180 GIORNI, IL DOLORE – puntata 45 –

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180 GIORNI il dolore Il dolore era diverso ma lo sentiva. No, ultimamente non andava per niente bene. Marta era arrivata a fare perfino un confronto alquanto assurdo tra la mano che l’aveva scaraventata per terra e la pressione psichica sempre da parte del medesimo individuo. A distanza di tempo il dolore fisico passa. In più l’azione aveva avuto in sé l’unicità del gesto, definitivo per gli eventi a seguire. La fisicità tanto insospettabile e imprevedibile da parte del marito era conclusiva e come tale irripetibile.

Ora, passato quel dolore fisico, Marta si piegava a causa di quello psichico. Era corsa ai ripari e si era sbarazzata dell’aiuto delle gocce in cambio di sedute “terapeutiche”. Noiose. Lo scopo era di evitare qualsiasi possibilità di ripercussioni nella decisione per l’affidamento di Soleia. La stessa motivazione per la riorganizzazione del lavoro: “In via del tutto eccezionale, sa finché non avrà il documento dal tribunale.”. Antipatico.

Tutto quello

non era niente in confronto a quello che subiva dai comportamenti della controparte. Era sicura, per quanto si possa essere certi di un’altra persona seppure conosciuta in una lunga convivenza, che non le avrebbe più causato del male fisico. Quella parte era stata un evento isolato, straordinario, dettato da un impulso di una persona sostanzialmente introversa che lasciandosi guidare dalla rabbia e l’incapacità di gestire la situazione scomoda aveva seguito un impulso manesco.

L’unico desiderio che Eliano poteva avere, una volta tornata la capacità di volere e intendere, era quello di non avere ripercussioni. I motivi sarebbero tanti. In cima, a parere di Marta, ci sarebbe stata la sua carriera e poi, in un ordine senza tanta importanza di priorità, seguivano i suoi compagni della band, sua madre, la sua nuova fiamma e ovviamente il figlio in arrivo.
Seppure tutto questo giocava a favore di Marta, una volta chiuso il problema della denuncia Eliano di colpo aveva mosso tante richieste.
180 GIORNI il dolore
Il dolore

Marta si sentiva scoperta e vulnerabile contro le manovrine psicologiche del marito e della suocera, malgrado davanti a tutti cercasse di mostrarsi impassibile la sconfiggevano. Era un dolore diverso ma lo sentiva. Stavano giocando sporco, aveva definito così i loro comportamenti davanti all’avvocato.

L’atmosfera, se così si poteva definire, dello studio essenzialmente sobrio non dava proprio la possibilità di una distrazione minimamente piacevole. Il suo stato d’animo si appesantiva. Non c’era uno spiraglio per volgere lo sguardo almeno su un dipinto. Niente, solo l’attestato dell’avvocato. Allora Marta cercava di sviare, impegnandosi con le sue ciocche di capelli. Le riavvolgeva in continuazione senza ottenere un risultato. Si sentiva messa sotto accusa sulla sua scomoda sedia.

Le avversità

“L’avevo avvisata che gli uomini cambiano idea secondo come gli conviene” aveva laconicamente affermato l’avvocato e di certo non contribuiva a farla sentire meglio. Sotto il pensiero predominante dello sconforto ci stava anche quello di dover pagare un professionista, bravo a dare avvertimenti ma non la rincuorava nell’essere altrettanto bravo a tutelare i suoi interessi. Vacillava la sua sensazione che fosse davvero posizionato dalla sua parte.

“Tutti cambiano, come i camaleonti, poi però tornano alla versione precedente”, gli aveva risposto Marta non badando tanto al proprio tono di voce.
“Ah, sì, le abitudini” aveva annuito l’avvocato e Marta stavolta avrebbe giurato di percepire del sarcasmo, seppure in una percentuale minima.

Ad ogni modo non era soddisfatta, il giorno prima dell’udienza non aveva ottenuto alcunché. Doveva accontentarsi del fatto che tanto sarebbe stato un procedimento utile solo a dichiarare la volontà di separarsi e le modalità secondo le quali procedere. Scontenta del fatto di essere lei sul piatto del sacrificio rinunciando alla sua portata principale si sentiva in uno svantaggio che a parere suo non avrebbe neanche dovuto nascere. Anna aveva ragione a dubitare. Quando lei invece era tanto sicura di sé e di quell’asso che aveva, Anna le aveva detto di stare attenta. La sua amica che ora stava facendo un master nell’universo maschile. Lei sì che aveva risolto, con un colpo di spugna e via. Lavora a due turni, è lontana da altro.
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Mamma

“Sì, sono molto preoccupata e stufa marcia di essere io a dover dimostrare come sono brava!” Si era sfogata chiamando sua mamma. Non riusciva più a trattenersi. Man mano esauriva il tempo che la separava dall’udienza, aumentava febbrilmente il suo nervosismo. Probabilmente avrebbe potuto anche sbronzarsi, perché tanto “sono le carte che cantano”, aveva preannunciato il suo difensore. Purtroppo le mancava la presenza fondamentale di Anna che adesso a ritmo latino stava mischiando i cocktail per soddisfare i desideri di gente sconosciuta.

Marta aveva abbandonato la volontà di non coinvolgere sua madre come aveva fatto fino ad allora, per non farla preoccupare più di quanto già facesse. Così ora dava libero sfogo ai propri tormenti sul sentirsi fuori posto e al non voler rimanere più in questo nord ostile. L’unico suo desiderio di quella sera era prendere Soleia e sedersi in un treno verso una direzione soleggiata. Nel caldo abbraccio delle sue origini, crescendo la figlia nel chiassoso sud italiano. Là dove i sentimenti sono alla luce, dove sta tutta la sua parentela e certamente numericamente superiore a tutte le righe prodotte da parte del marito dalle origini nordiche. Se è tutto solo una questione di numeri, lei là al sole sarebbe stata di sicuro in netto vantaggio!

Sua madre, quella terrona per l’appunto, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, trovandosi riversate in un colpo solo quasi tutte le problematiche della prossima separazione reggeva la calma e cercava lei stessa di tranquillizzare sua figlia riportandola con i piedi per terra. Una condizione normalmente sua ma in questa situazione comprensibilmente mancante.

“Questa sera Marti sono solo chiacchiere,

aspetta domani, quando avrai i tuoi numeri più precisi”. Poi deviava la sua attenzione con domande tipo se avesse mangiato e cosa, e aggiungeva i consigli da mamma.
“Mangiati qualcosa di dolce”, le aveva detto, e poi anche un bicchiere di vino, assicurava, per conciliare il sonno.

Una volta calata significativamente l’irritazione, Marta aveva esternato il suo pensiero su come finora fosse stato gestito il cambiamento della sua vita.

“Sai, mamma, è come decidere di comprare un letto nuovo e tenere il vecchio materasso.”

180 GIORNI il dolore

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