180 giorni le mani Le sue mani prima erano ferme, poi si sono mosse, di nuovo. Alternano l’arresto col movimento. Ora è stato il piede a dare il via facendo un mezzo passo, un altro gesto non compiuto.

Una mano si mette a lisciare i capelli raccolti in uno chignon. Avrebbe voluto fare una bella camminata, forse, come tante altre cose. I piedi rimangono posati a terra mentre anche l’altra mano si muove. Tutte e due s’avvicinano alla nuca e poi si lasciano. Ognuna fa il proprio giro sul collo, in avanti, sotto il mento. Puntando le dita in alto vicino alla bocca si ritrovano e lì si fermano quando portano lo sguardo verso l’alto.

La volta del soffitto non svela un tratto nuovo, a quel piccolo affresco aveva già fatto diverse istantanee. Torna sui quadrelli del pavimento. La visuale, seppure di una composizione ripetitiva, è più comoda. Eliano le passa davanti. Di nuovo. Un altro sospiro. Non le importa se sia più per l’attesa o la schiena dolorante. Vorrebbe capire.
180 giorni le mani

I perché

“Ma perché non vai dentro?” fa ancora la stessa domanda e lui, ormai da rituale, l’informa che è ancora presto.
Le mani stanche tentano di riposare sul grembo e lei spera in una risposta semplice: “Marta è andata?” prova con questa.
“No, è a fare delle telefonate.”.
“Ma dove? E – scontenta di tutte quelle rughe – perché lei si trova qui?”. Riprende la sua borsetta appesa alla sedia e si focalizza sulla cerniera con le mani ben separate sui lati. Non basta, deve insistere ancora perché Eliano non sta fermo. Pure lui dovrebbe fare qualche chiamata così la informa: “Mamma, non lo so, è stata Melania a volerlo!” dice alla fine.

Finalmente arriva l’infermiera, dice di seguirla in sala parto e non aggiunge altro.

Invece no

Si alza anche lei, pensando ai tempi che cambiano e che magari… invece no, dovrà aspettare qui, rimanere sola e suo nipote lo vedrà dopo.
‘Sempre meglio di quando è nata Soleia’, si consola sulla sparizione di Eliano presso l’infermiera. Ora fa due passi, solamente.
‘Quella faceva tutto di testa sua – continua a bocconi ghiotti – con il suo sposarsi in un paese così alla buona – e infine quasi soddisfatta si aggiunge – infatti si vede com’è finita. Soleia poi, doveva nascere per forza in terronia!’.
Carica la sua mente con il pretesto scontato e infine si dice anche ‘Perché cavolo deve stare qui a partecipare a una nascita che non la riguarda!’

Forse è qualche passo in più a metterle un altro ragionamento in moto. Pensa veramente che se Marta avesse tenuto il suo matrimonio da conto… magari. Però deve anche ammettere che in quel caso non ci sarebbe stata questa attesa per l’arrivo di un nuovo nipotino. Il suo nipotino! Poi Melania, quello scricciolo, cosa mai vorrà da Marta, proprio da lei?

Queste domande vitali fanno da scaccia noia alla donna, suocera e pure nonna. Mentre tutti si sforzano di fare anche qualche passo, le sue mani cercano di sostenere la parte lombare della schiena, compresa la borsa. Sarà arrivata quasi l’ora di pranzo, si volta d’improvviso, magari metterebbe qualcosa sotto il dente, invece si trova davanti Marta con una busta.

Marta

“Pensavo ne avessi voglia” Marta tira fuori un panino specificando che è morbido ma la suocera dice di non avere per niente fame.
“Ne ho presi diversi, magari dopo.”.
Contrariamente, Marta la sua fame non la nasconde. Nonostante tutto si accomoda e afferra con voracità il panino. Intende sovrastare la pesantezza della mattina con il cibo tanto più perché, conoscendo ormai bene con chi ha a che fare, sa che è questione di poco e le parole sarebbero arrivate.

La suocera si ferma. Continua a non capire. Guarda a qualche passo di distanza Marta che mangia, dentro un corridoio dell’ospedale. Intanto il suo ex marito assiste alla nascita del figlio che aspetta da un’altra donna. Lei Marta non l’aveva mai capita bene. Aveva sempre pensato che in qualche maniera avesse soggiogato suo figlio, a confermarlo anche questo suo strano comportamento di adesso, non le va per niente a genio.

Esattamente 180 giorni le mani

“Senti Marta – si avvicina a lei – hanno chiamato Eliano per assistere alla nascita” le dice aspettandosi qualche reazione, guardandola dall’alto. Marta annuisce senza concessioni: “Me lo immaginavo.” manda giù un altro boccone e fa la sua considerazione: “Meglio, così magari finisce presto.”. Esattamente quello che Marta pensa e desidera. Una piccola parte di tutto quello che ha per la testa ma importante.

Dalla mattina si trova in questo vortice e non desidera altro che finisca. Cerca di tenere a bada i sentimenti ai quali sta facendo fronte durante l’attesa della conclusione. ‘I dadi sono tratti – si era detta – che succeda quel che deve succedere!’.
Anche la frittata giornaliera è fatta. La sua caporeparto era incazzata. “Pure domani? È la Vigilia di Natale e tu mi lasci qui nei casini?” con il tono alzato e forse anche esagerata nel rimarcare che se lo ricorderà quando Marta le chiederà ancora dei favori.

Questo perché Marta aveva deciso di non lasciar andare Soleia dalla nonna l’indomani. ‘Se qui succederà un casino – ragionava – domani che è pure la Vigilia è meglio che mi prepari.’ Cominciava a pensare che magari non sarebbero nemmeno riuscite a partire e se quel bambino fosse nato davvero come pensa Melania… troppi se, da far venire matto un cavallo. Marta si era detta che il suo obbiettivo rimane comunque tornare al sud e anche al più presto, e che si fottano tutti!

Ormai però aveva dato la sua parola. Quindi è inchiodata lì ad aspettare l’evento, come se fosse un momento felice e come se la dovesse riguardare. Ironia della sorte sta facendo una specie di angelo custode a Melania, nuova ragazza del suo ex marito, in presenza della suocera, come se non bastasse.

Davanti ad Eliano è riuscita a non far trapelare nulla di quello che è venuta a sapere ma se poi lui la incolpasse giusto per doversi sfogare con qualcuno? Avrebbe da affrontare la reazione della suocera.

Finora ha preso solo la decisione di tenere alla larga Soleia, per i bambini bisogna sforzarsi ad andare oltre. Qui si sta aspettando, nel migliore dei casi, il suo fratellastro. Collega questo all’unico momento sereno della giornata di Marta, avuto durante la telefonata con lui che la proietta ad un suo futuro da considerare. Un domani dove invece un bambino di colore sarebbe la punta dell’iceberg, un’arma in tante mani, altrettanto diverse.

180 giorni le mani

 

Per legare ancora di più seguimi su:

contatti, instagram contatti, facebook contatti, pinterest

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto