180 giorni siamo buoni “Il giorno di Natale siamo più buoni, sì è una convinzione, la sentiamo dentro di noi, magari quando si passa vicino alle vetrine colme di offerte luccicanti! Sarà una diavoleria dell’abbondanza che stroppia?”.

La domanda in coda, alzando parecchio il tono della voce, risuona all’interno della chiesa e non è ancora finita, perché il sermone ha in riserbo un altro rimarcare.
“Siamo veramente certi di essere buoni spendendo il denaro? Di nuovo e ancora!”.

Lorenzo indossa un abito borghese, ovviamente, è seduto in una delle ultime file e aspetta che la predica finisca sul serio. Non è questo il suo stile ma tanto che importa? Ormai è una questione passata. Non è qui neanche per un fatto nostalgico ma per incontrare il suo tutore, il tramite negli affari tra lui, Lorenzo, e la Chiesa.

Mentre aspetta che finisca di tuonare contro i fedeli spendaccioni e chiedergli offerte per la chiesa, avverte uno strano sentore dentro di sé. Per la prima volta sta seduto tra i credenti in mezzo alle file, nella parte opposta, durante lo svolgimento della messa. 180 giorni siamo buoni 

Quasi per davvero avrebbe voglia di confessarsi ma non è quello che deve dire oggi, riconfermare ancora di non aver cambiato idea. Lorenzo vorrebbe dire quanto si senta deluso da questa Chiesa così lontana, così fredda e all’ombra della vita. Di come non gli piaccia il suo puntare su un male esterno, di come trascini tutto quello che sta all’interno e predichi. Lasci i fedeli statici nei banchi delle abitudini, ignari di tante cose che sono avvenute e altre che succederanno. Tutto quello che la Chiesa sa e dovrebbe essere pubblico infastidisce Lorenzo che nel suo esercizio aveva sperato fino all’ultimo nell’avvenire di cambiamenti importanti.

Non è pretenzioso, nel suo operato è stato umile ma cercando di andare al passo con i tempi. Intanto l’addetto con il cestino per le offerte aveva cominciato a girare. Lorenzo aveva insistito per mettere il cestino delle offerte all’uscita dalla Chiesa. Non gli piaceva che si facesse il giro tra i banchi. Un’offerta la reputava un’azione intima, personale, da non compiere davanti a tutti tintinnando con le monetine. Chi ne aveva poche le avrebbe date anche dopo, diceva.

Infatti anche le persone che avevano da dare bisognava andarle a trovare personalmente. Quando era necessario raccogliere molto mica avrebbero lasciato la cifra nel cestino.

abbandono 180 giorni siamo buoni 

Per Lorenzo i soldi erano un ostaggio. Rappresentavano la sua presenza nel seminario e il nome della famiglia per la Chiesa. Finché il padre era in vita, Lorenzo aveva solamente studiato l’economia, poi aveva dovuto metterla in pratica per forza e le cose erano cambiate. Finché era un don tutti avevano riguardo, quando passerà definitivamente dall’altra parte dovrà sentire anche lui il suono del denaro. No, questa parte decisamente non gli piaceva.

“Caro Lorenzo, preferisci così ora, vero?” il prete predicatore aveva ormai tolto la tonaca ma era sempre consapevole del suo ufficio.
“Io lo so che ti affligge, è vero che noi ci accostiamo alle prediche di un vecchio stampo, come lo sono io.” Accenna un lieve sorriso e prosegue dicendo “È la fede, crediamo nel miglioramento; non è vigliaccheria, volersi nascondere. Siamo consapevoli che non è ancora il momento.”. Da un cassetto del mobile della sacrestia tira fuori una busta e si gira di nuovo verso Lorenzo. “Tu invece, a quanto pare, sei pronto per il tuo, personale, cambiamento, abbandonare don Michele…” e gli consegna la sua dimissione.

“Non potrai mai diventare un ateo – gli dice colui che rappresenta la fede per la Chiesa, conoscendo tutto il curriculum di Lorenzo non gli è difficile entrare nei suoi pensieri – lo sai, vero? Sei legato alla Chiesa comunque, per sempre, e te ne renderai conto quando sentirai il bisogno del prossimo, quello alla fine del suo cammino.”. 180 giorni siamo buoni 

Il potere

Certo che Lorenzo ne era consapevole, adesso però non vede l’ora, sente tutti questi obblighi come un peso inutile. Come l’aveva definito Anna? Il potere della tonaca.

Lorenzo comprende benissimo tutti i messaggi che riceve, ha già fatto tutta la sua esposizione e tutto quello che doveva è compiuto. Finalmente dopo tante parole, anche queste ancora evidenziate, sono esposte sopra la decisione ormai presa. La sua domanda è stata accolta, Lorenzo è svincolato da suoi doveri e, se il punto sul suo stato possa esprimerlo giustamente, è diventato libero. Mette la busta piegata nella tasca della giacca e poggia la mano per salutare.

“Sei intelligente, le regole le conosci, saprai conservarle nei tuoi prossimi incarichi possibili con l’inizio dell’anno nuovo.” Mette la questione in chiaro e chiede a Lorenzo se ora si occuperà delle sue vigne.

“Sì, certo, ci vediamo dopo le feste.” gli risponde Lorenzo anche se potrebbe benissimo uscire a prendere qualche bottiglia nella macchina ma ha bisogno di uscire ora e subito da tutte le Chiese della sua vita passata.

siamo più buoni

Comunque è il giorno di Natale. Lorenzo ha la sua macchina piena come il suo elenco dei beneficiati e c’è ancora tanto da fare anche per Federico. Scalda il cuore quando vedi le persone felici, riconoscenti perché non ti sei dimenticato, perché hai portato quello che serviva e anche quel qualcosa in più di cui non c’era bisogno ma che fa tanto piacere.

Un essere umano ha una forza che non conosce, non si fida di sé stesso fin quando lascerà riposare il divino, e per questo il percorso è lungo e faticoso. Non tutti ci riescono e Lorenzo, solo ora seduto dietro il volante, sente la gratitudine per il fatto compiuto. Ebbene sì, lui c’è riuscito. Dà un’occhiata al cellulare sorpreso di non aver ricevuto chiamate e rimette in funzione la suoneria, poi sorridendo esce di nuovo dalla macchina. Apre il baule e prende una confezione di Amarone deciso a ritornare dentro.

L’uomo di fede pensava che Lorenzo avesse dimenticato qualcosa e nonostante avesse delle bottiglie Lorenzo viene salvato di buon grado dalla sua incessabile voglia di dire ancora qualcosa con la suoneria del suo cellulare.

“Sì, sono Marta, l’amica di Anna.”.
“Dimmi, è successo qualcosa?”.

 

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