“Sono slegata, sciolta, libera.” pronuncia tranquillamente ogni equivalente significato del suo stato, corrispondente alla sua espressione. Gli occhi canzonano il movimento del capo, alza la bottiglietta come un punto sulla dichiarata conferma.

È appoggiata sul rialzo del terreno, il suo piccolo rifugio alla fine della spiaggia. Solo loro due e i battiti dell’acqua.

“Però è stata dura – dice subito dopo aver inghiottito la sua bevuta – ti ho già detto che mi sono trovata davanti una vita vuota, da un giorno all’altro è sparito tutto, ricordi?”.

Oggi rido

“Sì” Anna come al solito non espande la conversazione limitandosi al semplice consenso di chi fa bene il mestiere dello spettatore.

“Oggi ci rido sopra” Caterina affonda i talloni nella sabbia e racconta
come se fosse una barzelletta una delle sue esperienze del quotidiano dissolto. “Sai, c’era una donna alla cassa che teneva un accappatoio come con un certo timore che glielo portassero via, mentre l’uomo rompeva con la tiritera di quanto costasse quel morbido coso, che lei prima gli aveva comunicato un prezzo diverso, ‘invece ora guarda quanto costa!’”.
Caterina imitava teatralmente la scena alla quale aveva assistito tempo addietro, quando era ancora ‘legata’ al suo uomo. Anche loro quel giorno avevano fatto la loro spesa, come tante altre coppie che vanno a fare shopping per la casa e poi magari sulla strada del ritorno si fermano a mangiare una pizza.

Non mi riguardava

In macchina avevano commentato quei due visti alla cassa. Caterina sosteneva che i soldi servono per essere spesi, nient’altro. Lui invece si era messo dalla parte dell’uomo, anche perché non erano più tanto innamorati, loro due. Lui sosteneva che senza soldi non si fa nulla ma era d’accordo che quella donna aveva un’espressione infelice.
“A dover subire un processo in pubblico per un prezzo, non si sta allegri.” aveva concluso con la solita battutina, lui.

“Io gli ho detto che al posto di quella donna l’avrei lasciato lì, quel bell’accappatoio rosso, e solo oggi aggiungo che ci avrei lasciato anche lui. Allora non si trattava di me, mi era dispiaciuto per lei ma poi basta, pensavo a che pizza ordinare.”.

Ma dai, su

“Sì, certe cose le puoi capire solo se ci sei dentro.”.

“Ma perché gli uomini quando è finita tirano fuori il loro peggio?”.

“C’è chi dice che la fine del rapporto la considerino una perdita di potere, allora si incazzano di brutto.”.

“Anche il tuo ha fatto così?”. Anna aspetta a rispondere, solo che Caterina insiste con ‘ma dai, su, siamo amiche’. Eccede un po’ con il buon umore, o forse si tratta del livello di birra consumata. Si mette a fare battute anche per il regalo ricevuto da Anna per Natale, un ‘sigillo della loro complicità da coinquiline’.

Il sole sta per toccare le onde. Anna pensa che il regalo doveva risultare carino e soprattutto utile. Caterina è sempre in acqua. Non era stato nemmeno semplice farselo spedire, un piccolo inconveniente dello stare su un’isola.

“Dai, allora, il tuo era vendicativo?”.
“No, ha smesso di presentarsi.”.

Essere slegata, libera

“Ok, ora siamo donne libere in un anno nuovo, fammi vedere le tue novità su Tinder.”.

La luce rimasta attornia le foto, giusto quelle due o tre che possono sembrare interessanti secondo Anna, anche se il suo giudizio rimane sulla superficie, del resto perfettamente allineato con i social.

Per Caterina è insoddisfacente: “Come fai a sceglierne uno tra così pochi?”. Il suo tono scandalizzato viene accentuato con la sconsolata scoperta dello zaino privo di altre birre a disposizione.
Anna si alza, sente la voce di Lorenzo arrivare da un lontano ricordo:
“Il vino va sorseggiato, non è come farsi una birra.”.

“Sai cosa? Dovremmo spostarci, ne berrei un’altra anch’io!”.

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