“Sì, davvero, sono Marta, l’amica di Anna.”.
“Dimmi, è successo qualcosa?”.

Lorenzo aveva messo l’auricolare e acceso la macchina, pur essendo sorpreso dalla chiamata ha le sue commissioni da sbrigare.
“Sì, troppe cose. Mi hai detto di chiamarti, ho bisogno d’aiuto… ho un caos da disfare e pensandoci sei l’unica persona alla quale posso rivolgermi. Posso darti del tu, vero? ”.

Lorenzo fa una smorfia. Vero, seppure sia fresco del suo nuovo status, non crede certo che tutti d’un colpo smetteranno di considerarlo un sacerdote. La chiamata di Marta però l’ha leggermente disturbato, non perché non voglia accogliere un richiamo d’aiuto ma perché si tratta della medesima conferma dei ritorni. Solo che non se l’aspettava così presto.

Ora è Marta che ha bisogno

“Certo. Non voglio sminuire i tuoi problemi ma io mi occupo di vino.” prova a sembrare distaccato.
“È uno scherzo…?”.
“Sì ma è anche vero.”.
“Sei un prete, no?”.
“Non lo sono più.”.

Contrariamente alla probabilità di poter essere spiazzata da questa novità Marta gli porge subito un’altra domanda: “Anna lo sa?”.
“No, come farebbe a saperlo?”. Lorenzo gira ad un incrocio evitando di pensare alle illogicità nel discorso che però Marta non abbandona immediatamente (ha sempre una certa confusione in testa): “Ah, sì certo, va bene glielo dirò io” e con un certo affanno torna al motivo della chiamata “ma aiutami, per favore, è importante!” 

“Marta tutto è rilevante, respira.” Lorenzo trova un posto dove potersi fermare e spegne il motore. Magari così si risolverà prima, pensa.

“Ok, scusami ma non ho dormito tutta la notte. Ho fatto una promessa e adesso non so come mantenerla, se qualcuno non mi aiuta non starò più bene con me stessa.”. Non era proprio riuscita a comunicare con Anna e quel coraggio che le era servito per fare questa telefonata  Lorenzo e dell’ultimo momento ora si è trasformato in pura fretta di riuscire a dire tutta la storia piena di ex ad un ex della sua migliore amica. Sente timore ma ormai è tardi e, come ha detto, non le resta nessun altro da supplicare.

La promessa

“Quindi c’è questa ragazza che è sola, boh insomma, lei sta con mio marito, ex marito.” attacca Marta cercando di parlare più svelta possibile.
“Poi c’è la suocera, anche lei ex, naturalmente, al momento è isterica perché hanno portato il bambino appena nato agli ospedali civili nel reparto neonatale, è prematuro e ha delle problematiche respiratorie.”.
Marta allontana il cellulare per chiedere pazienza a Soleia che la sta chiamando e scusandosi con Lorenzo continua: “Io ho un treno tra due ore perché dovrei partire con mia figlia per Napoli, per festeggiare il Natale con i miei genitori, i nonni di mia figlia.”.

“È quella la promessa?” le domanda Lorenzo una volta finito il fiato di Marta.
“No, va boh, anche, ma ho promesso di stare vicino alla ragazza fino alla nascita di suo figlio ma prima sembrava che andasse bene, invece ora lei mi chiama per tornare da lei e non lasciarla sola!”.
“Non ha fiducia nelle persone che ha vicino?”.
“Io ho partorito giù dai miei genitori, sono stata nel mio paese, lei qui non ha nessuno, la sua famiglia è lontanissima e in più lei ha partorito in anticipo. Mio marito, ex insomma, lasciamo perdere, è un musicista, mi sono spiegata? La suocera non articola più bene, sembra che tutto il mondo le sia crollato addosso.”.

Lorenzo

non ha bisogno di imporsi un atteggiamento conforme anche se gli sta giungendo il sentore di essere considerato una specie d’agenzia calma spiriti. Per ora fa la sua riflessione e Marta, sempre agitata, gli chiede se fare miracoli non fosse il suo mestiere, probabilmente non vuole banalmente chiedere se possa fare qualcosa. Per quanto si ricorda Anna diceva che lui sa sempre districare tutto.

“Sì, certo, era un lavoro impegnativo.” Lorenzo riaccende la macchina, cambiando marcia gli scappa un sorriso: “Cosa dovrei fare, Marta? Non sei neanche tu la beneficiaria dell’aiuto che mi chiedi…” pensa a tutti i giri che dovrà fare e Marta lo contraddice.
“Sì che lo sarò, non la posso abbandonare con il bambino appena nato e in difficoltà ma ho anch’io mia figlia, che pensa di andare a trovare i nonni per Natale, abbiamo già preso i biglietti per il treno.” Lorenzo pensa a quanto lavoro si sarebbe risparmiato se Marta si fosse ammorbidita prima ma lascia perdere e come al solito Marta va incontro anche a questo suo pensiero.

“Davvero,”

Marta continua con voce che appella e non lascia spazio a equivoci “lo so che sembra brutto, chiamerò Anna e le spiegherò ma…”. Lorenzo la interrompe: “No, Anna lasciala fuori, ne parleremo dopo, se mai. Quindi il problema sono i biglietti o il fatto che a Natale siamo tutti buoni?”. Lorenzo non cerca una rivincita, vuole sentirselo dire chiaramente. Marta rimane un attimo in silenzio domandandosi se sia davvero lei a non riuscire a comunicargli lo scompiglio che trova dentro di sé.  

“Non è giusto chiamare mia figlia ‘problema’ ma la sto sballottando da due giorni e non vorrei farle saltare anche il Natale. Tutto è diventato complicato, anch’io sono qui da sola, Anna non c’è e il piccolo che è appena nato non sta proprio bene. La ragazza mi ha chiamata già quando stava andando in ospedale, era molto preoccupata e ora che c’è un problema, davvero, io non posso partire così.”.

“Dove siete ora?”.
“Ancora a casa.”.
“Allora prendi le valige, la bambina, sali in macchina e aspettami davanti agli ospedali civili. Cercherò di arrivarci entro un’ora.”.

Qui Marta e Lorenzo prima.

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