“Questa è la regola. Bisogna fare così.” Il calmo e sicuro tono di Teodoro, che di solito affermava il suo potere decisionale, arriva dal giardino.

“A casa mia invece si faceva come ti ho detto io, e così sarebbe meglio.” si sente dire. Non è di certo la prima volta che questo giovanissimo aiutante è restio ad eseguire un compito. A quanto pare Teodoro però non intende lasciare il suo scettro.
“Solo che qui non sei a casa tua e devi seguire la regola che usiamo noi.” Aveva ribadito usando il plurale.

Poi vedo solo che il ragazzo allarga le sue braccia, nate sotto il sole cocente e diventate forti nel lungo viaggio. Il suo cenno ha un che di indulgenza temporanea. Da rimandare a un certo “poi”, tralasciato, intanto il giovane ha impugnato la carriola per seguire quello che gli è stato richiesto, come da regola di Teodoro. Sa che è sua ma non va oltre a ragionare sul fatto che a sua volta anche il capo aveva eseguito degli ordini.

Il loro discorso comunque era finito e le dimensioni del giardino imponevano di pensare a quello. Rientrando in casa manca almeno un’ora per l’arrivo dell’infermiera e dopo la notte piuttosto insonne avrei programmato un recupero nel dopo pranzo. Per adesso la mia breve boccata d’aria mi dovrà bastare.

La stanza

in penombra filtra poca luce solo dove si congiungono i tendoni dal ricordo più che centenario eppure non mi sento di aprirle. Questo loro avvolgere aiuta a tenere sospeso il tempo. Non me la sono sentita neanche di far spostare la camera padronale al piano terra. Non voglio quando si sveglierà che si trovi spaesata. Preferisco che tutti, come d’abitudine, usino la scala.

Avvicino la poltroncina, deciso a farle il discorso.
“Lei è una ragazza, donna, e questo già l’apprezzerai.” Credo, perché ogni tanto manifestava delle preoccupazioni pensando che io frequentassi gli uomini. Specialmente quando uscivano certe notizie di scandali.
“La conosco da anni ormai, potrei anche dire di potermi fidare. So, conosco, il tuo appunto…” Ho il collo che duole. “Va bene, come preferisci, il pensiero di donna non è governabile.” Ammetto e faccio una pausa, che fa bene, e bevo un sorso.
“Io comunque penso di aver gestito bene gli anni che sono stato con lei,” continuo. “Certo, perché dovevo stare attento, comunque ho vissuto anche con lei, non solo per la Chiesa. A dire il vero, questa clandestinità mi chiariva le idee per la convivenza.”.

La tua mano. Ne hai sempre avuto cura, dovrò provvedere. Le tue dita così sottili, eppure le notavo bene, quando alzavi la mano con un dito solo puntato all’insú e dicevi la tua solita frase: “Figlio mio, devi ancora crescere!” Non lo dicevi spesso, in tutta la mia vita forse non sei arrivata a quaranta volte, quelle che reputavi importanti, da fermarmi a riflettere. A conti fatti sgarravo, in media, una volta all’anno.

“Stai serena, io e te sappiamo il perché della mia uscita, non è certo per lei. Sì, d’accordo, anche per lei ma sai benissimo che non commetterei l’errore di passare la mia vita in riflesso di una persona, però desidero che tu la conosca. Lei comunque conta e voglio che rimanga anche nel mio futuro…”

Le abitudini

“O Maria, mite e umile di cuore,
ricordati di noi quando pecchiamo.
Tu sai che tutti gli uomini peccano.
Donaci, per mezzo del Tuo Immacolato e Materno cuore,
di guarire …”

“Scusi, don Michele, non volevo disturbarla.”.
“Non si preoccupi, nessun disturbo, solo che, non mi chiami più ‘don’“.”
“Eh, sa, è l’abitudine…”.
“Certo, capisco, anche la mia, di pregare, ma questa è per lei, so che ci tiene…”.

“Sì, anch’io faccio parte di chi è convinto che le persone sentono.”. Il dottore si mette ad aprire i tendoni chiedendo se non mi dispiaccia. “Sono anche loro sospesi ma non si tratta di un tempo o una dimensione diversa” nella stanza entra un bagliore di luce “io la vedo più come una fermata”.” Ormai abituato all’ombra non riesco neanche a vederlo bene ma la sua presenza è evidente dalla voce.
”Seppur spesso forzata da cause esterne, loro accettano questo intervallo. Un’intima riflessione e come tale diventa riservata, un filtro posto per tutto quello che riguarda l’esterno.” Gli avevo confermato la notte passata tranquilla intanto che il dottore controllava i dati monitorati.

“Ci vuole pazienza e non è detto che la signora non si conceda qualche passo verso di noi. Ce lo dirà il nostro tempo quando glielo potremo chiedere.”
“Presto, buongiorno a tutti!” saluta l’infermiera come un capo della buona speranza, io do un bacio alla mamma per lasciarla alle loro cure. Col dottore rimaniamo d’accordo di vederci dopo di sotto.

 “Lorenzo,

un caffettino ti andrebbe ora? Sembra che tu non abbia dormito!”. Angelina è già in cucina. Mio padre era fermamente convinto che i nomi delle persone indichino al meglio il loro status. Angelina confermava la sua teoria per la gestione della casa. Era anche la prima tornata a chiamarmi con il mio nome di battesimo.

Per Angelina comunque non sono mai stato un ‘don’, lei aveva semplicemente sostituito Michele con Lorenzo e al resto non badava. Prima di lei Maria Pia ne avrebbe fatto un caso. Lei era presente, come unica rappresentante dei collaboratori in casa alla mia cerimonia del rito dell’ordinazione sacerdotale. Ci teneva a prestare servizio nella nostra casa e, se fosse qui ancora oggi, Maria Pia sarebbe stata un problema in più.

Invece il dottore fa parte dello sbuffo nel rinnovamento. “Un caffè ci vuole, grazie Angelina. Lorenzo mi scusi, ho una mattinata frenetica… ma sì, certo mi siedo un attimo,” dice e alza subito la tazzina senza metterci lo zucchero.
“Buono, forte,” si compiace e davanti la torta “Angelina lei vizia!”. Ho sempre accettato di buon grado l’allegria del dottore ma stamattina sarò particolarmente stanco.

“Non pensa che l’infermiera sia troppo vivace rispetto alla tranquillità abituale della mamma?”
“Penso di no, non si preoccupi, il monitor non rileva anomalie. Per le decisioni è tempo e soprattutto, Lorenzo, si riposi!” Un uomo di scienza risponde così alle mie perplessità e pensa già di ripartire.

Regola

Tutto è questione di matematica. Comprendi subito di dover seguire una qualche regola nella vita e solo alla fine vieni a capire che non era quella giusta.
L’ho sentito dire troppe volte, tardi.
Ho bisogno davvero di riposare.

 

 

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