Oscar 2018, qualche sassolino

0
173
views
oscar 2018 sassolino comunicazione coraggio Daniel Day Lewis donne giustizia Il filo nascosto Meryl Streep Oscar Oscar 2018 Parole di legami Spielberg The Post Tom Hanks trovare un'idea verità

La serata degli Oscar per un amante del cinema è un appuntamento imperdibile e bello discutibile. L’Academy ha il suo specifico modo di premiare che fa venire voglia di sparlarne e quindi si finisce per far parte del gioco e si prova perfino a indovinare un determinato movimento.

Quest’anno a complicare i pronostici la preannunciata tabula rasa dello scandalo Weinstein. Quello che si poteva intuire prima non vale più. Qualcuno ha dovuto rinunciare all’ambita statuetta degli Oscar e probabilmente verrà ignorato anche qualche personaggio scovato con le mani nel sacco dopo l’annuncio delle candidature. Infatti si vocifera la ghigliottina per il film d’animazione favorito Coco. Tra donne che hanno mostrato coraggio nel nominato scandalo sfileranno sul red carpet Angelina Jolie e Meryl Streep, rispettivamente per film d’animazione e miglior attrice. Alcune cose insomma non cambiano, mentre le sorprese ci sono sempre, pure durante la cerimonia.

Gate contro gate

Se da una parte si escludono i comportamenti indegni dall’altra appare chiara l’intenzione di premiare il coraggio per un comportamento al servizio della collettività. Insomma, l’Academy gioca ad una moralità lampante ed è chiaro che mi riferisco a The Post dove Meryl se la gioca con i nervi saldi di un’editor e quindi responsabile delle notizie. Invece nel film Il filo nascosto, Daniel Day Lewis che interpreta lo stilista Reynolds Woodcock  a mantenere la calma è tutt’altra storia. Mi pare una bacchettata contro le esagerazioni umane, confinate tra le mura di un’azienda in questo caso. Una sopravvalutazione pure nel presentarlo come un thriller psicologico. The Post invece sembra essere imbastito per aggiudicarsi l’Oscar come miglior film.

Il filo nascosto

Attenzione: la seguente parte dell’articolo contiene spoiler sui film Il filo nascosto e The Post.

“Se non ti calmi ti fermo io”, fa intendere la parte femminile nel film. Una specie di risposta violenta al femminile contro un disturbo di personalità sotto il velo di una genialità maschile. Certo niente di nuovo, i geni spesso sono o noiosi o pazzi. Ad ogni modo l’interprete maschile è riuscito benissimo, forse perché lui stesso nel suo passato ha qualche problema sia con le donne che con la sua natura introversa. L’attore, Daniel Day Lewis, che io personalmente ho amato per tutta la vita grazie alla sua interpretazione nel film L’insostenibile leggerezza dell’essere e ho seguito nelle sue varie interpretazioni. Ero certamente di parte adorandolo in un film che descrive gli anni cruciali della Repubblica Ceca, ispirato al libro di Milan Kundera e con Philip Kaufman alla regia ma non si può dire che non sia un attore meritevole. Nella sua carriera ha ottenuto ben tre statuine. Ma il tempo è passato anche per lui.

Una vita di lavoro

Perché anche nel film risulta stanco, è una persona che fa il suo lavoro, l’unico che sa fare, dice. Le “incombenze” della gestione dell’azienda le delega totalmente alla sorella, mentre lui “I am working” continua a ripetere in tutte le ore del giorno e della notte. Produce schizzi in ogni momento e situazione, senza poter essere disturbato neanche versando del tè in una tazza, seppur siamo a Londra. La città dove passa la sua vita, nella stessa casa, tra gli stessi oggetti e in mezzo alle medesime persone. Raramente si sposta in campagna, giusto per trovare un altro obiettivo e tornare come per inerzia sopra i disegni.
Non gli fa piacere nemmeno vedere i suoi clienti, potenti, facoltosi, capricciosi o educatissimi, non importa. Deve fare, ha da fare, ha il suo programma, dice senza guardare le persone in faccia chinato sui bozzetti o puntando gli spilli nella stoffa.

Qualcosa che non piace

La contrapposizione al mondo d’oggi che sta cambiando, dove il motto è: “mica farai tutta la vita qualcosa che non ti piace”. Il risultato di una vita non vissuta lo percepisce per un istante anche il protagonista e dice che si impegnerà a cambiare. Stanco com’è, immerso nella sua quotidianità, ci si chiede come pensi di riuscirci. Infatti è la sua musa ispiratrice a stopparlo, ogni volta che non ce la fa più a spostarlo dai suoi lavori maneggia dei funghi commestibili ma non proprio di un’alimentazione raccomandata.

Una carriera artistica arrivata alla fine con un robotico stilista-sarto non trasmette alcuna passione e dare l’Oscar ad un attore solo perché ha deciso che sarà il suo ultimo film sarebbe un ringraziamento per tale decisione. Una riflessione forse rimane. Le violenze hanno una presentazione multipla e non certo riservata ad un sesso distinto ma c’era bisogno di uno stilista delle alte sfere?

The Post

Comunque l’emozione e la bravura per vincere bisogna incastonarle con una buona idea o comunque una per trascinare gli spettatori che non solo entrino ma poi escano dalle sale cinematografiche con un qualche lascito. Il messaggio di una giustizia che non è certo a buon mercato, di chi rischia tutto un lavoro di generazioni e la famiglia intera per uno scopo molto superiore.

Giustizia agli Oscar

Quindi la smetteremo di gonfiare le cantine e i sottotetti con il superfluo e non ci uniremo nei salotti solo per fare dei discorsetti da festeggiati privilegiati? Anche senza storcere il naso sull’ennesima candidatura della Streep (apparsa scioccata in un’intervista dal modo di condurre la regia) e l’inossidabile accompagnatore Hanks, uniti per fare un film tale, non solo per il botteghino (non essendo certo adatto a chi piace l’action).

Credo, perché altrimenti la Streep, una … volpe, avrebbe aderito al progetto così a ca**o senza sapere come gira Spielberg? E Hanks, vogliamo sottolineare il suo ruolo nel fare da postino (“Ti do le chiavi, così la smetti di suonare”) a casa di Meryl? Lo stesso Spielberg, dicono, ha interrotto un progetto al quale stava lavorando per girare The Post.

L’arte che risponde alle esigenze della storia, dei premi Oscar e gira come se fosse in guerra. Ridley Scott che in tempi record rimonta il suo film per sostituire un attore dannato e il suo nuovo interprete passa subito tra i candidati in lista. Se il tema dell’Oscar è “giustizia, ovvero il coraggio che porta alla verità”, a che storia punterà la notte degli Oscar? Le risposte il vicinissimo 4 marzo.

 

Altro sul cinema:
Coraggio e ultimo ciak di Louis Nero QUI

Per legare ancora di più seguimi su Facebook: Parole di legami
per una collaborazione mi trovi su Linkedin,
le mie foto e video curiosi sono su Instagram e YouTube,
le mie passioni le incollo su Pinterest
se sei fan di Google+ sappi che ci sono ma con delle difficoltà.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto

Please enter your name here