UN’ALTRA TRAGEDIA NELLA MARATONA DELLA PAURA

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Genova, un’altra tragedia accompagnata da tanta tristezza (e le sue immense espressioni), altrettanta rabbia (comunicata nelle pubblicazioni, rivendicazioni e polemiche). Troppe parole in generale (inutili per ora) nella maratona della paura.
Tra tante interviste frettolose una risposta sensata da una signora anziana che ha dovuto abbandonare la sua abitazione, come tanti altri concittadini, sfrattata. Le sue impressioni? “Non pensavo, neanche adesso, la testa non funziona in una situazione del genere.”.

Infatti qualsiasi domanda posta nella prossimità dell’accaduto e ancora di più a chi non ha avuto un’esperienza simile non può avere risposte in un clima di confusione e tanto lavoro da svolgere. Condizioni critiche e pericolose, persone che rischiano per salvare vite umane (a mani nude pure) e intanto nell’infinito spazio del web corre la rabbia che purtroppo vige in questo paese invadendo il dolore altrui. Un dolore non solo di un ponte ammalato ma di un paese che divaga accumulando disastri. Anche senza un graffio genovese la rete riapre le ferite fresche, continue, per quel qualcosa che non si risolve. Ora è Genova, ieri erano gli zingari, domani sarà… oddio, cosa succederà domani?

È una tragedia

che parla e straparla pure, perché la paura non la capisce, la paura si manifesta con lo scudo dell’ignoranza. C’è chi fa le ricerche perché vorrebbe almeno una volta capire e poi dice cose senza senso, semplicemente perché non è il suo mestiere ma vorrebbe capire, arrivare a estirpare il proprio terrore. Tra informazione e disinformazione, anche stanchezza, poca voglia, senso di sconfitta e tanti altri, troppi, motivi che remano contro la lucidità e continuano ad alimentare la paura del domani.
Si sa, si intuisce di dover ragionare e fare i confronti a livelli appropriati considerandoli tutti senza discriminazione. Prendere decisioni ogni giorno e non mettere un’altra pezza dopo una nuova tragedia. Sono troppi e… e… e… L’intuizione che così non può continuare e di nuovo la paura, che finalmente avvenga quel cambiamento agognato di tutto quello che non funziona da… quando?

Ogni giorno è un giorno di troppo sulla strada (vecchia, trascurata, rotta) che non porta cambiamenti. Osservo solo e faccio collegamenti e anzi, no, voglio dire la mia, se no che senso ha scrivere? Quando è peggio può diventare ancora peggio, si dice. E come tutto quello che si dice ha diversi punti di vista. Spesso questo arriva come una magra consolazione invece di spronare un’azione, perché se non sei sotto terra ti puoi rialzare e cambiare tattica. Anche se fa caldo.

A cosa serve…

Ognuno ha un paio di minuti al giorno in cui voler mandare a quel paese qualcuno o qualcosa. Qualche parola urlata, specialmente se fa risonanza in bocca, può dare sollievo. In ceco ce ne sono tante che per accostamento di consonanti e la pronuncia con la lingua tenuta dietro i denti fanno vibrare forte le parole in bocca e nel sentirsi creano una soddisfazione. Quando escono si ha la sensazione di far ruzzolare della spazzatura pesante.

I francesi ne hanno una tale quantità per l’occasione tanto che in argot sta il “francesismo” che tenta di far sembrare l’uso delle parolacce un’attività fine, anche se ormai anche i polli sanno che si tratta di merda e non di mare.
La lingua italiana in quanto a parolacce non mi pare soddisfacente, la presenza delle effe più che uno sfogo mi fa venire in mente l’immagine di un serpente che striscia.

…tutto questo scrivere

Chi invece non si accontenta con la parola a sfogo urlato deve per forza scrivere la sua stronzata giornaliera. Forse per la grandezza dell’incazzatura adopera anche i caratteri cubitali. Magari la misura dell’ego e la convinzione della cosa da fare non gli lasciano lo spazio di pensare alle conseguenze della parola scritta. Perché la reazione, seppur non esista più la punizione del rogo, può diventare rovente. Ma a mio parere tutt’ora rimane una misera brace.
Una volta a scrivere qualcosa fuori posto si rischiava grosso. Ah, certo, non c’era la democrazia e oggi “nel vortice si lasciano trascinare i soliti quattro gatti”, si pensa. Facile con questi compartimenti stagni (una volta esistevano solo a Torino).

Le speranze che…

Spero che come tante attività apparentemente inutili qualcuno stia monitorando anche gli sfoghi. Ovviamente non per bacchettare le stronzate o cattiverie, per quanto possano essere fastidiose o far accapponare la pelle sono sempre reazioni umane. Mi auguro che invece di servirsene per insegnare ai bot come rispondere siano utili a chi non manipola i numeri. Perché se ora non è ancora maturata la decisione (del popolo) di fare un cambiamento, perché ai conti fatti da questa società non c’è ancora abbastanza di quanto non va bene, chi sta monitorando tutto questo dissenso (che si silenzierà come gli altri) metterà da parte il grafico della cattiveria e la sua percentuale in continua crescita. Un giorno o l’altro servirà a capire “come mai la gente allora si è alzata”.

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