“Ciao, sono Caterina!”.
180 giorni Caterina
“Anna, piacere.”.

“Ti hanno assegnata con me adesso, ma ti ho già vista in giro?”.
“Sì, dov’ero prima era un posto provvisorio.”.
“Ah, sì, “il dormitorio”, mi dispiace per te, ora da qui non ti schiodi più. A volte lo fanno perché non hanno davvero un’altra sistemazione ma per di più l’intenzione è l’inserimento dei nuovi arrivati nella collettività. Spero non sia stata lunga.”.

“No, ha il suo perché.”. Lei ovviamente non sa che ho bisogno di essere impegnata e avere più gente possibile attorno a me.
“Tu che fai?”. Caterina che di certo non avrà avuto bisogno di essere inserita mi chiede in che circuito sono.
“Per ora sono ai bar a rotazione e poi quello che serve.”. Quindi significa che mentre lei è nell’intrattenimento io sono nei servizi.

“Te le sei beccate proprio tutte,”

fa la sua considerazione mentre si spoglia e infila il costume da bagno. “Io adesso faccio lezione, vado a far divertire i bagnanti” continua Caterina, non posso che notare come nonostante sia minuta è muscolosa e i suoi capelli corti non fanno che sottolineare la sua attitudine allo sport. Io invece in meno di due settimane, da quando sto qui, ho messo a malapena i piedi sia nella piscina che nel mare. Anche se ovviamente devo saper nuotare, il che non si intendeva per il mio svago ma per un eventuale salvataggio di pargoli nelle piscine dei bambini.

“Tu che pena stai scontando?”. Caterina evidentemente dalla veterana che sembra essere non ha bisogno di fare tante contemplazioni.
“In che senso?” non sono certa di cosa intenda, finora non mi sono sentita affatto di stare in una prigione.

“Nel senso che qua difficilmente si arriva per una scelta appassionata. Ognuna ha qualche carcassa da seppellire. “Infatti,” continua, seppure ora mi sia chiaro “di solito si molla al massimo dopo due stagioni. Sai, tu pensi che sia figo lavorare in un posto del genere, poi vedi lo sbatti e hai voglia di lasciar perdere, convinta di aver dato. Poi se ti presti stai attenta alle tue disponibilità, perché rischi l’ergastolo!”

Il nuovo 180 180 giorni Caterina

Mi è venuto da sorridere davanti a questa descrizione di Caterina, perché ora come ora il villaggio turistico alle Canarie come previsione di una punizione a tempo indeterminato mi alletta soltanto. Lo stesso “dormitorio” non mi dispiaceva affatto. Anzi, pensando alle due stagioni, che in questo caso s’intendono come due contratti della durata di tre mesi ciascuno, come tempo massimo da sopportare secondo Caterina, per me c’era qualcosa di premeditato. Questo non faceva che riconfermare la mia decisione di venire qui e restarci il più possibile. Il mio “contratto” precedente di 180 giorni non l’avevo portato al termine, motivo per fare meglio qui.

“Io ora devo volare, poi me lo dici da cosa sei scappata eh?!”. Forse Caterina sapeva pure di avermi lasciata con un’espressione sconcertata. A quanto pare mi sono trovata con una coinquilina molto simile a Marta. Solo più vulcanica. Marta, accidenti! Deve chiamarla, ormai sarà finita l’udienza e ho giusto il tempo per sapere com’è andata.
180 giorni Caterina

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