Marta aveva parcheggiato vicino al bar, il solito parcheggio usato altre volte. Decide di pagare fino allo scadere.

Per prima cosa Marta può avvistare solo le spalle. Michel sta in piedi vicino al bancone, lo stesso della prima volta. Parla con il barista e non si accorge subito della presenza di Marta. Giusto il tempo per lei di fare un paio di considerazioni riguardo la sua statura non eccessivamente alta. Porta una giacca che non copre della magrezza ma nemmeno è tirata su dei muscoli montati in palestra. I capelli sono nerissimi con un taglio molto corto.

Marta → Michel

Con questa prima occhiata Marta finisce l’ispezione, la sua attenzione viene catturata dal sorriso di Michel che si è girato dietro lo sguardo del barista. Frettoloso il saluto da entrambi e altrettanto l’avvicinarsi di Michel a Marta con la proposta di fare due passi. Lei non obbietta nulla, impossibilitata dal suo saluto, appena sfiorata sul viso. Questo contatto fisico, diverso dalla stretta di mano dell’ultima volta, la trapassa con la forza della sua presenza.

Il suo odore profumato, la morbidezza e delicatezza nel suo approcciarsi dovevano essere immediatamente attenuati dal movimento dei corpi all’aria aperta. Un gennaio avanzato e seppure il lago già vanti un clima mediterraneo, quest’anno anche qui è più che particolarmente temperato.

Michel → Marta

Michel non ha bisogno di soffermarsi sull’apparenza di Marta, perché il suo occhio clinico aveva già esaminato a sufficienza la sua corporatura quando l’aveva vista quella volta mentre lei al bar aspettava un altro uomo. Anche se allora la sua intenzione era rivolta a voler conoscere Anna, lui è abituato a scrutare la fisicità e il modo di abbigliarsi femminili. Se non si tratta di una cliente abituale ha ben pochi minuti per individuare i bisogni della donna che entra negli store di cui si occupa.

Marta appartiene a quella categoria di donne che entrano nel periodo dei saldi sperando di trovare un capo da poter sfoggiare in un’occasione particolare. Lei non fa parte del gruppo di donne che vengono ogni cambio di stagione ma vuole sentircisi dentro almeno qualche volta.

Infatti quel capo diventerà un Venerdì isolato fino a qualche saldo successivo, quando verrà affiancato ad un altro naufrago di una collezione più giovane. Avranno in comune una storia differente dai capi comuni. La disparità per la loro creazione e la loro struttura, per questo ci vorrà sempre un grande coraggio nel portarli insieme al resto dell’armadio.

Ci sono donne audaci che hanno una buona dose di fantasia, di solito si trovano in numero considerevole (oltre che nelle grandi città nei periodi delle sfilate) all’altro capo del mondo. Si sta avvicinando il periodo della vacanza di Michel e il suo coraggio in questo momento consiste nel pensiero che a Marta un viaggio del genere potrebbe fare bene, oltre alla sua guida, ovviamente.

Una passeggiata corta,

alquanto formale sia nei gesti che nelle parole dette, a quanto può sembrare, a sufficienza. Nulla da approfondire, né di come si sia passato l’ultimo dell’anno e neanche sul futuro immediato, galleggiante attorno ai loro passi, tiepido e quasi introverso. Ad un certo punto Michel interrompe le contemplazioni di sottofondo ad entrambi indicando un vicoletto che svolta all’interno della strada.
“Là c’è un localino più riservato, ti va se ci fermiamo?”.
L’intenzione di Michel è semplice, il bar dove hanno deciso di trovarsi gli pareva appropriato perché era là che si erano conosciuti, ed era più elegante che trovarsi sul parcheggio. Dall’altra parte c’era il bar che lui frequenta solitamente perché è vicino al suo lavoro e quindi non adatto per passare del tempo con una donna.

Stare vicino

Per Marta sarebbe utile questa spiegazione, perché l’aggettivo del ‘riservato’ non lo percepisce come un dato positivo. Dopo la passeggiata, che reputa casta perché hanno camminato come due semplici conoscenti, seppure da una parte lo apprezzi dall’altra sente la mancanza di quel qualcosa che si era creato durante le attese e dai rimandi nelle comunicazioni a distanza. Quando si era già creata una certa complicità e la voglia di stare vicino era quasi palpabile.

Durante il tragitto da casa sua aveva sentito una forte agitazione per questo appuntamento ormai desiderato forse da troppo tempo. I suoi sogni su un amante che la visitava di notte avevano acquisito le sembianze di Michel e il bacio del saluto aveva accentuato parecchio il desiderio. Le sue aspettative si erano moltiplicate e anche se aveva bisogno di calmarsi, la sua fantasia aveva sfornato un’idea di pochi passi vicino al lago e un abbraccio con un bacio vero. Praticamente subito.
Ora invece si sente come se dovesse essere nascosta ed è anche un po’ delusa da questo approccio così asciutto, spersonalizzato.

Entrano in un bar arredato con un forte senso artistico e decisamente comodo con le sue poltroncine, in stile francese ma imbottite, posizionate sempre ad una distanza a Marta non gradita. Una volta accomodata deve ammettere di sentirsi, se non altro, tranquilla. Lascia ordinare a Michel l’aperitivo decisa a pensare che l’approccio di lui provenga da una parte del mondo a lei sconosciuta e a scoprire con calma dove questo suo comportamento corporeo, così cauto rispetto a quello praticato durante la loro comunicazione eterea, li porterà.

Leggi di Michel anche in “Udienza”

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