ANNA, PUNTO DI PARTENZA, 180 GIORNI – PUNTATA 39 –

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ANNA, PUNTO DI PARTENZA, 180 GIORNI - PUNTATA 39 -

“Anna, hai pensato a cosa scatenerai andandotene senza dire nulla? E tutte le tue cose?”
Anche se ho cercato di tranquillizzarla e spiegarle che non vado via per sempre, Marta è arrabbiata, non ci sono dubbi, a dimostrazione le parolacce che seguono. Le dice solo in tal caso, quando la sua pacatezza non tiene perché una certa libertà tenuta a bada sbrocca. Momenti così sono rari nella nostra amicizia e io credo che Marta dovrebbe sfogarsi di più invece di trattenersi tutto dentro.

“Non vai via per sempre, tanto meglio, lo spero vivamente, ma questa casa verrà reclamata tra meno di tre mesi. Io anche volendo non ho tutto lo spazio per tenere le tue cose, senza contare che non ho abbandonato l’idea di trasferirmi anch’io.”.

“Hai detto che dovrai finire l’anno scolastico qui, che ti coincideva con il sistemare anche altre cose, scusa se l’ho preso per buono. Non devi pensare che la mia decisione sia stata avventata. È una scelta dettata dal bisogno di fare qualcosa, di poter ricominciare a lavorare, non avere  in bianco sul curriculum la voce ‘ultimo lavoro recente’ e poi, se va bene, sarò impegnata per Natale.”.

Sono solo oggetti

“Anna, cavolo, io ti capisco e non sto discutendo questo, ma vai via dallo Stato senza parlarne con chi secondo me dovresti, in più lasciando qui le tue cose!”.

“Sono solo oggetti che ho spostato una volta di troppo. Basta, gli unici viventi sono i fiori e ci terrei che li prendessi tu, il resto chi se ne fotte. Ti ricordi quando si è rotto il tuo matrimonio? E ancora prima quando ho scoperto cosa facesse Lorenzo? Le nostre vite si sono sgretolate a distanza di pochi giorni.”.

“Sì, mi ricordo, dopo che mi hai chiamata per dirmelo e una volta arrivata a casa mia non hai più parlato. Il mio ex che reputavo sensibile se l’è squagliata dalla sua fiamma e noi due bere in silenzio.”.

 “Sì, beviamo troppo noi due.”.

“Forse, l’alcool non spegne un incendio ma riscalda.”.
“Lavorando non potrò bere per un bel po’.”.
“E io, da sola, neanche.”.
“Vedi? Abbiamo trovato un lato positivo. Dai, tutto il resto andrà a posto, le cose materiali non contano.”.
Marta fa una smorfia, ancora scontenta. Punta il suo sguardo che intende scavare dentro di me. “Lo sai, vero, che se non gli dici niente è probabile che me la dovrò vedere io con lui?”.
“Sì, lo so, ma da parte sua tu non devi temere nulla.”. Rispetto a Marta mi sento più forte. Questo contratto di lavoro mi ha ridato il fiato. “Ti ricordi quando dopo la nostra sbronza mi hai chiesto se avevo paura?”.
“Sì, temevo anch’io per te.”.

“Lui ha giustificato le sue bugie dicendomi che io devo starne fuori” faccio anch’io una smorfia “per il suo bene, naturalmente. La sua benamata Chiesa si occupa della sua consapevolezza di prendere la decisione adeguata. Se i suoi vescovi dovessero venire a sapere che in qualche maniera c’entro io, una donna, lui avrebbe dei problemi.”.

“Questo mi dovrebbe rassicurare?”.

“Sì, perché mi sono informata, ce ne passerà di acqua sotto i ponti prima che questa storia finisca. Sempre che sia la verità, sempre che lui lo faccia davvero, che ne so io, non ha tanta importanza. Invece che io sparisca definitivamente dalla sua vita, questo sì che per lui sarà solo un sollievo, credimi.”.

“Ho sempre pensato che fosse uno che ci sa fare. Avrà fatto i suoi calcoli. I soliti calcoli maschili, comunque” ribadisce Marta.
“Appunto, farà quello che gli conviene. Sul tavolo della cucina gli lascio una lettera, non vado via senza dirgli nulla. Qualcosa venderò ancora ma vorrei darti anche i miei gingilli.”. Per risposta  Marta mi lancia un altro dei suoi sguardi.
“A quanto pare tutta roba buona. Tienili, per favore, di certo possiamo stare tranquille che non sia roba rubata. Pensa se ti trovassi in difficoltà, potrebbero servirti e io sarei contenta di esserti d’aiuto seppure da lontano .”.

Marta fa un sospiro: “Ok, li tengo per te, non penso che sarebbe il caso di tenerli in un villaggio turistico, ma è un deposito, niente di più.”.
“Come vuoi, io mi fido ma ti ripeto, se avrai bisogno, vendi pure…”.

Anna, per favore, e tuoi mobili?”.

“Che vuoi che ci faccia? Non posso certo metterli in valigia e nemmeno pagare un deposito. Come hai detto, giustamente, non posso chiederti di tenerli, a meno che non ti interessi qualcosa.”.
“Anna, mi viene da piangere, mi ricordo ancora quando hai sistemato il tuo cassettone e come ne eri orgogliosa, anche se a lui forse non piaceva.”.
“Sì, lo snobbava, diceva che l’importante era che piacesse a me.”.

“Guarda Anna, ti aiuterò come posso, ti prendo anche i quadri, so che ci tieni, come al tuo giardino botanico. Ti avviso, m’impegnerò per l’amicizia ma sai che il mio pollice verde è scarso.”.
“Non ti preoccupare, parla con loro e vedrai che andrà bene.”.
“Sì, sì, di come mi mancherai, so anche che ora mi sembra tutto ancora più pazzesco. Dai andiamo a caricare un po’ la macchina, devo scappare presto per la mia bimbetta. Ho il terrore di come sia andata la cena dalla suocera.”.

“Ok, alla fine

anche le chiavi.” Marta si soffia il naso.
“Sì, ho fatto un altro mazzo. Meglio che ci salutiamo ora. Non mi piacciono i saluti tipo Casablanca, ci sentiamo comunque e vieni pure ancora a prenderti qualcosa se ti va .”. Faccio una pausa, il momento è tanto difficile. Partirò la prossima settimana e, se non ci scappa un caffè, è l’ultima volta che ci vediamo, chissà per quanto tempo.

“Stai tranquilla, ti faccio sapere come va e anche tu tienimi aggiornata.”.
Il nostro abbraccio è forte.
Le lacrime evadono.
Sembra tutto così definitivo anche se dentro di noi, sono certa, tutte e due speriamo di rivederci presto.

“In bocca al lupo Marta.”.
“Che insieme al lupo rimaniamo intere! Ce la caveremo Anna.”.
“Assolutamente sì Marta, quello che ci sa fare dice che bastano volontà e pazienza.”.

“Già, senza speranza, eh.”.

 

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