180 giorni al volo “Vedi quella?” Caterina con il mento fa segno verso un gruppetto di donne con la divisa da hostess. Difficile capire a quale si riferisca. Provo con la bionda. “No, quella mora con i capelli corti, bassa.”. Ora che ho capito mi spetta una cronistoria di Caterina con la quale di solito condisce i pranzi che riusciamo a condividere.
“Lei ha lasciato un marito e anche i figli,” incalza Caterina fedele ai suoi intenti. “A quanto pare lui continuava a metterglieli contro, tipo che lei non è buona a niente, diceva addirittura che nessuno le vuole bene, perché non ha nemmeno degli amici e altre stronzate del genere. Purtroppo a forza di sentirlo mentre lei stava sempre zitta i figli hanno finito per credergli.”.
“È italiana?” reagisco al silenzio di una donna che metto a confronto con Caterina, toscana, e Marta, napoletana, ambedue facili a brandire un discorso. Caterina veramente è un mitra.

Sarà per il villaggio.

Qui bisogna sorridere sempre ma soprattutto essere molto socievoli. “Sì, lei è italiana, lui no, marocchino o siciliano… non mi ricordo, non fa tanta differenza, no?” si alza per prendere il secondo. È di ritorno in un lampo perché al bancone c’è uno a cui piace ma lei è più interessata al nostro discorso.
“Boh, non dovrebbe, dipende da che lato lo prendi. Per il rispetto verso le donne no, come cittadinanza forse” le rispondo.
“Sì, ma tanto la frittata è fatta.”.

“Senti come ride quella? Quando è arrivata anche lei sembrava muta.”. Evviva il villaggio turistico! Caterina riesce a mangiare mentre continua a parlare. Inghiotte intanto che io sposto la mia visuale. “A lei invece i figli glieli hanno portati via i suoceri, brava gente!”. Caterina continua a sfornare disastri umani con il proposito di convincermi che qualsiasi cosa io abbia lasciato indietro qui sono in buona compagnia. Lei non si lascia scappare nessuno a parte me, che per ora tengo duro.

Al volo

“Quel ragazzo in fondo, il figo biondo, sì quello. Ormai è qui per il secondo rinnovo. Ogni tanto lo vedo al mare ‘con una parola al volo’,” Caterina specifica il modo di dire nel villaggio per tutte le relazioni interpersonali. “Lui fa il coordinatore e il fotografo. Pensa che è stato denunciato dalla fidanzata, avevano anche un mutuo da pagare e lui ha mollato tutto.”.

Non intendo approfondire le cause di una fidanzata anche perché questa è almeno la quarta volta che Caterina mi fa la cronaca “nera”. D’altra parte continuando così presto saprò vita e miracoli di tutta l’isola ma almeno guadagno tempo. Prima o poi dovrò finalmente soddisfare la sua curiosità sui miei presunti peccati e cadaveri da seppellire, come chiama lei le vicissitudini umane. Cosa dirle per non diventare l’articolo preferito di tutta la popolazione presente?

Una complicazione 180 giorni al volo

Devo considerare il patto. Non è difficile tenere presente che l’ufficio di Lorenzo per la mia incolumità ne deve rimanere fuori. Poi però c’è la mia problematica più spinosa, non sopporto le bugie. Tutte. Anche quelle che si considerano piccole, semplicemente perché tutti le dicono senza farci caso. Mi da fastidio la leggerezza con la quale la gente racconta  balle. Ho avuto la sventura di incontrare anche quelle grosse, quelle che si fa fatica a dimenticare, magari dopo tanto tempo ci si riesce ma comunque non si perdonano.

Ovviamente nella lista c’è Lorenzo, per il quale ho deciso di prendere l’aereo e per il quale Caterina mi tartassa, per scoprire la mia motivazione di venire a lavorare qui. Lui è una delle storie più grosse. E se sapesse la prima? Quella che mi fa male ancora oggi…

Un conto è trasferirsi in un villaggio turistico, anche se dopo tanta assenza dal mondo del lavoro è veramente pesante. Un’altra faccenda è sradicare la propria vita, decidere di tagliare il ponte che porta all’infanzia, ai ricordi che sembrano indelebili perché vissuti nel posto dove comincia tutto e da qualche parte del cervello è codificato come un punto di riferimento.

Solo che

un giorno scopri che questo legame è stato rimosso. La persona nella quale dovresti avere fiducia come in nessun altro al mondo ti dice che tutto è diverso. Quello che pensavi fosse il tuo mondo in realtà non lo è, perché tu non ne fai parte. Il peggio è che aveva aggiunto che se non ci fossi entrata forse sarebbe stato meglio non solo per gli altri ma anche per te stessa.
Una ragazza appena adulta in quell’istante per il proprio dovere di agire pesca l’unica soluzione di cui è capace e scappa. Lasciando solo un biglietto per la decisione, per la verità e per non essere cercata. Senza pensarci troppo, senza voltarsi, attraversa le frontiere per seguire il sole.

Non sono più tornata, neanche quando seppi di mia sorella, perché ero a buon punto nel scordami tutto e non pensarci. Invece ho sentito quella voce che usava altre parole e un altro tono ma era la stessa voce che mi aveva mentito, allora capii di non poterla perdonare. Non posso raccontarmela, non ho trovato proprio la luce seguendo il sole.  Sì, non sopporto le bugie e so che non potrò mentire neanche a Caterina.

Farmela passare

“Tu lo sai fino a quando si può stare senza residenza?”.
“Quindi tu sei senza fissa dimora?” chiede Caterina con tono d’indagine.
“Qualcosa del genere.”.
“Vai al comune e chiedi la loro residenza. Te la danno nella via del comune. Credo funzioni così” soppesa Caterina e mi chiede “ma non pensi di andartene già – ora preoccupata – vero?”.
“No, sto solo pensando a come muovermi quando finirà il contratto qui.”.
“Per ora non ci dovrebbero essere problemi. Hai una bella forza, quando riuscirai a fartela passare, chissà…”.
“Passare cosa?”.
“Sei stressata anche se cerchi di nasconderlo, più o meno ci passiamo tutti.”. Caterina inghiotte un boccone di dolce e si alza dal tavolo. “Anna, questo è un circo con una ruota che gira giorno e notte.” Fa un cerchio con il resto della torta in mano, schiocca la lingua e si allontana pronta per la sua rotta ricordandomi i fuochi d’artificio.
180 giorni al volo

 

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