un lungo respiro, poi decise di pagare.
Fuori si era appena alzato un po’ di vento ma Anna non ci badò, ormai era arrivata fin lì. Erano passate diverse settimane da quando aveva iniziato a provvedere lei a sé stessa e quel viaggio doveva avere un qualsiasi senso. Non sarebbe stato influenzato da Lorenzo e Anna non aveva intenzione di occuparsi di lui proprio ora. Proseguiva sulla strada con passi altrettanto decisi, non voleva cambiare nulla e la casa ormai era poco distante.

Anche se l’aveva nella mente da parecchio tempo e non poteva essere certa di quanto avrebbe potuto attuare questo faccia a faccia, a Natale le era arrivato un input. Aveva visto una bambina russa giocare con il padre e capì che non poteva più rimandare, doveva partire per Bratislava appena possibile.

Voglia di essere libera

Nella pianificazione del viaggio era consapevole dell’eventualità di non trovare nessuno a casa, o che addirittura sua madre potesse aver traslocato. Forse una parte di lei lo sperava ma venne premiata quella parte di lei che aveva cominciato a lottare per potersi sentire libera.

La porta si era aperta quasi immediatamente, accompagnata da un abbaio. Di fronte a lei Anna si era trovata il viso che anche dopo tanti anni non poteva perdere familiarità.
“Anna, ragazza, sei tu?” una donna sorpresa e Anna, che ignorava il continuo abbaio proveniente dal basso, stavano una di fronte l’altra. Una figlia che guardava dritto negli occhi di sua madre. Lei altrettanto, un estratto dell’est che non prevede abbracci ad ogni occasione, neanche per una evidentemente incomparabile.

Anna l’aveva seguita all’interno dell’appartamento dove si era trovata con un altro viso conosciuto. L’uomo si era abbassato cercando di prendere il cane. Era l’unico che continuava a produrre una comunicazione anche quando l’uomo con dei movimenti maldestri gli aveva messo un guinzaglio. Poi si era rialzato con il cane in braccio, l’aveva sovrastato alzando la voce, dicendo che loro sarebbero usciti per lasciarle parlare.

Anna stava pensando a suo padre, non a quest’altro uomo trovato lì inaspettatamente, ma d’altronde l’improvvisata era soprattutto sua. Lei era decisa a sistemare quello che andava sistemato, nonostante tutto quello che si trovava di fronte. Anzi, mentre in passato si era preparata a tutto il peggio possibile, ora le sembrava che sarebbe potuto diventare più facile, allora si era messa comoda.

“Ragazza, cara, hai fame?”.

“No, sono venuta a parlare.”.
“Sì, certo, ma ho fatto il tuo piatto preferito…”.
“Magari dopo…”.
“Allora vuoi bere qualcosa?”.
“Questo sì, hai lo slivovitz?”.

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by Veronica Petinardi

Da sempre mi piace scrivere, raccontare e condividere. Già quando vivevo a Praga, dove sono nata, producevo un’infinità cartacea di diari e fogli scribacchiati. Scrivevo a macchina i testi universitari e mi chiedevo in quanti li avrebbero capiti. Per questo diversi anni dopo, quando ormai vivevo in Italia, ho cominciato a scrivere per gli altri, con il mio stile semplice, anche o forse appunto perché intanto avevo vissuto una vita difficile.Ho aperto il mio primo blog (quel tipo schivo di notorietà) quando tutto era più che altro un gioco e non passavo ancora le ore ad imparare a capire come si fa sul serio. Anche se apprendere tutti i meccanismi è più difficile di quanto avessi anticipato con la mia gavetta e lo studio, la voglia di scrivere ha vinto con la forza per questa nuova avventura di “Parole di legami”.La vita mi ha insegnato che ad ogni problema c’è una soluzione e la condivisione è la cura migliore, ecco perché scrivo per te.

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