Teodoro chiama il ragazzo: “Abù!”, il nome intero faceva fatica a pronunciarlo e così aveva semplificato il problema affibbiandogli questo nomignolo.

Il ragazzo arriva, con calma come sempre, e anche con il sorriso. Sono le sue due caratteristiche più spiccate, ovviamente oltre al colore della pelle ma a questo nessuno ci bada qui. Teodoro invece continua ad essere infastidito da due cose di Abù. La prima è quella sua lentezza, per l’appunto. Non riesce a concepire che un ragazzone così ben messo nella vita se la prenda con tanto comodo.

“Che succede?”

chiede lui finalmente arrivato e Teodoro sa che giungerà pure il suo secondo fastidio appena dopo che gli avrà chiesto qualcosa. Stavolta si tratta di andare a rimuovere le foglie per terra vicino la rimessa.
“Ma se non ci va nessuno!” obbietta subito Abù come da copione.  Non lo fa per innervosire Teodoro, al quale vuole bene, ma perché pensa che sarebbe meglio fare le cose necessarie e lasciar stare quelli che non servono. Non è un ragazzo pigro, solo pensa a ogni azione prima d’incominciarla. Del resto, glielo hanno insegnato già da piccolo.

Teodoro e il rispetto

“Ci andiamo noi, è già sufficiente,” risponde Teodoro seccato. Per non dargli la possibilità di replicare aggiunge subito che potrebbe avere più rispetto per i suoi sessant’anni suonati, perché su queste foglie si scivola facilmente, ce ne sono rimaste ancora tante.

“Ma cosa suoni tu?” gli risponde ridendo il ragazzo, non per mancargli di considerazione, affatto, è che lui ride sopra a tutto, o quasi. Teodoro è convinto che il ragazzo non perda l’occasione per rifarsi per il dover eseguire gli ordini prendendolo in giro, perché la voglia di lavorare gli esce proprio dalle orecchie! Ci vuole pazienza e probabilmente grazie all’età d’entrambi Teodoro stavolta lascia perdere.

La verità

è che oggi sarà lunga. A quest’ora ormai ci sarebbe dovuto essere il culmine dei preparativi per il pranzo. Aveva portato le ultime due stelle di Natale come aveva chiesto Angelina e ormai si sarebbero dovuti cambiare per il pranzo. Alla tenuta per il pranzo di Natale si fa una grande tavolata e tutti mangiano insieme. Solo che oggi Lorenzo aveva chiamato dicendo che avrebbe tardato e tutto era stato fermato.

Il mondo cambia, si penserebbe che finito il suo sacerdozio Lorenzo sarebbe stato più presente, ma tutt’altro. Teodoro pensa che ci sia di mezzo la questione di quella villa che erano andati a svuotare e della macchina che riposa nella rimessa. Però non sono affari suoi. Lui è abituato ad avere occupata la sua giornata e anche quella del ragazzo.

“Sai, il pranzo di oggi è stato posticipato – annuncia ad Abù – allora ho pensato che potevamo approfittarne per sbrigare qualcosa rimasto indietro. Dai, poi ci gustiamo il Natale ancora di più” aveva aggiunto con tono bonario e invece di ritrovarsi un’altra risposta scherzosa, Abù gli risponde in un modo inaspettato:
“Tanto è sempre un pranzo” dice serio, e Teodoro fa caso che nei suoi occhi manca la solita scintilla.

Un tasto fuori

Fa un conto rapido e si rende conto che Abù sarà qui da un anno solo a gennaio, quindi l’anno scorso non c’era ancora. In un primo momento pensa che il suo cambio d’espressione sia dovuto alle sue esperienze vissute durante il viaggio per venire in Italia o a qualche ricordo del suo passato che gli fa ancora male. Cerca di usare un tono il più accomodante possibile e gli spiega che questo pranzo è più speciale, perché a Natale si mangia tanto e si sta tutti insieme. Aveva invertito appositamente l’importanza per non toccare qualche tasto dolente e Abù lo sorprende ancora:

“Che cosa significa ‘Natale’?”.

Teodoro rimane spiazzato. Presta servizio in una casa dove non si sarebbe mai immaginato di sentire questa domanda. Tanto più il giorno stesso dopo tutti i preparativi precedenti. Il ragazzo pure aveva aiutato durante tutti quei giorni. Aveva sentito la parola di Natale quando avevano risistemato la siepe, quando avevano pulito i prati e quando avevano portato gli addobbi floreali. Per non parlare del muschio per il presepe. Teodoro non riesce proprio a capacitarsene.

“Cosa vuol dire? Non sai cosa significa ‘Natale’?”
“Te lo chiedo per quello, no?” gli risponde Abù con evidente sincerità. Teodoro sempre per la sua età pensava di averle viste tutte ma dover spiegare il senso del Natale a chi non lo sa… si toglie il cappello e dopo una grattata sulla chioma rimasta sa che dovrà avvalersi d’un aiuto: “Per questa cosa è meglio che andiamo in cucina da Angelina. Ci sediamo con il tè e

Te lO raccontiamo.

Teodoro aveva delle conoscenze piuttosto approfondite che riguardavano la Bibbia e si era anche informato sul Corano perché voleva capirne le differenze. Poi aveva anche sentito delle notizie su quale fede con il suo insegnamento sarebbe apparsa per prima. Si ricorda ancora oggi quando si era rivolto a Lorenzo per questo. Una di quelle pochissime volte in cui gli aveva chiesto qualcosa e solo perché solo lui avrebbe potuto schiarirgli le idee.

Avevano fatto una bella chiacchierata, lo rammenta. Perché Lorenzo di qualsiasi argomento trattasse aveva sempre lo stesso atteggiamento: piuttosto di uno che ‘racconta una storia’ che non quello di un prete che sa di saperla lunga. La frase rimasta impressa a Teodoro era stata quella conclusiva, di quando Lorenzo gli aveva chiesto: “Adesso è cambiato qualcosa?”.

Ora Lorenzo non c’è e Teodoro entrando dal retro spera che Angelina non si sia inventata anche lei qualche lavoretto supplementare. Trova la cucina piena e Angelina che taglia il panettone e vedendoli esclama:
“Finalmente, mancavate solo voi!” ed è proprio vero, perché in cucina c’è pure la signora Magalli.

 

Teodoro e suoi compiti

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