180 giorni vino Federico si è versato un altro assaggio di vino, stavolta quello di due anni fa. Prima di degustarlo in compagnia lo faceva sempre. Metteva a confronto il vino della botte con quello imbottigliato. Una delle sue abitudini, gli piaceva essere scrupoloso, non si sa mai. Anche se nel caso dell’Amarone si andava con mano sicura, sì anche nel caso di Lorenzo. Lui il suo vigneto lo apprezzava ormai da più di vent’anni. Per non parlare di chi lo beveva grazie a lui. Ma questa sarebbe un’altra questione.

Il vino decantato

Il bicchiere rifletteva il colore rubino intenso grazie ai 12 gradi del sole pomeridiano e profumava di terra e di frutta passita. La bottiglia era aperta da più di due ore, Federico contava che Lorenzo sarebbe arrivato al massimo entro la prossima ora. Come si aspettava il gusto era asciutto, il suo boccone, come lo chiamava Federico, trattenuto per un attimo in bocca per poi lasciarlo andare diventa morbido. “Una poesia”. A breve pensava di aprire anche il Bardolino, il vino apprezzato da Lorenzo quando aveva poco tempo, il che succedeva quasi sempre.

Federico era rientrato dal ‘pòrtego’ dentro il ‘rùstego’ a preparare la formaggella con carne salada. Il rustico in quella collina sopra il lago di Garda era il posto di lavoro che preferiva. Si potrebbe pensare che fosse un vignaiolo invece lui era quello che di più si avvicinava ad un tuttofare. Il vino era la passione che lo univa a Lorenzo e l’entusiasmo non l’abbandonava da quando aveva cominciato a lavorarci. Negli anni si era creata una confidenza tale che pure con il cellulare avevano sviluppato un linguaggio che per qualcun altro risulterebbe una messaggistica cifrata. Non aveva a che fare né con la professione di Lorenzo di prima né con le cautele del dopo. Tra loro funzionava così.

Federico

si occupava di vigneti, del vino, dei clienti e delle varie commissioni di Lorenzo. L’ironia di questa sorte stava nell’essere diventato una specie di confessore di Lorenzo e come tale sapeva tutto della sua vita, non avrebbe detto una parola di tutto questo ad anima viva. Né sua mamma, né la ‘moròsa’ storica vi avevano accesso. Le due donne della sua vita avevano un rispetto premeditato per la tonaca e questo era più che sufficiente a non fare domande su affari superiori. Quando avevano saputo della decisione di Lorenzo avevano avuto reazioni contrastanti e altrettanto ovvie. La mamma aveva constatato che avrà avuto le sue ragioni e si era preoccupata di più per la salute della signora Magalli. La giovane donna invece aveva fatto un occhiolino a Federico dicendo: “Chissà quante si metteranno in fila ora!”.

L’attenzione di Federico viene catturata dal rumore proveniente da fuori. Dalla salita sente arrivare un’insolita accelerazione con un suono di rotazione differente, si affaccia dal porticato per avvistare la macchina che fa stridere le gomme sulla ghiaietta del parcheggio.
“Non è la solita” conferma al saluto di Lorenzo uscito dall’auto.
“Vorrei sapere come l’hanno messa a posto, ti andrebbe di provarla?”. Lorenzo passa le mani tra i capelli guardando in su intanto che sale.
“Non mi quadra la trasmissione, vuoi che la faccia correre?”.
“Sì, grazie ma dopo, ho fame, hai qualcosa?”.
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Lord e Fried

“È tutto pronto Lord.”. Federico e Lorenzo avevano un altro piccolo segreto. Tra di loro usavano al posto del nome proprio un surrogato composto dalla parola che, secondo chi lo usava, caratterizzava il portatore. E Lorenzo, secondo Federico, era una persona la quale sia nel portamento che nel carattere faceva pensare ad un nobile.
“Deve arrivare qualcun altro?” Lorenzo osserva il tavolo pieno di bicchieri e tre bottiglie aperte.
“Non pensavo di fare altro che occuparmi del tuo cuore” chiarisce Federico, per Lorenzo chiamato ‘Fried’. Questo era cucito addosso a Federico in onore di Federico il Grande e poteva essere plausibile che il significato stesso della parola fosse riferito al modo in cui svolgeva i suoi compiti anziché avere qualcosa in comune con le precedenti mansioni di Lorenzo.

Amarone e Anna

“Quindi Amarone giovane e Amarone maturo” Lorenzo sorride mentre Federico pensa ad Anna che aveva dovuto trovare per i mari, cercarla tramite un’agenzia e anche quel ragazzo che smanetta con le carte di credito, però a parte il tempo che c’era voluto non era stato molto difficile rispetto a quanto lo sarà il resto.

Lorenzo ormai accomodato inzuppa il pane di olio d’oliva, rigorosamente di prima spremitura, e si gode l’arrivo della serata sulla splendida vista collinare. “Questi colori Fried ti fanno passare anche la stanchezza” manda giù un altro boccone, stavolta con la carne intanto che Federico versa il primo Amarone.
“Alziamo i calici, brindando al giovane” invita al brindisi Lorenzo e Federico aggiunge: “che i nostri cuori battono forte!”.
“Che appassimento spiccato” si compiace Lorenzo con l’assaggio e poi versa nel secondo bicchiere altro Amarone, quello maturo, dalla bottiglia.

“Amo la vita.”. Sazio dal cibo, dalle tinte del tramonto che colorano i bicchieri di quel magnifico vino si rivolge al suo compagno:
“E la voglio.”.
“Quest’anno dicembre è particolarmente mite” sorride Federico e va prendere le carte di Anna lasciate dentro, sa che stasera la bottiglia di Bardolino la riporterà intatta, magari dopo.
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