Dove sono nata io il numero due era il numero perfetto. Sarà stata la volontà di far sentire al povero gregge, quello che pascolava nella Repubblica Ceca di allora, che non mancava la possibilità di una scelta.

Nel percorso si doveva seguire la corrente imposta dai “diecimila privilegiati”, così erano denominati  i detentori del potere. Il numero due, esiguo, non affaticava il governato. La scelta per eccellenza era la decisione di stare ‘dentro’ o farsi tagliare ‘fuori’. Detto così non ha lo stesso peso di come invece era inteso: o sei con noi o sei contro di noi.

Il popolo applicava la possibilità del due a svariati aspetti della vita di tutti giorni. Crescere senza la confusione della molteplicità è stato facile, aiutava a creare ricordi indelebili.

Due gusti: vaniglia o fragola

Una pasticceria in piazza nel periodo estivo faceva anche il gelato. I gusti erano due. Le gelaterie come tali non esistevano ancora e il gelato artigianale era disponibile in un gusto cremoso o fruttato. Camminando per la strada ero quasi decisa ma appena dentro, invasa dai profumi della pasticceria, diventavo insicura. Quell’inconfondibile miscuglio di caramelle e dolcetti. Ricordo ancora dietro un’alzata di vetro sul bancone i coperchi rotondi di latta sopra i contenitori di gelato alla vaniglia e alla fragola. Il gusto fruttato rossiccio di fragola o giallino cremoso alla vaniglia erano le alternative.
Mi avrà segnata? Certamente. Nelle gelaterie italiane ancora oggi devo mettermi in seconda fila per avere il tempo di scegliere tra un’offerta così complessa.

Placare la sete con due bevande

In un negozio di alimentari avevano due bottigliette di succhi davanti alle corrispondenti file sullo scaffale. Una di pomodoro, rossa come la prevalenza degli abbellimenti della città, una di mirtillo, di colore blu, che gli occhi notano per primo. Tutti e due i gusti erano dolci ma quello di pomodoro sconfinava nel salato. Noi non sapevamo niente della politica, avevamo solo sete. Se eravamo vicino a casa bevevamo l’acqua del rubinetto perché a quell’epoca non si vendeva ancora.

Due tipi di pane

Per me non c’è stato e mai ci sarà un profumo più invitante di quello del pane. Allora in panetteria, o nel reparto pane, pane e panini erano suddivisi negli scompartimenti di legno. Anche se avevano già le fantasiose aggiunte di cumino dei prati o semi di papavero, per esempio, e le versioni d’impasto per un tipo di baguette francese e per il pane nero comune con farina di segale o integrale, alla fine si trattava di scegliere semplicemente tra panino bianco o nero.

Noi ascoltavamo i genitori, la maestra, la voglia di svago e la fame. In ordine variabile secondo la prevalenza della necessità o dei doveri. Sempre il numero due era. Non semplice ma semplificato. Oggi è un po’ come guardare una foto in bianco e nero per poi confrontarla con la versione a colori. Non può esserci nostalgia delle opzioni limitate, è una storia di opportunità perse con la possibilità di misurarsi nelle complessità.

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