CHIAMATA SENZA RISPOSTA, 180 GIORNI – puntata 41 –

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chiamata

Quando Anna mi aveva chiamata per salutarmi dall’aeroporto dovevo darle ragione, è che non sembrava così triste. Per un po’ non ci sarà né caffè né vinello, rimarranno la voce e i messaggi, che si sono già intensificati. Come avere un amante, per fortuna non c’è nessuno di cui essere gelosi sugli avvisi di chiamata. Soleia ci ride sopra. Noi, con un gap generazionale e lo smartphone sempre in mano.

Invece oggi pomeriggio il caffè me lo andrò a bere con un uomo. Finora l’ho visto poche volte e di sfuggita. All’inizio non ce n’era ragione e neanche tanta occasione. Dopo che Anna ha scoperto tutto non avrei nemmeno voglia di vederlo. Oggi, mio malgrado, ci troveremo al bar, ovviamente non tanto per bere il caffè ma per dargli una risposta. Lo faccio per Anna.

Parleremo insieme?

Chi lo sa. Io stessa non riesco ad immaginarmi una conversazione con un prete che andava a letto con la mia amica. Le mani di un prete che toccavano una donna che è la mia migliore amica. Però cosa mai mi dovrebbe ancora sorprendere? Il mio ex minaccia di portarmi via mia, nostra, figlia dopo che ho deciso di non denunciarlo per le sue mani messe addosso a me in tutt’altro modo.

Se devo riuscire a parlare ancora con quel verme, trattare le condizioni della separazione con lui, l’imbecille di specie maschile, averlo presente per il resto della mia vita perché è lui il padre di mia figlia, parlare con un prete che un prete tanto non è dovrebbe essere una passeggiata. A quanto pare sono riuscita ad arrivare in anticipo.

Michel

Credo sia l’amica della bionda che turba i miei sogni. Mi sembra che ultimamente non avesse i capelli di un colore naturale ma forse mi ricordo solo male. La bionda invece non c’è e questa potrebbe essere la mia occasione. Mi avvicino intanto che si sta dirigendo verso un tavolino, con il mio tono di voce professionale che uso con le donne: “Buonasera, per favore non vorrei importunarla ma ho bisogno di chiederle una cosa importante.”.

L’amica della bionda non si scompone e risponde tranquillamente ‘prego’ rimanendo ferma in piedi.
“Lei ha un’amica che turba i miei sogni” sorrido per tranquillizzarla “è per dire, magica! Mi permetto perché non mi pare che siate di queste parti e non saprei come conoscerla altrimenti.”. Continuo a parlare per spiegarmi il prima possibile e al meglio. “L’ultima volta che ho visto la sua amica qui mi sono presentato per poterle parlare e lei appena ha sentito il mio nome è scappata. Mi dispiace che non le piacesse il mio nome. Mi permetta, mi chiamo Michel.”.

“Marta. Ah, sa, io quella volta sono venuta solo a pagare il conto ma poi noi due abbiamo parlato d’altro” risponde la donna e sono sollevato per la differente reazione.
“Sa, se vuole mi chiamerò diversamente” cerco di scherzarci sopra “per lei, che sembrava arrabbiata.”.
“La situazione è piuttosto complicata signor Michel e io veramente non ho tanto tempo.”.
“Sì, certo, mi scusi, posso lasciarle il mio biglietto da visita, per la sua amica, mi farebbe piacere e per me sarebbe importante spiegarmi almeno con una chiamata .”.
“Vediamo, adesso la devo lasciare.”.
“Mi scusi ancora e grazie, normalmente non faccio in questo modo ma non avevo scelta.”.
“Certo, capisco.”.
“Allora buona giornata.”.

Lorenzo

Alla porta è apparso Lorenzo, gli ho fatto cenno con la mano e il signor Michel si è allontanato.
“Buongiorno Marta, scusi il ritardo, ci sono stati dei problemi?”.
Gli rispondo di non preoccuparsi, che di solito sono io che tardo. Del resto ho lasciato perdere pensando che la sua galanteria non m’interessa. Io Lorenzo non l’ho mai visto nella sua veste da prete, ho visto sempre quella parte del figo che capivo attraente per Anna, che conoscevo dalle particolari descrizioni anche in fatto di abbigliamento. Infatti mi è apparsa una certa, stranissima, concomitanza non solo del fatto del nome, Michele e Michel, lo sconosciuto di prima, ma ho notato che anche lui era vestito particolarmente bene.

Intanto che Lorenzo si allontana verso il bar per ordinare, sbircio sul biglietto da visita. Lo spasimante di Anna è “Store Retail Manager” del negozio di abbigliamento in piazza e di altri due ancora. Ecco svelato il mistero, i suoi modi di fare e l’intraprendenza. Devo ammettere che Anna ha una calamita per un tipo d’uomo insolito.

Chiamata senza risposta

Lorenzo torna e va subito al sodo ripetendo quello che ho già sentito quando m’ha chiamata. Il perché Anna non risponda, cosa sia successo e come lui non avesse nessuna intenzione di scomodarmi ma il mio numero fosse l’unico che aveva come riferimento nel caso…
Certo che non si deve preoccupare, come gli avevo detto già prima, Anna sta bene. Lo so per certo, gli dico, senza specificare che sia lontana, che io la senta spesso e che mi dica di essere convinta della decisione che ha preso. Parte di quella è di non far sapere a Lorenzo dove si trovi. La parte che dovrò comunicargli ora, perché insieme a dargli le chiavi mi diventava impossibile non dirglielo di persona.

“Anna non era certa se avesse le chiavi” attacco intanto.
“Le chiavi? Certo che no, il contratto è a nome suo” specifica il logico Lorenzo e aggiunge: “A meno che non le sia impossibile fisicamente non capisco questo passaggio di chiavi, per favore ora mi può spiegare come mai non posso comunicare con lei?”.
Anna aveva sempre detto che lui conosce bene ‘noi umani’. Prima che lei avesse scoperto la sua vera natura dell’acquisizione delle sue competenze aveva sempre sottolineato la sua capacità di capire e scovare il problema praticamente subito. Credo mi basti limitarmi allo strettamente necessario come del resto m’aveva consigliato Anna. Lei non risponde alle sue chiamata e lui vuole la risposta alla difficile domanda del perché.

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