AMICA DEL PAPÀ, 180 giorni – puntata 40 –

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AMICA DEL PAPA', 180 giorni - puntata 40 -

“Mamma, ho conosciuto un’ amica del papà!”
“Sì, è una ragazza un po’ grassa, pensavo, ma poi mi ha spiegato che avrà un bambino.”

Avrei voluto spaccare il mondo. Dire un mare di parolacce, aprire almeno una bottiglia e berla tutta da sola. Contrariamente ho domandato a Soleia: “Com’è stata dalla nonna?” intenzionata a digerire anche questa. Purtroppo, mi trovavo un rospo gigante che tentava di allargare la mia cavità, starci più comodo e infestarmi di qualche virus.

Soleia mi ha fatto il resoconto della cena, quando stavano sole lei con la nonna. Cercavo di contenere il senso di nausea mentre preparavamo lo zaino per la scuola e ho saputo che la nonna non ha parlato tanto. Allora stavolta si è contenuta. Spero, sia pure in minima parte, cominci a rendersi il conto di quello che ha combinato suo figlio, di come questa non sia più una famiglia. Di aver deciso di presentare lei tranquillamente come ‘amica del papà’ e di pensare di farle frequentare nostra figlia e di quant’altro ne conseguirà. Purtroppo, e probabilmente, ho avuto sempre aspettative superiori alle sue possibilità.

Lo sfogo della rabbia

Non pensavo di addormentarmi facilmente, anche se mi sto abituando al letto tutto per me, ma questa giornata è stata pesante. Cominciando dai saluti con Anna e finendo con l’incontro di mia figlia con la ‘ragazza’. Ovviamente anche se mi da fastidio essere rimpiazzata da una più giovane, questo è il meno rispetto alla frequentazione di mia figlia con la fiamma dell’imbecille.

Almeno adesso che sono sola posso dare sfogo alla mia rabbia. Ho detto qualche parola dura, anche volgare, come m’ha consigliato Anna. Dice che dovrei cercare di esternare di più la mia rabbia. Non mi aiuta, non ci sono abituata. Devo correre in bagno. Di certo sarebbe meglio che succedesse a causa di una sbronza. Almeno adesso avrei un mal di testa sul quale concentrarmi. Per lo meno sembra che il rospo non ci sia più. Lo stesso, mi rimetto a letto con delicatezza e poi piango, finalmente, dentro i cuscini. Il mio sfogo è cauto per non farmi sentire da Soleia. Sono sfinita, non ho nessuna possibilità per controllare la situazione, stanca di tutto quello che mi sta sfuggendo…

Lo sento e neanche stavolta riesco a vedere il suo viso…

So anche di essere appena uscita da qualcosa di sgradevole, come se fossi passata da un tempo brutto a un’improvvisa uscita del sole ma non mi ricordassi di cosa si trattasse. Invece questa situazione ha un che di soprannaturale. Anche questo mi confonde perché io so che invece è reale, perché ci sta lui. Questo mi sto dicendo, e voglio che duri il più possibile, poter continuare a stare bene come ogni volta che stiamo insieme. Voglio anche rimanere tra le sue braccia e magari anche piangere, sfogarmi per come mi sento sola.

“Passerà,” pronuncia la sua frase di rito e io mi sento protetta appena gli racconto come e perché ho deciso di non sporgere denuncia contro mio marito.
“Hai fatto bene, tu non sei una persona così.”.
No, non lo sono, non voglio sentire rimproveri da mia figlia, non voglio che abbia un padre marchiato …

Non piangere

“Mamma, mamma!”
Soleia mi tira il braccio: “Cosa succede, perché piangi?”. Dalla camera di Soleia arriva una debole luce dietro la sagoma di Soleia. Mi rialzo dal cuscino, sento la mia mano umida. “Non è niente, tranquilla Soleia, avrò fatto un brutto sogno.”. Cerco di apparire spensierata: “Ma pensa te.”. Soleia si infila sotto la coperta. “Allora rimango con te per farti stare tranquilla.”.

Mi asciugo la faccia con il mio cuscino e lo rigiro. Soleia si accomoda più vicina e ripete che era solo un sogno. Fa e dice proprio tutto come faccio io con lei. Mette la sua manina dentro la mia mano e la sua vocina sussurra di riposare e che lei rimarrà con me. Non posso dirle che il mio sogno non era uno qualsiasi e nemmeno confessare che non era per niente un incubo. Non riesco a ricordarmi di aver pianto con il mio amato notturno, sarà stato probabilmente il caldo del conforto che ho sentito. Il tepore delle mie lacrime che invece producevo io per una liberazione consolatoria a pilota automatico.

Amica del papà

Non dovrei essere triste. Ho mia figlia che si comporta come una grande. Sì, sta crescendo. Non solo perché è passata all’età scolastica ma insieme ai cambiamenti famigliari è una dose massiccia per la crescita. Mi consola come se fosse lei la mia amica, invece sono io che la devo proteggere. Si è già riaddormentata nella dolce spensieratezza. Perlomeno già questo mi dovrebbe far stare meglio. I bambini devono avere il loro giusto sonno, io non ce la faccio.

Penso a quanto poco sia passato dalla mia telefonata decisiva. L’avvocato è stato asciutto nell’apprendere la mia scelta. È stata una telefonata breve. Ho preso la mia decisione, consapevole di aver perso la possibilità di usare il mio ‘vantaggio’ e l’avvocato di avere una causa in meno.

E penso all’‘amica del papa’ e la sua gravidanza. Lui, nonostante volesse mettere il dubbio sopra la sua paternità rispetto a Soleia, da maschio meschino, nonostante forse non abbia progettato un’altra famiglia, adesso ce l’ha. Dovrebbe mettersi in testa di cominciare a gestire la situazione al meglio. Lui se ne frega. Qualsiasi ostacolo che incontri nella sua vita lo elimina con tale disinvoltura che recide un pensiero altrui sull’esistenza della responsabilità. Anche stavolta rimango annichilita per come abbia spazzato via tutte le fasi intermedie e come vada direttamente al suo scopo. Sì, mi aspetto troppo da lui, illusa che potesse capire il mio gesto di prima.

Soleia

è andata a scuola come se niente fosse e io devo correre ogni mattina per arrivare al lavoro in tempo. Dopo lei mangia a scuola e i pomeriggi li abbiamo divisi tra me, la nonna per una volta alla settimana e due volte m’aiuta una mamma di una compagna di Soleia con la quale ci conosciamo già dall’asilo. Come oggi.

Il tempo del tragitto per la sua abitazione non fa che aumentare il mio stress. Ho dormito poco. Chiamo quell’imbecille per dirgliene quattro. Di come sia un padre sconsiderato e della sua troia, boh mi trattengo e uso l’aggettivo ‘cessa’, che lui porta a mia insaputa davanti a Soleia e di come io non sia d’accordo che la frequenti. Avevo bisogno di fargli sapere come la penso e anche di avvisarlo di poter chiedere dei provvedimenti.

“Stai attenta a quello che fai, se no ti scateno contro tutti gli assistenti sociali e Soleia te la porto via!”

 

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