HODOBO, UNA VOLTA C’ERA LA CHAT

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Hodobo, una volta c’era la chat torna oggi in un’edizione rinnovata a cinque anni dalla prima edizione.
Fino ad allora avevo scritto racconti e riflessioni, invece su Hodobo tornavo con nuovi episodi fino a che ho formato una storia insolitamente lunga. E soprattutto è diventato il mio esordio che mi ha emozionato e ha messo un segno nella mia vita.

Scrivevo già al computer che però mi procurava problemi proprio nell’archiviazione. Hodobo, per la sua consistenza, mi sollecitava al vero terrore per un’eventuale perdita. Allora continuavo a salvarlo su CD e l’ultima copia la tenevo sempre nella borsetta, portandola dappertutto.

Cominciamento

In un giorno pieno di nubi ho perso la maggior parte dei miei oggetti ritrovandomi a non avere quasi più nulla a parte, forse grazie a una premonizione, la mia borsa. Per me questo, in un forzato inizio non preventivato, aveva un significato. Ho ancora oggi quel CD appeso al muro, a ricordare che tra gli oggetti apparentemente inutili c’è sempre qualcosa che serve per poter fare un passo avanti.

Hodobo l’ho pubblicato e ho chiesto alla mia amica Michela Bartaletti di farci le illustrazioni. Anche la copertina della prima edizione è sua.

“Operazione lampo”

è il mio capitolo preferito perché Dobias, il protagonista, con la capacità di pianificare, l’esperienza in diversi campi e il coraggio di usare metodi opinabili combina fatti e situazioni per arrivare a un obbiettivo molto personale con risultati soddisfacenti anche per il suo socio, intanto innervosito da questo cambio di rotta. Dal costo di un albergo per una riunione blindata, ad una lei. Questa è la chiave dell’operazione lampo, ottenere quello che si vuole e in tempi brevissimi.
Dobias lo sa e sa anche prevedere le mosse del suo avversario che, per mantenere il riserbo, è disposto a pagare un sovrapprezzo.
Certo, c’è anche il pizzico di fortuna sulla quale il protagonista può contare.

Hodobo, una volta c’era la chat, personaggi e nickname

Tra gli altri personaggi ci sono una ex di Dobias e la sua amica di nazionalità russa con il confronto dei due caratteri. Si aggiunge anche l’amico fidato del protagonista maschile, nonché socio con il suo modo di operare dietro le quinte e rivelarsi solo nel momento del pericolo. Poi ci sono personaggi conosciuti virtualmente e non solo.
Come lascia intendere il titolo del romanzo Hodobo, una volta c’era la chat.

Dobias ha il suo nick: Hodobo, appunto. Il suo nome fa parte di questa parola assemblata dal significato egocentrico: qualcosa che abbia del divino, da festeggiare. Lui inizialmente non ha nessuna intenzione di andare a parlare con donne sconosciute tramite una chat. Non ne ha alcun bisogno, afferma, però gli succede. Come a tanti altri che dicono, “io mai” e poi fanno sesso virtuale.

Mentre Dobias ci arriva piuttosto casualmente, l’altro protagonista Deniel, quello comunemente considerato come uno sfigato, ci va nella speranza di trovarne una che finalmente gli vada a genio. Avete presente gli uomini che riversano tutta la loro sfortuna sugli altri senza chiedersi se non avrebbero dovuto cambiare un po’ registro, magari migliorarsi in qualcosa? Quello è Deniel con il suo nick Denkend.

E poi c’è Veronica, chiamata Nica. Non sono io, però mi sono divertita nel costruire il suo personaggio per il suo percorso, come cambi nonostante qualcuno non le avrebbe dato un penny perché ne fosse capace. Così come la sua esperienza erotica sotto il nick Valeria. Seppure l’entrata nella chat di un’altra protagonista sia timido, segnato dalla propria realtà, lei usa il nick ridondante di Una su mille che avrà un peso nella sua evoluzione frequentando assiduamente il mondo virtuale.

 Il perché di “una volta”

È vero, mi sono divertita a giocare anche con il lettore, come descrive Miriam Rossi nella recensione alla fine del romanzo. Questo intreccio tra la vita reale dei protagonisti e i loro rispettivi avatar nel mondo virtuale. La chat che ho testato personalmente per trarne le mie ispirazioni. Ho inserito nel sottotitolo “una volta” pensando da un lato al modo di chattare nell’evoluzione rapida di internet, dall’altro al lato oscuro di ogni persona che in un attimo può mettere fine alla frequentazione virtuale.

Con “una volta” ci si scontra sempre, riflettendo su qualcosa di finito o pensando che non potrà tornare. Ancora oggi, però, considerando lo scopo della chat, soprattutto valutando quella in anonimato, non è poi cambiato tanto… è sempre uno schema, un palco dove il reale si trasforma in uno spettacolo diretto in prima persona, teatro tra gli attori virtuali.

 

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QUI invece quando ho cominciato a scrivere
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