Photo by Max Felner

Ora Praga si conosce benissimo ma prima che cadesse il muro tanti la collocavano in Polonia… e ce n’era di immaginazione! Un po’ come gli spaghetti e il mandolino.

Non mi sono mai offesa del fatto che nessuno conoscesse bene il mio paese. Se l’Italia doveva diventare la mia casa, per prima ero io che dovevo conoscere bene questa terra, adeguarmi io a lei. Invece quel prendersi, amalgamarsi, integrarsi avviene gradualmente e anche se è volontario ci vuole tanto tempo. Nel mezzo ci sono sbagli, screzi, disfatte e accordi.

Perché dopo il primo tempo felice della grande novità, quando vivi davvero il quotidiano, lo incontri e cominci a capire i meccanismi della convivenza al posto dell’immaginazione. Il funzionamento italico allora aveva le sue peculiarità, alcune tanto simpatiche, altre, per chi era nato in un contesto, un’educazione e un’acquisizione dissimile dall’attuale paese, potevano dare poco o tanto fastidio.

Per esempio

Non riesci a dormire perché ti senti fuori. (Emarginato.)
Hai forti mal di testa per un continuo non abituale suono della voce in una lingua diversa. (Parli e ascolti solo la nuova lingua.)
Incontri dei problemi digestivi. (Non peggiore, un’alimentazione diversa.)
Hai un gusto di vestire differente e ti senti deriso. (Ridicolizzato.)
Il tuo modo di ridere irrita gli altri e tu non capisci cosa loro considerino divertente. (Le differenze culturali.)
In poche parole: anche i cartoni animati sono disuguali.

Modificata – immaginazione – Perciò

Cerchi di affrontare, gestire e risolvere i dilemmi di studio, lavoro, amicizia, famiglia… amore!
Hai già le tue mille difficoltà e oltre a chiederti tu stesso: “Dopotutto io sto seguendo il mio sogno, ho sbagliato la destinazione?” te lo senti pure domandare: “Ma tu cosa ci sei venuto a fare qui?”.

Si fanno questi incontri e certe conoscenze. Maldestre, cattive, buone e utili. Però si cresce, si fanno passi indietro e si diventa più forti. Si ricomincia da soli o in compagnia ma si continua. E si fanno certe considerazioni rispetto a chi fosse meglio lasciarsi indietro, per davvero, e con chi invece poter comunicare che riconosceva i tuoi sforzi.

Tante cose stanno cambiando, però emigrare rimane una faccenda seria, è difficile. Sia quando ti decidi a lottare per affermare un tuo piccolo posticino al sole che quando invece molli perché non hai la forza sufficiente o perché i soldi facili luccicano. Ma è tutto duro, tutto si conquista, come si perde, in un giorno dopo giorno.

Comunque credo

che, oggi come ieri, in qualsiasi paese si abbia la fortuna di essere ospitati, trovare una nuova dimensione (“casa”) sarebbe auspicabile, dopo essere stati invitati a sedersi (fermarsi), non mettere i piedi sul tavolo di chi ti ospita.
Credo che sarebbe una scortesia, ci si dovrebbe aspettare che il padrone di casa si possa arrabbiare, a prescindere dalla sua provenienza etnica.

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