Rumore indefinito arriva da di sotto. Sostengono ancora: “Dormire oltre mezzogiorno è da fannulloni!” caricando la teoria esposta sulle argomentazioni di svegliarsi all’alba.
Sarà perché loro a quest’ora sono in piedi da almeno un turno, che però non svologono ormai da tempo e in più oggi non c’è nessun cantiere aperto. Ce ne sono un paio in giro ma sono fermi, chissà perché, così non c’è nessun altro da tartassare. Quel rumore non si sente più e le loro teste vanno su e giù e anche da una parte all’altra a seconda di come si accordano tra loro. Uno gesticola mentre l’altro mantiene le mani in tasca.

Qualcun altro però dorme

anche se poco distante da loro,  anche se il campanile è arrivato fin lì a toccare l’ora del pranzo. Chissà cosa avrà mangiato prima di coricarsi. Ora dorme, nonostante. Al tiro di due spanne una bottiglietta di plastica, vuota. Per fortuna bere qui non comporta un problema. Le fontanelle si trovano, quasi meglio che il bidone per la plastica. Differenziarsi, sarà una bella invenzione, però se non hai il tempo per queste cose o te ne freghi o devi pianificare pure l’uscita per buttare la spazzatura.

I suoi vestiti sono pratici per l’uso che ne deve fare. Né svestirsi né coprirsi troppo. È arrivata pure qui la pensata di chiamare ‘americanata’ anche l’abitudine di gettare gli abiti dopo averli indossati, non lavarli insomma. Piegarli sopra il bidone se ritenuti utilizzabili, altrimenti buttarli dentro, come tutto. Mancano solo gli umani da buttarci dentro, alcuni adulti, da riciclare come vorrebbero quei due che hanno lavorato tanto, come continuano a ripetere.

E lui continua a dormire, come fanno invece i bambini, ignari di cosa gli potrebbe succedere domani, sono beati, innocenti, posati dalla mamma nella culla.

E poi arriva altro peggio:

“Chi non si leva al mattino presto è un delinquente!”. E si ferma pure una donna per la voce più alta e quel giudizio espresso così chiaramente. Lei si accosta aggiungendo che “Ancora nessuno ha pensato di portarlo via, quello.”. Magari per i suoi capelli lunghi che gli coprono in buona parte il viso, penserà, sdegnata come il suo tono di voce.

La notte adesso porta più freddo, da scegliere una copertina di mezza stagione ancora leggera, l’inverno arriverà domani l’altro. Quella di oggi, che scalda alla temperatura giusta, magari è ricamata, avvolgente e morbida con la sua sfarzosità. Lui invece non si è formalizzato, già che ha trovato il suo riparo una coperta modesta gli basta. Dorme ancora e poco distante chi lo osserva ha in serbo una nuova soluzione. Sprecano le parole come ‘dovere’ e ‘lavoro’, come se fosse tutto posato dietro un angolo.

Sotto un dehors e sotto un cartone

Dal tutto è utile e niente conta esce per prima una gamba e poi la mano, il resto del cartone scivola giù. La bottiglietta di plastica rotola ancora più lontano. Un altro rumore indefinito ma ora forse un saluto all’insieme di una nuova giornata che fa il mondo.

I due coraggiosi militanti, senza più supporto al femminile, lasciano la postazione con la scusa di non inciampare dentro la solita richiesta di monetine.

Lui non si guarda attorno, libera l’elastico impigliato dentro una ciocca, con qualche giro di mano si sistema i capelli e rimette l’elastico per farsi una coda. Pronto ad alzarsi per fare un paio di esercizi e produrre un altro rumore indefinito, forse vicino ad una specie di ruggito. La sua coscienza è rivolta alla sua compagna tutta la notte abbracciata sotto di lui.

Prima raccoglie tutti i pezzi del cartone in un mucchio, poi prende lo zainetto. Pochi ma importanti gesti. Infilare nella tasca davanti la bottiglietta per riempirla in seguito. In una mano i pezzi del cartone e adesso lei. Ormai è abituato alle voci, le macchine e le serrande, fanno parte del suo sonno. Dorme lo stesso e non ci bada. Ma potrebbe provarci qualcuno a toccare lei, allora sì che ci sarebbero guai. La prende con dolce premura, seppure abituata al suo peso quotidiano, si accerta che sia tutta a posto. Sulle spalle lo zaino e dall’altra parte lei.

Affonda la mano nella tasca e poi entra dal panettiere.

“Lo stesso?”. Ormai dopo tante volte di risposta lui accenna solo, mette le monete sul banco e prende la sua busta. Ormai il negozio è diventato famigliare ma spende le parole soltanto per ringraziare e salutare. Poi, voltandosi, esce di nuovo sulla strada, la sua casa. Sulle spalle porta il suo zaino e lei, la sua chitarra.

 

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