SCRIVERE, LO PREFERISCO, 180 GIORNI – PUNTATA 36

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SCRIVERE, LO PREFERISCO, 180 GIORNI - PUNTATA 36
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Lorenzo,
preferisco scrivere, capisci, e lo sai, faccio fatica a parlarti personalmente…

Eh, certo che lo sa, il mio modo di fare, il mio nervosismo tenuto a bada esprimendomi a parole essenziali da quando è successo il fattaccio. Ma glielo dovrò pure far notare?!

Lorenzo,
scusa la forma per iscritto,

già tanto che non gli mando un sms. Però quello non lo faccio perché temo la sua reazione. Non perché io pensi che ci tenga ancora a me. Forse mi preoccupa un poco che arrivi e il trovarmelo ancora davanti. Preferisco pensare che il suo agire, compreso mandarmi i soldi, sia dovuto al suo senso di responsabilità.

Non voglio e non posso vederlo perché nonostante la scena stampata nel mio cervello con lui vestito terribilmente, io conosco ogni particina del suo corpo nudo. Io ho ricordi indelebili di quello che le sue mani facevano col mio corpo, invece la mia mente sta già sbavando i contorni di quello che lui teneva nelle sue mani. Una situazione scomoda. Non sono più abituata a scrivere sulla carta. Un altro pezzo inutile da buttare.

Lorenzo,
preferisco comunicarti questo fatto importante, per me, così, senza complicare alcunchè.

Beh, anzi, io confido proprio in questo. Spero che le sue faccende siano così tanto complicate che non avrebbe il tempo materiale di seguire le mie. Questa sua assenza ovviamente conferma il suo interesse per me, modificato. Meglio così. Quindi io dovrei essere magnanima per il suo tempo e le sue complicazioni? Anche no!

Lorenzo,
per il tempo che ho a disposizione e l’importanza della mia decisione uso questo tipo di comunicazione.
Ti chiedo scusa ma preferisco così.

Direi che così ho mantenuto un tono neutro ma, sì, freddo. È giusto, è la mia provenienza, sono un’europea fredda, senza sentimenti grottescamente espliciti. Tanto questo paese non mi vuole, posso dire quello che mi pare. Ma no, non mi abbasso a questo, però lo penso. Il pensiero è più pericoloso che una parola buttata al vento. L’ha detto qualche pensatore. Mia madre invece diceva che la ferita della spada ha più probabilità di guarigione rispetto a quella della parola. Infatti quella sua frase, così dolorosa, non la dimenticherò mai. Per quella frase ho fatto i bagagli e sono partita …

Sai che novità Lorenzo? Io mi sono rotta. Parto, via da questo paese, via da te, dalle incertezze. Non voglio più riflettere né cercare un ago nel pagliaio,

Lorenzo,
per il tempo che ho a disposizione e l’importanza della mia decisione uso questo tipo di comunicazione.
Ho trovato finalmente un lavoro e me ne vado. Lontano da qui per ricominciare ancora.
P.S.
Il tuo ultimo versamento è rimasto sul conto, ti lascio qui la carta per riprenderti i tuoi soldi.

E questa sarebbe fatta. Più tardi penserò ad un saluto appropriato. Intanto tutto in una busta, la porterò di sopra nella cartella “da finire” insieme ai documenti. Ora viene quella difficilissima. Devo parlare con Marta. Come preferirei scrivere anche a lei.
Tra un’ora dovrebbero venire i primi interessati agli oggetti che ho messo in vendita.  Marta arriverà dopo, Soleia stasera sarà a cena dalla nonna. La sua assenza mi faciliterà la possibilità di parlarne con calma.

Salutare i fiori

Ho deciso di preparare i miei fiori, anche loro giù in sala. Spero che Marta se li prenderà tutti. Voglio che stiano con chi conosco. Loro hanno già capito che ci dovremo separare e ora prima che arrivi Marta gli voglio ancora parlare mentre per l’ultima volta umidifico le loro belle foglie. Mi ricordo i miei primi tentativi e insuccessi nel tenere i fiori in vita, tanto tempo fa, quando sono arrivata in Italia.

I fiori comunque mi piacciono da sempre. Prima erano vasetti piccoli e in piccole quantità. Invece da quando stavo con Lorenzo e malgrado i continui traslochi il mio giardino botanico era cresciuto parecchio. Adesso certo non me li posso portare fino alle Canarie. Sì, basta con i traslochi. Un “semplice spostamento”, per lavoro. Suona già importante, non una nota di vagabondaggio, è un impegno.

Poter scrivere a Marta

“Ti sei decisa finalmente a mettere ordine?” Marta arriva con un fastidioso anticipo che non è nelle sue abitudini. Si scontra nella porta con l’ultima persona di oggi che si porta via una scatola piena.

“No, considerando i prezzi è beneficenza” le chiarisco il motivo delle scatole aperte per terra.

“Stai vendendo?” Marta mi punta il suo sguardo addosso e io so di non avere più scampo.

 

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